Logo
“L’edicola è un lavoro sociale”: a Salcito restare senza giornali significa restare senza comunità

La testimonianza di Martina D’Alessandro, titolare dell’unica edicola del paese, racconta cosa succede nei piccoli comuni quando la distribuzione dei giornali si ferma e i servizi essenziali diventano una scelta di resistenza.

A Salcito non ci sono notizie. Dal 1° gennaio, nel piccolo comune della provincia di Campobasso, non arrivano più i giornali. Le edicole sono rimaste senza consegne a causa della riorganizzazione nazionale della distribuzione, che ha isolato le attività dei territori marginalizzati e negato ai residenti il diritto a informarsi. In Molise tutto questo era già successo, e Martina D’Alessandro se lo ricorda bene. Lei è titolare della tabaccheria “da Pacchianella”, che offre anche il servizio di vendita di giornali. Nel 2015, le condizioni imposte dall’allora distributore avevano portato alla chiusura di 138 edicole molisane.

Intervistata, D’Alessandro racconta: “Un distributore non può rifarsi sull’edicolante per i costi di consegna, è vietato in Italia. Invece lui aveva cominciato a chiedere contributi per la distribuzione dei giornali, nascondendosi dietro alle difficoltà del territorio. Tutte balle: i distributori vengono pagati a monte per fare il loro lavoro e prendono sovvenzioni e bonus in base a quanti chilometri coprono”. Il soggetto in questione è la Diffusione Terra di Lavoro Srl, con sede a Teverola, in provincia di Caserta, che fa capo all’imprenditore Ferdinando Ciccarelli. Negli anni di servizio in Molise, il distributore era arrivato a chiedere agli edicolanti 50 euro settimanali e una fideiussione di 800 euro annui per il servizio di consegna dei giornali. “L’errore – sottolinea D’Alessandro – è stato quello di non unirci come edicolanti: molti si sono adeguati”.

Da Pacchianella, il soprannome della titolare in paese, il servizio edicola è andato avanti lo stesso: “Io tutti i giorni mi mettevo in macchina e guidavo fino a Trivento, dove c’è l’edicola più vicina e il gestore è un mio grandissimo amico. Andavo la mattina presto con la lista dei giornali da prendere e me li portavo. Facevo guadagnare un amico, lui mi offriva il caffè e io non perdevo clienti”. Nel 2023 l’arrivo di un nuovo soggetto aveva permesso la riapertura di circa cinquanta punti vendita, tra cui il ripristino del servizio di distribuzione a Salcito, dove comunque c’è la clientela: “Il quotidiano lo vendi dal quarantenne in su, il trentenne compra il giornale sportivo”, racconta D’Alessandro.

Ma non si tratta solo di vendita: “La mattina apro alle sette e mezza. Gli anziani vanno a prendere il caffè, poi passano da me e prendono il giornale. In edicola c’è lo scambio di idee che a volte diventa una discussione tra destra e sinistra: le classiche scenette di paese tra chiacchiere e sfottò. Il nostro è un lavoro sociale”. Oltre a essere un presidio di cultura e di democrazia, le edicole sono anche un argine alla solitudine: “Tantissima gente entra con la scusa di comprare un pacchetto di gomme e poi si mette a parlare mezz’ora con me: io lo accetto, perché so che quella persona ha bisogno di sfogarsi. Il paese è così: è isolato ma non siamo isolati”.

La scelta di Martina D’Alessandro e di gente come lei è alquanto impopolare con i tempi che corrono: investire le proprie risorse e lavorare in Molise, infatti, porta con sé tutta una serie di difficoltà legate alla marginalità delle aree interne. E così, gestire un’attività a Salcito, un paese con meno di mille abitanti nell’Appennino centrale, diventa una scelta politica. “Mi ha dato tanta gioia e tanto dolore questa edicola, ma negli anni mi ha portato a conoscere tanta bella gente”, racconta D’Alessandro, la cui storia è finita sulle pagine de La Repubblica e Il Fatto Quotidiano. “Adesso, dopo dieci anni, sono di nuovo punto e da capo”.

edicolante salcito (ph. Matteo Petrillo)

Da più di una settimana, gli edicolanti attendono una risposta cruciale per il loro futuro. L’Associazione stampa Molise ha inviato una nota indirizzata alla Prefettura di Campobasso, ai sindaci e ai principali editori nazionali, per accendere i riflettori sulla questione . Senza l’intervento da parte delle istituzioni, avverte il presidente Giuseppe Di Pietro, il rischio è quello di colpire non solo le comunità locali, ma anche l’editoria in un momento già complicato per l’intera filiera.