Tragedia di Pietracatella
|Mamma e figlia morte intossicate o avvelenate, le indagini proseguono. Gianni Di Vita rilascia dichiarazioni sui pasti
Gianni Di Vita è tornato in Questura per rendere nuove dichiarazioni spontanee davanti alla Squadra Mobile. Gli inquirenti ora allargano il focus anche ai pasti del 22 dicembre, oltre a quelli del 23. Attesi gli esiti delle analisi di laboratorio su sangue e alimenti sequestrati, mentre restano cinque i medici indagati. L’inchiesta cerca di fare piena luce su una tragedia che ha sconvolto Pietracatella e l’intero Molise.
Non si ferma l’inchiesta sulla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50, decedute tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo un improvviso e drammatico peggioramento delle condizioni cliniche. Una tragedia che continua a interrogare inquirenti, medici e un’intera comunità, quella di Pietracatella, ancora sotto shock.
Nelle scorse ore Gianni Di Vita, padre della ragazza e marito di Antonella, è tornato negli uffici della Questura di Campobasso. L’ex sindaco martedì si è presentato spontaneamente davanti agli investigatori della Squadra Mobile per rendere nuove dichiarazioni, nel tentativo di chiarire ulteriormente quanto accaduto nei giorni precedenti al ricovero delle due donne.
Di Vita era già stato ascoltato una prima volta come persona informata sui fatti circa una settimana fa, subito dopo le dimissioni dallo Spallanzani di Roma, dove era stato trasferito per accertamenti e cure in seguito ai sintomi accusati anche da lui. Questa seconda audizione, avvenuta nel pomeriggio di martedì, avrebbe permesso – secondo quanto trapela da ambienti investigativi – di precisare alcuni passaggi legati ai pasti consumati in famiglia prima della tragedia.
La novità è che l’attenzione degli inquirenti non è più concentrata soltanto sul 23 dicembre, data inizialmente indicata come possibile momento in cui si sarebbe innescata la presunta tossinfezione alimentare, ma si estende anche al giorno precedente, il 22 dicembre. Una ricostruzione più ampia, dunque, che mira a ricomporre con la massima precisione ogni dettaglio: cosa è stato mangiato, dove, in quali quantità e da chi.
Gli investigatori, coordinati dal dirigente della Squadra Mobile Marco Graziano e delegati dalla Procura di Campobasso guidata da Nicola D’Angelo, stanno incrociando le nuove dichiarazioni di Gianni Di Vita con quelle già raccolte nelle settimane scorse. Finora sono oltre trenta le persone ascoltate tra familiari, sanitari e soggetti che, a vario titolo, potrebbero contribuire a chiarire la dinamica dei fatti sia dal punto di vista degli alimenti consumati che della dinamica dei soccorsi sanitari: Sara e Antonella erano state due volte in Pronto Soccorso prima di tornare in ospedale per uscirne senza vita.
Parallelamente prosegue il lavoro degli istituti scientifici coinvolti. Nell’attesa dei risultati delle autopsie eseguite il 31 dicembre scorso, che non hanno sciolto il mistero , gli inquirenti attendono gli esiti completi delle analisi affidate allo Spallanzani, all’Istituto Superiore di Sanità e al Centro Antiveleni di Pavia, ritenuti fondamentali per individuare la sostanza – se tossina, veleno o agente patogeno – che avrebbe provocato il rapido collasso delle due donne. I primi riscontri parziali avrebbero escluso la presenza di arsenico e di rodenticidi, ma al momento non c’è ancora una risposta definitiva sulla causa dei decessi.
Un ruolo chiave lo avrà anche l’Istituto Zooprofilattico di Teramo, incaricato di esaminare i 19 campioni alimentari sequestrati nelle abitazioni della famiglia a Pietracatella. Le analisi partiranno formalmente dopo la comunicazione ufficiale degli esiti autoptici, eseguiti il 31 dicembre scorso. Anche da questi accertamenti si attendono elementi decisivi per capire se vi sia stata una contaminazione alimentare e, in caso affermativo, di che tipo.
L’inchiesta, come noto, vede al momento cinque medici iscritti nel registro degli indagati: tre del Pronto soccorso del Cardarelli e due della Guardia medica. Un atto dovuto, ha chiarito fin dall’inizio la Procura, per consentire lo svolgimento degli accertamenti tecnici e verificare se la gestione dei primi accessi in ospedale sia stata conforme ai protocolli.
Un mosaico complesso, che la magistratura sta componendo tessera dopo tessera. Intanto Pietracatella resta in attesa, sospesa tra il dolore per una perdita devastante e la speranza che dalle indagini emerga finalmente una verità chiara su ciò che è successo tra le mura di quella casa nei giorni prima di Natale.




