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“Il forno crematorio non si deve fare, inquina e non ci serve”: parte la petizione e nasce il Comitato Aria Pulita

Parte la petizione del Comitato spontaneo “Aria Pulita Petacciato” contro il tempio crematorio previsto nell’area cimiteriale. Raccolte già alcune centinaia di firme. La presidente Angela Casalanguida parla di rischi ambientali e sanitari, cita una relazione dei medici ISDE e chiede al sindaco di fare marcia indietro. Il primo cittadino Antonio Di Pardo frena: “Non c’è nulla di definitivo”. Tra timori, dati e nodi tecnici, il paese si divide.

La protesta contro il progetto di un tempio crematorio a Petacciato entra nel vivo, e lo fa attraverso un Comitato spontaneo, “Aria Pulita Petacciato”, che ha avviato ufficialmente la raccolta firme. E la petizione, in pochi giorni, ha già portato a sottoscrizioni per alcune centinaia di cittadini. La costituzione formale del gruppo avverrà a giorni: presidente è Angela Casalanguida, vicepresidenti Bruscino e De Lena. Il Comitato, composto da circa 35 persone, annuncia che la petizione verrà successivamente trasmessa agli enti competenti.

“Se proprio vogliamo dire come stanno le cose, beh, questa non è una raccolta firme del Comitato – sottolinea Angela Casalanguida – ma del popolo di Petacciato. La risposta è stata calorosa, una mobilitazione vera, genuina. Questo dimostra che la comunità è preoccupata”.

Angela Casalanguida

La presidente del Comitato Angela Casalanguida

Il progetto che ha acceso il dibattito nasce dalla delibera di Giunta n. 138 del 3 novembre 2025, con cui l’Amministrazione comunale guidata da Tonino Di Pardo ha dichiarato di pubblico interesse la proposta di project financing presentata dalla società Percorso Terreno srl di Montecorvino Pugliano (Salerno), per la realizzazione di un tempio crematorio nell’area cimiteriale. Il valore complessivo dell’operazione è di 2 milioni e 550 mila euro, con circa 725 mila euro per i lavori e oltre 1,9 milioni destinati alle forniture. Costruzione e gestione sarebbero a carico del privato, mentre al Comune spetterebbe una royalty annua del 5% sulle tariffe ministeriali di cremazione.

L’iter, tuttavia, è ancora in fase preliminare: il progetto non è inserito nella programmazione comunale e solo dopo i 60 giorni dalla pubblicazione della delibera, per consentire eventuali proposte alternative, potrà aprirsi un percorso autorizzativo. Lo ribadisce anche il sindaco Di Pardo, che raggiunto al telefono frena: “Non c’è nulla di ufficiale né di definitivo. Siamo in una fase iniziale, non è stato autorizzato alcun impianto“.

Una lettura che non convince il Comitato. Angela Casalanguida racconta di aver appreso della delibera solo dieci giorni dopo la sua pubblicazione, e questo – posizione condivisa da altri cittadini – farebbe emergere una mancata trasparenza sulle intenzioni dell’Amministrazione.

La presidente racconta: “Io ho saputo della decisione solo il 13 novembre. Sono amica del sindaco anche a livello familiare, l’ho contattato subito per parlargli dell’impatto ambientale, soprattutto in un territorio come il nostro che vive di turismo“. E mentre parla, snocciola quello che per lei è il cuore del problema. “Abbiamo uno dei più grandi agrumeti d’Italia, l’azienda Di Vaira che fa biologico, una cantina sociale importante a poche decine di chilometri. Tutto questo entra in conflitto con le emissioni di un forno crematorio. Non lo dico io, ci sono studi scientifici ben chiari“.

Casalanguida racconta infatti anche di aver coinvolto ambientalisti locali. “Hanno parlato con il sindaco, facendogli presente i rischi ambientali, ma lui non ha recepito le nostre preoccupazioni, sembra intenzionato ad andare avanti. E a quel punto ho deciso di andare avanti anche io, insieme al Comitato”.

Non solo rischi ambientali, ma anche sanitari, secondo il movimento di mobilitazione spontanea. Il passaggio successivo è stato infatti il contatto con Agostino Di Ciaula, medico e membro del comitato scientifico dell’ISDE – International Society of Doctors for Environment. “Mi ha inviato una relazione sugli effetti ambientali e sanitari degli impianti a combustione – spiega – e questo ha rafforzato le nostre preoccupazioni. Parliamo di possibili aumenti di malattie respiratorie, cardiovascolari e oncologiche“.

Il Comitato, in una lettera aperta che sta circolando in questi giorni in paese, equipara il crematorio a un inceneritore, sostenendo che entrambi rilascerebbero sostanze nocive. Su questo punto, tuttavia, la questione è più articolata: dal punto di vista tecnico, crematori moderni e inceneritori industriali operano su scale molto diverse per potenza, quantità di materiale trattato ed emissioni. Ciò non significa che un crematorio non produca inquinanti, ma che l’impatto è generalmente più contenuto, soprattutto se dotato di sistemi di abbattimento e sottoposto a controlli. Al momento, però, non esistono studi specifici sul progetto di Petacciato, ed è proprio l’assenza di dati ufficiali a nutrire le paure della popolazione.

Di pardo incontro antenna pineta ciclabile

Il sindaco Di Pardo

Il Comitato contesta anche l’utilità dell’opera per la comunità locale. “Nel 2024 a Petacciato ci sono stati 34 decessi e in dieci anni solo due persone hanno scelto la cremazione. A noi cosa serve un forno crematorio? Chi dovrebbe utilizzarlo?“, si chiede Casalanguida.

Sul piano politico, la presidente chiarisce di non voler trasformare la protesta in uno scontro. “Non siamo contro l’Amministrazione. Auguro al sindaco di restare altri cento anni, basta che non ci metta il forno crematorio. Siamo una comunità serena e tranquilla, perché deturpare il nostro paese? Lo ringraziamo per quello che fa, ma vorremmo che ci dicesse chiaramente: non farò nessun crematorio“.

Il caso di Petacciato si inserisce in un quadro regionale già segnato da polemiche analoghe. A Larino un progetto simile è stato ritirato nel 2022 dopo la mobilitazione della comunità, mentre a Campobasso l’iter avviato nel 2023 per un crematorio in contrada Tappino è fermo da tempo. Attualmente in Molise non ci sono impianti attivi, mentre uno è in costruzione a Castellino del Biferno.

Sul piano nazionale, invece, la cremazione continua a crescere: oggi riguarda oltre un terzo dei decessi, spinta sia dai cambiamenti culturali sia dalla maggiore disponibilità di impianti. Un dato che viene richiamato anche dalla Giunta di Petacciato per giustificare l’interesse verso la proposta.

Nei prossimi giorni la raccolta firme proseguirà, mentre il Comitato è in contatto anche con associazioni in Puglia e in altre regioni dove proposte di impianti simili sono state bocciate dalla cittadinanza. L’obiettivo è portare la questione sui tavoli istituzionali regionali e nazionali. Il confronto, intanto, resta aperto: da un lato l’Amministrazione che parla di iter ancora embrionale, dall’altro una comunità che chiede studi, dati e certezze prima di qualsiasi scelta definitiva.