Il volo calcistico di Michele da Sesto Campano, con mamma Oriana dove osano le Aquile
Da due anni gioca nelle giovanili della Lazio. La mamma e il fratello maggiore si sono trasferiti con lui a Roma per sostenere il suo sogno. Dagli esordi con la Città di Isernia San Leucio alla grande sfida nella Capitale, un ragazzo determinato che garantisce impegno e lealtà all’allenatore: “Mi manca il paese, mi mancano gli amici e i nonni, torno ogni volta che posso. I compagni di squadra? Grande gruppo, ho portato a tutti le ‘nostre’ mozzarelle”
Quando gli osservatori della Lazio lo misero per la seconda volta sotto la lente d’ingrandimento, Il 12enne Michele Fusco da Sesto Campano sapeva che avrebbe fatto… gol, che per un centrocampista esterno come lui voleva dire centrare la chance di vivere un’avventura meravigliosa. Quel giorno sapeva che avrebbe convinto i tecnici biancocelesti a metterlo in rosa, non perché sia presuntuoso, tutt’altro. Michele è semplicemente uno che ‘sente’ le cose, percepisce il suo potenziale, certo, ma soprattutto sa di essere un ragazzo leale, caparbio, volitivo, aspetti che non dispiacciono per niente alle società a caccia di giovani talenti, al di là dell’aspetto tecnico, comunque determinante.

Sono passati due anni, Michele ne compirà 15 fra tre mesi. Sgomita, scalpita, si fa trovare sempre pronto quando c’è bisogno di darci dentro. Ha un buon mancino, pure. Si sta ritagliando uno spazio nella formazione under 15 della Lazio che gioca il campionato nazionale girone Centro Sud. Diversi spezzoni di partita e un ruolo che cambia, non così la fascia di competenza, la sinistra. Oggi dalla posizione mediana è stato arretrato a terzino perché è in grado di tenere botta anche agli esterni alti avversari, spesso più grossi di lui fisicamente. Si impegna, segue le indicazioni di mister Alessio Fazi come un soldato pronto a…. indossare l’elmetto e lottare su ogni pallone, per dieci minuti o dall’inizio come avvenne a Catanzaro, esordio di campionato con la Lazio vincente 3-0.
Ragazzo pane e scorribande sulla fascia, esuberante fuori, super professionale in campo. Poi il grande salto.
La vita ti cambia quando dalla piccola Sesto Campano vai a Roma, metropoli e piazza calcistica molto calda a livello professionistico. Ma Michele non è solo, lo hanno seguito la mamma, Oriana, che non si perde una partita, e il fratello maggiore, Geremia. E’ felice di sognare con loro, di giocarsi una possibilità su 30mila, tante sono le chance per un ragazzo di giocare tra i professionisti. Sa che sarebbe un miracolo ma sa pure che lo sport continuerà a essere la sua ‘fantastica fissazione’, come quando calciava i primi palloni tra i vicoli del paese e poi con la società che lo ha cresciuto, la Città di Isernia San Leucio: biancoceleste nel destino il ragazzo.
“Dove mi piacerebbe arrivare un giorno? Magari in serie A” risponde facendo sfoggio dell’ottimismo tipico dell’adolescente. “Il ruolo? Mi piace giocare esterno a centrocampo, ma decide il mister, sa lui la posizione giusta. Io ci sono sempre”.
È cosí che ragiona Michele, nel rispetto totale dei ruoli, oggi con mister Fazi, ieri con i tecnici delle prime esperienze: “Il primo allenatore, quello che mi ha iniziato al calcio, è Romualdo Di Donato, poi c’è stato Gaetano Minervini a Isernia” ricorda con fierezza.
La famiglia lo coccola e lo segue, asseconda il suo desiderio di ‘farsi le ossa’ nel primo club (per fondazione) della Capitale, così la Società Sportiva Lazio ben contenta di contare sull’apporto di un piccolo professionista, per ora nell’atteggiamento. “E’ bello avere vicino mamma e mio fratello, certo è anche una responsabilità pensare che si sono trasferiti qui per me”.
Michele fa parte di un settore giovanile che conta circa 400 ragazzi, si allena al Green Club, sulla Nomentana, a volte pure nella mitica Formello, quartier generale della prima squadra. Avverte buone sensazioni, si sente laziale, sebbene ciascun bambino nasca con una fede calcistica a parte, che per lui è il Napoli: “Si è sempre tifosi di una squadra – spiega – tuttavia per me è arrivata la Lazio come la piú bella e straordinaria delle sorprese”.
Di Sesto Campano gli manca “l’atmosfera del paese, i nonni, gli amici” commenta, quando ha una o due giornate libere si fionda in paese con mamma Oriana, ritrova i suoi spazi, si gode la piccola provincia molisana che si affaccia dall’alto sull’hinterland casertano e sul Lazio, praticamente al confine con le due regioni, qui prima del fascismo era ovunque Terra di Lavoro. Poi, arriva la convocazione per la partita e lui c’è sempre: ‘Obbedisco’ dice, come Garibaldi rispose al generale Alfonso Lamarmora nel 1866.
Pensare che l’eroe dei due mondi, proprio a Sesto Campano, in località Pentime, incontrò Re Vittorio Emanuele II per sancire la quasi totale unificazione della Penisola, suggellata il giorno dopo, 26 ottobre 1860, a Teano. Chissà, magari il giovanotto sestolese racconterà ai compagni di squadra che l’Italia s’è fatta a due passi da dove è cresciuto, nella semi sconosciuta Sesto Campano. Nel frattempo ha portato a Roma le mozzarelle di… casa, e non solo quelle. Pare che i compagni abbiano gradito non poco il gentile omaggio. Un po’ di buon Molise e dintorni per un nutriente spuntino di fine allenamento. Sí, profuma della sua genuinità lo spogliatoio biancoceleste.

E’ bravo, questo ragazzo, si fa voler bene, frequenta il liceo sportivo ma è parecchio concentrato sul campo, lo dimostra una volta di piú quando gli chiediamo pregi e difetti del suo bagaglio calcistico: “Tiro e velocità le mie specialità ma devo migliorare nel tenere la giusta posizione sul terreno di gioco”. Fiducioso e consapevole, ha accettato una sfida complessa e affascinante, se la vuole giocare per bene, dietro o piú avanti, dall’inizio o dalla panchina non fa differenza: lui c’è, serio e determinato. Come tutti i suoi coetanei sogna in grande correndo forte sulla fascia sinistra.
E allora sí, ragazzo, bruciala l’erba, non fermarti mai, vivila al massimo la tua grande esperienza, ovunque ti dovesse portare, vola pure alto dove osano le aquile biancocelesti.




