Campobasso
|“Se i bar funzionano come discoteche, devono adeguarsi alla normativa”: monito di Santangelo (Apem) dopo la strage di Capodanno
Il presidente dell’associazione pubblici esercizi del Molise chiede il rispetto dei requisiti sulla sicurezza: “Quello che è accaduto in Svizzera poteva succedere anche qui, a Campobasso, dove tantissimi bar fanno intrattenimento senza rispettare requisiti su capienza o avere porte antipanico. Una situazione che mette a rischio clienti e lavoratori; penalizza gli operatori che rispettano le regole ed espone l’intera comunità a potenziali tragedie evitabili”.
C’è una differenza netta tra il semplice bar in cui prendere un caffè e il locale per l’intrattenimento.
Ne parla oggi Paolo Santangelo, presidente dell’Associazione pubblici esercizi del Molise (Apem) all’indomani della strage di Capodanno a Cras-Montana dove oltre 40 persone sono decedute e ci sono almeno un centinaio di feriti a causa di un incendio che si è sviluppato nel seminterrato de Le Constellation.
Per il numero uno dell’Apem quanto accaduto in Svizzera “poteva verificarsi anche a Campobasso dove sono tantissimi i bar che organizzano concerti di musica dal vivo, dj set, eventi a tema e ogni altro genere di attività per intrattenere la clientela e fare serate pur non avendo i requisiti di un locale per l’intrattenimento”.
Uscite di emergenza, porte antipanico, certificazioni ignifughe, gestione delle capienze sono solo alcune delle misure per la sicurezza degli avventori e per chi ci lavora. Ma per gran parte dei bar – specie in questo periodo di ferie natalizie – sembrano un optional.
“L’attività di intrattenimento – spiega Santangelo – si configura non in base alla denominazione del locale, ma in base all’attività effettivamente svolta. In particolare, si configura intrattenimento soggetto a licenza quando ricorrono uno o più dei seguenti elementi: presenza di musica diffusa o dal vivo con finalità di aggregazione; organizzazione di eventi serali o notturni che richiamano pubblico; spazio destinato al ballo, anche non formalmente dichiarato; accesso del pubblico non meramente occasionale, ma strutturato; utilizzo di impianti audio/luci idonei a spettacoli; affluenza superiore a quella tipica di un bar di somministrazione. In tali casi non si è più in presenza di semplice somministrazione, ma di spettacolo o intrattenimento pubblico, con conseguente applicazione degli articoli 68, 69 e 80 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS)”.
Anche quando un bar chiede e ottiene il permesso per organizzare un evento diventa dirimente la frequenza con la quale li organizza: “sopra le 20 date il locale dovrebbe cambiare denominazione giuridica perché di fatto non si può più definire bar”.
Fondamentale in tal senso è anche il ruolo della Commissione di Vigilanza.
“Quando si configura l’intrattenimento è necessaria specifica licenza; il locale deve essere preventivamente esaminato dalla Commissione di Vigilanza (comunale o prefettizia); devono essere verificate sicurezza, solidità, igiene, capienza, vie di fuga e materiali; l’autorizzazione non può essere sostituita da SCIA o titoli semplificati. Operare attività di intrattenimento senza il preventivo parere della Commissione significa esporsi a: sospensione dell’attività; responsabilità civili e penali; gravi rischi per la sicurezza delle persone”.
Campobasso non fa certo eccezione tanto che “anche nel nostro territorio risultano presenti esercizi autorizzati come bar che operano, di fatto, come discoteche o locali di pubblico spettacolo, senza risultare adeguati alle prescrizioni previste dalla normativa vigente. Una situazione che mette a rischio clienti e lavoratori; penalizza gli operatori che rispettano le regole; espone l’intera comunità a potenziali tragedie evitabili”.
Per tutte queste ragioni Apem sollecita controlli, verifiche e collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e associazioni di categoria “perché la sicurezza dei nostri ragazzi non è una questione di burocrazia ma un dovere verso la collettività”.
Intanto sull’argomento è intervenuta anche la Società italiana di medicina ambientale e dal Green Building Council Italia, che richiamano una lunga serie di disastri analoghi avvenuti negli ultimi vent’anni in Europa e nel mondo, quasi sempre innescati da fiamme libere o dispositivi pirotecnici utilizzati in ambienti con materiali altamente combustibili, vie di fuga insufficienti e condizioni di sovraffollamento.
Studi tecnici e simulazioni scientifiche dimostrano che, quando soffitti e rivestimenti in legno o schiume plastiche prendono fuoco, il tempo utile per evacuare può ridursi a meno di due minuti, prima che fumo e gas tossici rendano l’ambiente letale. Secondo gli esperti, continuare a tollerare candele scenografiche, sparkler e botti nei locali chiusi significa ignorare evidenze consolidate sulla dinamica degli incendi e sulla tossicità dei materiali. La sicurezza indoor, sottolinea Sima, è parte integrante della salute delle persone e richiede regole non negoziabili: stop assoluto a fiamme libere e pirotecnici, uso esclusivo di materiali certificati e a bassa emissione di fumi, progettazione reale e funzionale delle vie di fuga, controlli rigorosi e sanzioni effettive. Una linea condivisa dal Green Building Council Italia, che richiama la necessità di superare logiche estetiche e commerciali a favore di una cultura della progettazione responsabile e della prevenzione, affinché tragedie come quella di Crans-Montana non diventino solo un altro nome in un elenco di stragi evitabili.
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