Bastona il suo cane anziano e malato: proprietario alla sbarra nel processo simbolo di un cambio di sensibilità verso gli animali
Dopo quasi tre anni dai fatti e il respingimento delle richieste di archiviazione del pm, inizia il processo a carico dell’uomo che prese a bastonate il suo cane, un lagotto anziano e già ferito. Il 22 maggio nel palazzo di giustizia di viale Elena la prima udienza. Nessuno sa che fine abbia fatto Scimmia: dopo l’ondata di indignazione in città fu rubata da ignoti, forse a fin di bene.
Ci sono voluti quasi tre anni di battaglie giudiziarie, ma alla fine si è deciso che ci sarà un processo per l’uomo che il 25 agosto del 2023 prese a bastonate il proprio cane malato lungo Corso Vittorio Emanuele II, a Campobasso, sotto gli occhi di passanti inorriditi.
Il 22 maggio nel palazzo di giustizia di viale Elena si svolgerà la prima udienza: maltrattamento è l’accusa a suo carico.
A trascinarlo dinanzi al banco degli imputati i volontari della sezione locale della Leidaa, la Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente che, difesi dall’avvocato Silvio Tolesino, hanno ‘tenuto il punto’ per un lunghissimo periodo. In un secondo momento si sono costituite come persone offese anche rappresentanti di altre due associazioni: Enpa e Stop animal crimes.
Il processo, oggi possiamo dirlo, non sarebbe mai partito se l’associazione Leidaa e il legale campobassano non si fossero opposti, in più occasioni, alla richiesta di archiviazione del procedimento da parte del pubblico ministero.
E’ stato solo il 2 dicembre scorso che si è tenuta l’udienza decisiva in cui, dopo quasi due mesi di attesa, è emerso il verdetto del giudice: il caso non si archivia, il reato è grave e va giudicato.
Lo stesso ha disposto anche l’imputazione coatta per l’uomo che col suo bastone procurò ferite all’anziano cagnolino da compagnia, un lagotto di 14 anni di nome Scimmia che ricevette le percosse in strada pur presentando già una vistosa ferita alla narice (ferita per la quale non aveva ricevuto assistenza dal suo padrone) e frutto, probabilmente, di precedenti bastonate sul musetto.
A convincere il giudice che la tristissima vicenda di maltrattamento meritasse un approfondimento in sede dibattimentale sono state anche le testimonianze raccolte dall’associazione e altri indizi che quella violenza contro l’animale non fosse un caso isolato.
Soddisfazione per il rinvio a giudizio è stata espressa da Michela Brambilla, presidente della Leidaa e dell’intergruppo parlamentare a difesa degli animali.
“Il rinvio a giudizio di un uomo accusato di aver preso a bastonate la sua cagnolina di quattordici anni – leggiamo sul sito dell’associazione – è in sé una buona notizia. Lo è ancor di più perché il giudice del Tribunale ha accolto integralmente l’opposizione presentata dai legali della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente alla richiesta di archiviazione formulata dal pm: non solo viene riconosciuta la gravità del reato contestato, ma si ascolta con attenzione la posizione di un’associazione animalista. Una decisione in linea con la maggiore sensibilità da parte delle istituzioni e della società civile nei confronti dei reati contro gli animali, dopo l’approvazione della Legge Brambilla, in vigore dal primo luglio scorso. Ora chiediamo si proceda speditamente con il processo in modo da arrivare al più presto a una condanna se, come risulta, ne ricorrono i presupposti”.
In realtà l’inasprimento delle pena della legge Brambilla non sarà applicato al caso di specie perché l’episodio è avvenuto prima dell’entrata in vigore delle nuove norme. Ma resta centrale come caso nella giurisprudenza perché conferma come i reati contro gli animali non possano più essere considerati fatti di scarsa rilevanza o liquidati con la formula della tenuità. Oggi il codice penale riconosce gli animali come esseri senzienti, titolari di diritti di protezione in quanto soggetti.
Lo avevano capito bene a Campobasso dove l’episodio suscitò un’ondata di indignazione senza precedenti: l’autore del presunto reato rischiò quasi il linciaggio da parte di chi lo vide bastonare il suo cane, scattò una denuncia, delle indagini, sui social fu un fiume di rabbia, sdegno, disprezzo. Un paio di settimane dopo i fatti diverse associazioni molisane scesero in piazza per protestare.
Qualche tempo dopo accadde un episodio davvero singolare: ignoti rubarono Scimmia, si pensa a fin di bene, per sottrarlo a quel padrone che non la meritava e che per questo furto presentò anche una denuncia senza seguito. L’autore, questo Robin Hood degli animali, non è stato mai individuato.
Ora però il caso esce definitivamente dalla dimensione del racconto indignato e del dibattito online per approdare in tribunale, dove sarà valutato nel merito. Un passaggio che, al di là dell’esito, segna un punto fermo nel modo in cui anche a Campobasso vengono affrontati i reati contro gli animali.



