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I video “incriminati” non sono stati tradotti: rinviata l’udienza per Ahmad, il profugo palestinese arrestato per terrorismo

Si torna in aula il 10 marzo con le perizie che traducono video e messaggi trovati nel telefonino del 24enne Ahmed Salem, incarcerato 10 mesi fa dopo aver chiesto portezione internazionale a Campobasso. E oggi detenuto in un un carcere di massima sicurezza. Attivisti proPal e ilsuo avvocato chiedono la liberazione: “atteggiamento islamofobico”

Si tornerà in aula il 10 marzo per il caso Ahmad Salem, il profugo palestinese arrestato a Campobasso, la città in cui aveva chiesto asilo politico, e detenuto con l’accusa di terrorismo, da 10 mesi, in un carcere di massima sicurezza in Calabria.

Ieri mattina, davanti al Tribunale del capoluogo, cittadini e associazioni del Movimento 4 settembre hanno presidiato il palazzo di giustizia di viale Elena chiedendo la sua scarcerazione: Salem, che ha 24 anni e arriva da un gigantesco campo profughi per palestinesi in Libano, si troverebbe, secondo gli attivisti e il suo difensore, l’avvocato Flavio Rossi Albertini, ingiustamente detenuto perché vittima di un “atteggiamento islamofobico”.

Al centro delle indagini, che hanno poi portato alla misura cautelare a maggio 2025, video e messaggi (in arabo) che fanno parte di un fascicolo di cui sono in possesso i periti nominati da accusa e difesa con il compito di tradurre e interpretare il materiale che ‘inchioderebbe’ Ahmad, presunto propagandista jihadista.

Il giudice ieri ha concesso altri 40 giorni di tempi ai consulenti per le cosiddette operazioni peritali al termine delle quali (scadenza 2 marzo) verrà fuori un elaborato che sarà discusso nel merito nella prossima udienza (10 marzo),  con relative osservazioni e contestazioni delle parti.

Nel frattempo Ahmad, innocente fino a prova contraria, resta in quella che è sta ribattezzata la Guantanamo italiana a Rossano Calabro. Anche per questo ieri il giudice non ha accolto la richiesta di chi voleva 60 giorni di tempo (il perito della pubblica accusa) per concludere l’esame, le trascrizioni e l’interpretazione dei messaggi di Ahmad concedendone 40.

presidio tribunale ahmad

Diversi agenti della Questura di Campobasso hanno monitorato il presidio: gli attivisti si sono poi spostati all’interno dell’aula del Tribunale. Con loro ha parlato l’avvocato di Ahmad spiegando che c’era stata questa proroga per l’assenza della perizia  “con buona pace del mio assistito che resta in  galera” queste le parole di Rossi Albertini, un noto avvocato italiano, difensore, tra gli altri dell’anarchico Alfredo Cospito.

Sempre a detta del legale di Salem, il materiale mostrato ai poliziotti (che durante l’esame della richiesta di proteszione internazionale avevano chiesto un documento che Ahmad aveva nel suo cellulare) non avrebbe prodotto  alcuna conseguenza se a mostrargleilo non fosse stato un musulmano palestinese.

Le accuse a suo carico sono quelle dell’istigazione a delinquere (articolo 414 del Codice penale) perché in un messaggio su Tik Tok avrebbe sollecitato il popolo arabo a non restare indifferente contro il genocidio israeliano a Gaza) e autoaddestramento per commettere azioni terroristiche (270 quinquies).

“Una follia sostenerlo: Salem aveva un filmato che mostra una persona in ciabatte che corre tra le macerie di una città distrutta dell’esercito illegale e occupante in Palestina piazzando un ordigno sotto un carrarmato. Dalla visione del filato questo dovrebbe essere materiale di autoaddestramento, cioè io vedendolo dovrei essere in grado di costruire una bomba, metterla sotto un mezzo da guerra. è assurdo”.

Alla base delle accuse il recente Dl Sicurezza che ha introdotto il cosiddetto terrorismo della parola.