Storie di questo mondo
|Il Molise scopre i treni: banda, fuochi d’artificio e passerelle. Poi la doccia fredda: corsa cancellata, tutti in autobus
Dopo sei anni torna il treno a Carpinone e sembra la scoperta dell’America: banda, fuochi d’artificio, sindaco e autorità in stazione. A Bojano la presentazione ufficiale dei nuovi convogli, la “flotta più giovane d’Italia” secondo la Regione. Ma neanche cinque ore dopo arriva la doccia fredda: un treno soppresso, passeggeri sui bus
In Molise il treno è tornato. E per come è stato accolto, verrebbe da pensare che qui non lo avessimo mai visto prima. Lunedì sera, 19 gennaio, Carpinone, mille abitanti scarsi a pochi chilometri da Isernia, ha vissuto una giornata da tramandare ai nipoti e ai bisnipoti: dopo sei anni di assenza è arrivato il primo convoglio ferroviario. In stazione mezzo paese. Banda musicale, fuochi d’artificio, applausi, autorità civili e militari, perfino il parroco oltre al sindaco. Scene da evento epocale, come se fosse atterrato un astronauta.

Il treno è partito da Isernia alle 19, è arrivato a Carpinone tredici minuti dopo ed è ripartito verso Bojano. Poco prima, anche lì, altra accoglienza festante. Evento straordinario. Il motivo della festa è noto: dopo mesi di lavori è stata riattivata la linea Bojano–Isernia, elettrificata per mandare in pensione i vecchi treni a gasolio. Da lunedì sera, almeno sulla carta, sono tornate tutte le corse feriali verso Roma e Napoli. Modernità, sostenibilità, futuro.
Il giorno dopo, martedì 20 gennaio, il placoscenico si sposta a Bojano, che nel frattempo è stata promossa a nuovo hub ferroviario del Molise. Qui la celebrazione diventa ufficiale, istituzionale. Conferenza stampa, vertici di Regione, Rfi e Trenitalia, passerella di politici e dirigenti, foto di rito con il treno sullo sfondo.
Il presidente della Regione Francesco Roberti parla di “primo passo concreto” per restituire al Molise un collegamento ferroviario moderno. Ma non si ferma qui. Lo sguardo va lontano, lontanissimo: Alta Velocità, innesti sulla rete AV, collegamenti con Rocca d’Evandro, opere infrastrutturali da chiedere a Rfi, ammodernamenti, passaggi a livello da eliminare, prolungamenti fino a Campobasso e poi Termoli, per riunire finalmente i due mari. Tirreno e Adriatico di nuovo in dialogo, su rotaia.
Il piatto forte, però, sono loro: i dieci nuovi treni elettrici, costati 33 milioni di euro, che la Regione presenta con orgoglio come la flotta più giovane d’Italia. E ci mancherebbe: in Molise i treni, di fatto, non li abbiamo proprio. Il capoluogo regionale, Campobasso, è senza collegamenti ferroviari per Roma e Napoli dal 2020 e continua ancora oggi a essere servito solo da autobus sostitutivi. Più che ringiovanire una flotta, qui si sta provando a ricostruire da zero un servizio che non esiste più. Una primogenitura, più che un rinnovamento. Convogli di ultima generazione, oltre 500 posti a sedere, spazi per le biciclette, postazioni per persone con disabilità, consumi ridotti del 30%, materiali riciclabili. Insomma, il futuro che corre sui binari molisani.

Il sottosegretario Vincenzo Niro parla di “ripartenza di un servizio all’altezza”, di lavoro fatto, di stazioni riqualificate, di piazzali ferro-gomma, di ascensori, marciapiedi nuovi, monitor informativi. Bojano diventa simbolo del riscatto ferroviario regionale. Qui tutto profuma di inaugurazione, di slide, di slogan. Ci scappa perfino qualche lacrima di emozione maltrattenuta.
Ma poi arriva la realtà perché neanche cinque ore dopo la presentazione, prima soppressione: il regionale delle 14.35 da Bojano a Roma Termini viene cancellato. Passeggeri fatti scendere, caricati su un autobus sostitutivo fino a Carpinone, e da lì di nuovo in treno. Esattamente il giorno della grande festa.
Rfi parla di “ultimi dettagli nella taratura dei passaggi a livello”. Traduzione: debutto con imprevisti, come da tradizione. Sui social la pagina “Il Binario 20 Bis” che si occupa di trasporti da sempre e non sbaglia un colpo, commenta: “Stop ai festeggiamenti, togliete i fuochi d’artificio, eliminate le fanfare. Siamo rimasti quelli di sempre”.
Del resto, al di là della beffa odierna, mentre a Carpinone si sparano fuochi per un treno che passa, Campobasso resta ancora tagliata fuori. Il capoluogo continua a essere servito dai bus sostitutivi. I lavori di elettrificazione, iniziati nel 2020, non finiranno prima del 2028. Otto anni per riavere un collegamento ferroviario degno di questo nome. Benvenuti in Molise, regione che in due giorni ha raccontato perfettamente se stessa: prima la festa, come se avessimo scoperto il treno per la prima volta; poi la realtà con corse cancellate, bus sostitutivi, spiegazioni tecniche. Si brinda al progresso e poche ore dopo si rispolverano i bus sostitutivi. È questa la vera specialità molisana: trasformare ogni annuncio in un déjà-vu. Perché qui il problema non è aspettare il futuro, è riconoscere il presente quando arriva. Se arriva.


