Occasioni perse
|Confiscare non basta: in Molise i beni delle mafie attendono ancora una seconda vita
Numeri, destinazioni e ritardi: la mappa dei beni sequestrati e confiscati nella regione e le difficoltà nel trasformarli in risorse per la comunità.
La criminalità organizzata si è silenziosamente infiltrata in Molise. L’ultima relazione dell’Osservatorio Antimafia regionale descrive un sistema di imprese che ricorre a prestanome, fatturazioni fittizie, false dichiarazioni fiscali e subappalti opachi per coprire lavoro irregolare e accumulare liquidità illecita.
I settori più esposti risultano essere sanità, edilizia, ristorazione, agricoltura, turismo stagionale, logistica e trasporti, ambiti in cui la circolazione di denaro e la difficoltà dei controlli favoriscono le infiltrazioni.
La mafia, del resto, è un cancro della società: individuarne le parti malate è il primo passo per estirparlo. In quest’ottica diventa fondamentale analizzare gli accumuli di capitale e i flussi finanziari sul territorio.
È il principio del “follow the money”, l’approccio investigativo reso centrale dal magistrato Giovanni Falcone, che invitava a seguire le tracce lasciate dai soldi per smantellare le organizzazioni criminali.
Lo stesso spirito ha ispirato la legge Rognoni-La Torre, che introdusse nel codice penale il reato di associazione mafiosa (articolo 416-bis) e rese possibile colpire i patrimoni illegali. Una svolta storica che costò la vita al deputato comunista Pio La Torre, ucciso a Palermo il 30 aprile 1982 insieme all’attivista Rosario Di Salvo.
È proprio in questo quadro che la gestione dei beni confiscati assume un valore decisivo. Oltre alla repressione giudiziaria, la normativa prevede infatti il riutilizzo sociale delle ricchezze sottratte alle mafie, trasformando ciò che era frutto di illegalità in risorsa collettiva.
Si tratta di un principio affermato con la legge 109 del 1996, nata da una proposta di iniziativa popolare promossa dall’associazione Libera e sostenuta da una massiccia raccolta firme. Oggi i dati sono consultabili attraverso il portale dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che monitora la situazione regione per regione.
Per quanto riguarda il Molise, gli immobili in amministrazione risultano dodici: due appartamenti in condominio, un garage, un magazzino e otto terreni agricoli. Sei sono invece già destinati, tra cui tre appartamenti in condominio, un garage e due terreni agricoli. Per le aziende è indicato soltanto che tre sono in amministrazione, mentre non sono disponibili dati su eventuali destinazioni.
Le informazioni del Consiglio regionale , aggiornate al novembre 2019, aggiungono ulteriori tasselli: tra i beni sotto sequestro o in attesa di confisca definitiva compaiono un appartamento e un garage con posto auto a Isernia, un appartamento in condominio a Campomarino, confiscato dal Tribunale di Milano nell’ambito di misure di prevenzione, e due terreni agricoli a Cantalupo nel Sannio. Per le aziende il quadro è più definito: risultano in gestione due imprese individuali attive nel settore strategico della produzione e distribuzione di energia elettrica e gas, con sede a Vinchiaturo e Venafro, entrambe confiscate al 100 per cento dal Tribunale di Napoli.
Per conoscere i dettagli delle destinazioni si può consultare anche la piattaforma “Confiscati Bene 2.0”, creata da Libera per raccogliere e rendere accessibili i dati sui beni sottratti alla criminalità. Nella lista degli immobili già destinati, in Molise ne compaiono soltanto tre: un appartamento in condominio a Venafro, uno a Campobasso e un garage sempre nel capoluogo. I documenti ufficiali chiariscono che l’appartamento di Venafro, situato in Traversa Campania, è stato trasferito al patrimonio dello Stato nel 2015 per essere assegnato al Corpo Forestale.
A Campobasso, invece, gli immobili si trovano ai numeri civici 41 e 37 di via Santa Cristina, a ridosso del Ponte di Bruschio: il civico 37 corrisponde a un posto auto, il 41 a un appartamento. Entrambi sono stati trasferiti al patrimonio comunale con decreti del 2009, in seguito a procedimenti giudiziari emessi dal Tribunale di Foggia. Si tratta di una piccola abitazione sottratta a un affiliato della Sacra Corona Unita e rimasta per anni in stato di abbandono.
Dopo oltre un decennio di inerzia politica, nel gennaio 2024 l’allora giunta municipale aveva approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica per il recupero dell’immobile, con un investimento di circa 400 mila euro finanziato nell’ambito del Pnrr, Missione 5 dedicata alla rigenerazione urbana.
L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione guidata da Paola Felice era trasformare quell’edificio in un alloggio temporaneo per persone in condizione di emergenza abitativa, restituendo alla città una funzione sociale concreta. Tuttavia, secondo un documento comunale datato marzo 2025 , la riqualificazione non è ancora avvenuta: l’immobile viene descritto in stato di vetustà e privo dei requisiti minimi di sicurezza e, nonostante le risorse previste, il settore Lavori pubblici non ha comunicato l’ultimazione degli interventi.
Di fatto, il cantiere non risulta chiuso e il bene resta inutilizzato. I beni confiscati sono beni comuni, e il loro riuso rappresenta il segnale tangibile di una comunità che sceglie di scacciare i mafiosi e rifiutare il loro denaro sporco. In una regione come il Molise, dove mancano terzi luoghi, spazi culturali e centri di aggregazione giovanile, queste proprietà potrebbero trasformarsi in opportunità preziose.


