Luce e calore nel nome di Sant’Antonio Abate, i fuochi che onorano il santo e riuniscono famiglie
Otto fuochi di famiglie e amici per celebrare il santo che ha donato agli uomini luce e calore. Centinaia di persone nel giorno della tradizione dedicata a Sant’Antonio Abate
Luce e calore, due elementi semplici che insieme riuniscono famiglie e amici, intere comunità, nel nome di Sant’Antonio Abate. E sono proprio questi i valori intorno al quale la comunità di Colletorto ogni anno si ritrova il 17 gennaio per celebrare il santo che, secondo la leggenda, ha rubato dagli Inferi una scintilla per donarla agli uomini portando appunto luce e calore necessari al sostentamento dei popoli.

Otto fuochi e altrettante postazioni, con famiglie e amici organizzate da settimane per il fuoco di Sant’Antonio Abate e centinaia di persone arrivate per assistere all’evento. Un lavoro certosino, di divisione dei compiti, collaborazione di tutti che parte con largo anticipo per continuare “una tradizione che ci portiamo da quando siamo bambini, noi siamo la terza generazione che accende il fuoco – come racconta Teresa, mentre accanto a lei sorella, cugine e zie continuano a servire piatti, rustici, pasta, e friggono le scarpelle, per la gioia sopratutto dei bambini, che non si sottraggono a dare una mano insieme ai loro genitori – per noi è un momento importante e familiare e continueremo”.
Dopo la messa, a don Luigi Mastrodomenico il compito di dare il via alla festa con l’accensione del fuoco che attraversa il paese nel braciere da cui si attinge la fiamma con cui viene acceso ogni fuoco, dalla torre angioina fino a risalire il paese. Un momento particolarmente suggestivo intorno al quale gli organizzatori dei vari fuochi si ritrovano per vivere l’attimo che segna l’inizio dei festeggiamenti, con la musica ad animare tutto il paese, grazie ai gruppi tradizionali tra fisarmoniche, zampogne e organetti.
C’è chi arriva dalla costa per vedere la spettacolarità delle fiamme che salgono verso il cielo, avvolgendo in un caldo fuoco la legna preparata con cura nelle ore precedenti, grazie ad un lavoro fatto di collaborazione, devozione al santo e voglia di portare avanti le tradizioni. C’è chi poi torna da Roma per non perdersi l’appuntamento, che significa anche famiglia, valori, comunità e poi tanti curiosi, arrivati dal Basso Molise, come dall’entroterra, giovani affascinati dalle tradizioni e chi si è organizzato venendo da Napoli per ammirare la suggestione di un paese che per un pomeriggio si scalda con i fuochi disseminati lungo l’intero percorso, dal centro ai vari quartieri che abbracciano il centro. “Abbiamo cercato su Internet dove ci fosse l’evento e abbiamo deciso di venirlo a vedere qui – raccontano due sorelle arrivate con fidanzati e un gruppo di amici – é un bellissimo momento, pieno di significato e molto particolare dal vivo, vale la pena vederlo perché merita, è suggestivo”.
Non importa che tu sia appena entrato in famiglia o ci sia da sempre, il fuoco di Sant’Antonio significa partecipazione e così lo spirito di collaborazione prende il sopravvento e finisci a friggere, aiutare, dare il cambio a chi è da ore davanti alla brace. Perché Sant’Antonio è proprio questo, famiglia.













