Sindaco e parroco scrivono al paese
|Un mese dopo Pietracatella aspetta ancora risposte. Le indagini proseguono, il grazie alla comunità
A quasi un mese dalla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, la causa del decesso non è ancora stata accertata. In attesa degli esiti tossicologici, la comunità di Pietracatella prova a ricomporsi: il sindaco Tomassone e il parroco Fracassi ringraziano il paese per il silenzio, il rispetto e la vicinanza.
A quasi un mese dalla tragedia che ha colpito Pietracatella e sconvolto l’intero Molise, la domanda centrale resta ancora senza risposta: perché Sara Di Vita e sua madre Antonella Di Ielsi sono morte? Le indagini proseguono, ma il tempo che passa non ha ancora portato quella verità che tutti attendono, a partire dalla famiglia.
Secondo quanto trapela da fonti investigative, non sono emersi finora elementi decisivi in grado di collegare in modo chiaro il decesso delle due donne a una causa alimentare certa. Gli esami tossicologici e chimici, affidati a più strutture specialistiche, richiedono tempi lunghi. È su quei risultati che la Procura di Campobasso continua a puntare per fare chiarezza su una vicenda che, a distanza di settimane, resta ancora avvolta da molti interrogativi.
Le autopsie eseguite il 31 dicembre non hanno fornito indicazioni risolutive. Sono stati esclusi alcuni scenari ipotizzati nelle fasi iniziali, ma la natura della tossina – se tossina è stata – non è stata individuata. Né, allo stato attuale, sono emersi riscontri tali da consentire una ricostruzione definitiva della dinamica che ha portato al rapido peggioramento delle condizioni cliniche di madre e figlia, decedute tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso, dopo due accessi ravvicinati al Pronto soccorso.

Le indagini, coordinate dalla Procura e affidate alla Squadra Mobile, proseguono su più livelli. Nei giorni scorsi Gianni Di Vita è tornato in Questura per rendere ulteriori dichiarazioni spontanee, nel tentativo di contribuire alla ricostruzione dei pasti consumati nei giorni precedenti la tragedia. L’attenzione degli inquirenti non è più concentrata soltanto sul 23 dicembre, indicato inizialmente come possibile giorno chiave, ma si è estesa anche alle 24 ore precedenti. Al momento, però, nessun elemento consente di indicare con certezza una causa alimentare diretta, né di escludere del tutto altre ipotesi.
In questo quadro sospeso, fatto di attese e silenzi, Pietracatella prova a ricomporsi. A farlo sono anche le parole condivise dal sindaco Antonio Tomassone e dal parroco don Stefano Fracassi, che hanno voluto ringraziare pubblicamente il paese per ciò che è stato nei giorni più duri. Non una comunità rumorosa, ma presente. Capace di rispetto, di discrezione, di una partecipazione fatta più di silenzi che di parole.
Un ringraziamento che abbraccia le autorità, le forze dell’ordine, i volontari, i giovani, gli studenti, ma soprattutto le persone comuni: chi ha accompagnato con una presenza silenziosa, chi ha compreso che dietro un ruolo istituzionale c’è sempre una persona, chi ha scelto di non invadere. E poi la famiglia, che ha consentito a tutti di starle accanto nel momento più intimo e doloroso.

Nelle parole del sindaco e del parroco c’è anche un pensiero che va oltre il presente: l’augurio che l’unità vissuta nei giorni del lutto non si disperda, che quel senso di fratellanza emerso nel dolore diventi una traccia duratura. Un modo per dire che, anche senza risposte definitive, una comunità può restare tale.
Intanto le indagini continuano. I tempi della giustizia e quelli della scienza non coincidono con il bisogno umano di capire subito. Pietracatella, oggi, resta tra queste due dimensioni: l’attesa di una verità ancora lontana e la consapevolezza di un dolore che ha lasciato un segno profondo, oltre che del ‘dono’ che sono state Antonella e Sara per tutti.


