Stellantis, due letture opposte del tavolo Mimit: Regione soddisfatta, sindacati parlano di “passerella” senza risposte
Dopo il confronto romano sull’automotive, la Regione Molise parla di centralità di Termoli e investimenti fino al 2030. I sindacati escono dal Mimit denunciando un incontro “informativo e non risolutivo”, senza risposte concrete per i lavoratori e con il nodo Gigafactory ancora irrisolto.
Due letture profondamente diverse dello stesso tavolo. Da una parte la Regione Molise, che parla di segnali positivi e di conferme industriali. Dall’altra i sindacati, che escono dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy denunciando un incontro senza risposte, segnato da “ipoteche” pesanti e da una passerella istituzionale durata il tempo della presenza del ministro.
Il tavolo sulla vertenza Stellantis si è svolto oggi a Roma, con la partecipazione del presidente della Regione Francesco Roberti e dell’assessore alle Attività produttive Andrea Di Lucente. Al termine del confronto, entrambi hanno espresso soddisfazione per quanto illustrato dall’azienda, attraverso l’ingegner Emanuele Cappellano, responsabile Enlarged Europe & European Brands e Stellantis Pro One, che ha confermato la fiducia negli stabilimenti italiani e un piano di investimenti da 7 miliardi di euro anche per il 2026, in continuità con il 2025.

Per Termoli, Roberti e Di Lucente parlano di centralità del sito produttivo, con la prosecuzione della produzione dei cambi e-DCT e investimenti sui motori GSE, destinati ad adeguarsi alle normative Euro 7, garantendo – secondo la Regione – continuità produttiva oltre il 2030. La Giunta ribadisce inoltre l’impegno a proseguire il confronto con Stellantis e con il Ministero per individuare ulteriori soluzioni industriali, annunciando anche la disponibilità a lavorare con i sindacati su forme di supporto immediato e possibili percorsi di ricollocazione delle maestranze dell’indotto nell’area industriale di Termoli.
Una narrazione che però si scontra frontalmente con il giudizio espresso dalle organizzazioni sindacali, che parlano apertamente di un tavolo “tra luci e ombre”, con le luci gravate da pesanti “ipoteche”: costo dell’energia, multe europee e calo delle vendite.
“C’è stato un incontro informativo e non risolutivo. Siamo venuti per fare da sentinelle su quello che si dice e per difendere il lavoro, che per noi è dignità, non aumento della cassa integrazione”, ha dichiarato Rocco Palombella, segretario generale Uilm, definendo il confronto “senza risposte”. E aggiungendo un passaggio emblematico: “Appena andato via Urso è finita la passerella: tutti i rappresentanti di Regione, sindaci e assessori se ne sono andati pure loro”.
Ancora più netta la posizione di Fiom-Cgil. Per Michele De Palma e Samuele Lodi dal tavolo “non è arrivata nessuna risposta concreta per i lavoratori” e l’incontro “ha finora disatteso l’obiettivo dichiarato del Governo, nonostante le continue sollecitazioni dei sindacati”. Anche la Fim-Cisl, con il segretario generale Ferdinando Uliano, ha chiesto maggiore determinazione e risposte reali, rilanciando la proposta di trasformare il tavolo automotive in un tavolo permanente a Palazzo Chigi.
Nel mezzo resta Termoli, con i suoi lavoratori e un territorio che da mesi attende certezze. La Gigafactory continua a non avere né date né cronoprogrammi, mentre sul tavolo restano impegni generici e prospettive ancora da definire. Due racconti opposti di una stessa giornata: istituzioni rassicuranti, sindacati allarmati. E una fabbrica che, ancora una volta, resta appesa alle parole.





