Guglionesi
|Antonacci sindaco e presidente di Finmolise: l’ANAC apre un’indagine, lui si dimette dall’Unione dei Comuni
È Riccardo Vaccaro, consigliere comunale di minoranza, a ricostruire passo dopo passo la vicenda dell’ipotizzata incompatibilità tra il ruolo di sindaco di Guglionesi e la presidenza di Finmolise. Dalla segnalazione all’ANAC al nodo demografico dell’Unione dei Comuni del Basso Biferno, fino alle dimissioni “anomale” di Antonacci: la storia completa di un caso che ora è al vaglio dell’Autorità anticorruzione.
Il sindaco di Guglionesi Leo Antonacci può essere anche presidente di Finmolise? Può tenere insieme la guida di un Comune di poco meno di cinquemila abitanti e la presidenza della finanziaria regionale controllata al cento per cento dalla Regione Molise?
Per lui, eletto nello scorso maggio, la risposta è sempre stata sì.
Per il gruppo consiliare di minoranza “Progetto Comune per Guglionesi”, guidato da Riccardo Vaccaro (ex candidato sindaco), no.
Chi ha ragione? Al momento una risposta definitiva non c’è, ma a dirimere la questione è entrata in gioco l’Autorità Nazionale Anticorruzione, che ha aperto un procedimento formale di vigilanza sulla presunta incompatibilità tra i due incarichi.
Il fascicolo ANAC è stato avviato il 2 dicembre 2025. Non è una sentenza, non è una condanna, ma un’istruttoria vera e propria, destinata a stabilire se esistano o meno i presupposti di incompatibilità previsti dalla legge. Nel caso specifico si parla del decreto legislativo 39 del 2013. La procedura nasce da una segnalazione formale presentata nel novembre scorso dai consiglieri comunali Riccardo Vaccaro e Giovanni Ciccarone.
Per capire come si è arrivati fin qui, però, bisogna fare un passo indietro.
Le prime domande: il tema delle indennità
Il primo atto ufficiale risale al 24 ottobre 2025. In quella data il gruppo “Progetto Comune per Guglionesi” presenta un’interrogazione consiliare che non parla ancora di incompatibilità, ma di cumulo delle indennità.
Il riferimento normativo è l’articolo 5, comma 11, del decreto-legge 78 del 2010, che vieta la percezione simultanea dell’indennità di funzione da amministratore locale e dei compensi derivanti da incarichi in enti o società a totale partecipazione pubblica, salvo una rinuncia espressa.
D’altra parte era stato lo stesso Antonacci, in campagna elettorale, a garantire che “io sarò a costo zero per le casse del Comune, perché non posso percepire la doppia indennità di presidente Finmolise e sindaco”.
Nella pratica, però, le cose sono andate diversamente: l’ufficio comunale ha continuato a riconoscergli e liquidargli l’indennità di funzione. Una palese violazione della norma, secondo la minoranza.
Nel mirino c’è la Determinazione n. 353 del 17 ottobre 2025, con cui il Comune dispone la liquidazione dell’indennità al sindaco. I consiglieri chiedono se siano state effettuate le verifiche preventive, se esista un atto di opzione o di rinuncia e se le somme siano state effettivamente liquidate, ipotizzando, in caso contrario, un possibile profilo di danno erariale.
“Quella interrogazione nasce prima di tutto come atto di tutela dell’ente – spiega Riccardo Vaccaro –. Abbiamo chiesto se fossero state fatte le verifiche dovute. Ci è stato risposto che la questione sarebbe stata approfondita e che sarebbe stato chiesto un parere legale. Quel parere, però, non è mai arrivato”. Nel frattempo, però, la questione cambia dimensione.
La norma sulle incompatibilità e il nodo demografico
Vaccaro non è solo consigliere comunale. È anche rappresentante del Comune di Guglionesi nell’Unione dei Comuni del Basso Biferno. Ed è proprio da lì, rileggendo norme e statuti, che emerge il vero nodo della vicenda.

Il decreto legislativo 39 del 2013 stabilisce che il presidente di un ente di diritto privato in controllo pubblico di livello regionale – come Finmolise S.p.A. – non può ricoprire contemporaneamente cariche politiche in Comuni con popolazione superiore ai 15mila abitanti.
Ma la norma aggiunge un passaggio decisivo: la stessa incompatibilità vale anche per le forme associative tra Comuni che superano complessivamente quella soglia.
Guglionesi, da sola, non arriva nemmeno a cinquemila abitanti.
Ma Guglionesi fa parte dell’Unione dei Comuni del Basso Biferno, che supera abbondantemente i 15mila residenti.
“Il punto non è il Comune di Guglionesi preso singolarmente – osserva Vaccaro – ma il fatto che il sindaco è componente di diritto dell’Unione dei Comuni. È lì che, a nostro avviso, si aggancia la norma del decreto 39”.
Ed è proprio qui che la storia assume contorni inediti. Antonacci non è stato eletto nell’Unione dei Comuni, non ha presentato una candidatura, non ha ottenuto voti. Siede in quell’organismo perché è sindaco, così come prevede lo Statuto. È una rappresentanza automatica, legata alla carica e non alla persona.
La questione dell’incompatibilità viene sollevata più volte, anche prima della segnalazione formale. Antonacci risponde sempre allo stesso modo: avrebbe approfondito, avrebbe chiesto un parere, avrebbe chiarito.
“Ci siamo fidati – racconta Vaccaro –. Ci ha detto che stava preparando un documento da sottoporci, ma quel documento non è mai arrivato”.
La segnalazione e l’intervento dell’ANAC
A novembre 2025 la minoranza decide di non attendere oltre. Parte una segnalazione formale indirizzata alla Regione Molise, al Consiglio regionale, a Finmolise, al segretario comunale di Guglionesi Vito Tenore, alla Corte dei Conti e all’ANAC. È un atto articolato che ricostruisce i fatti e chiede una cosa sola: verificare se esista una causa di incompatibilità.
E così il 2 dicembre 2025 l’Autorità Nazionale Anticorruzione apre ufficialmente il procedimento di vigilanza.
Nella comunicazione di avvio, l’ANAC ricostruisce gli incarichi ricoperti da Antonacci e individua nel ruolo svolto all’interno dell’Unione dei Comuni del Basso Biferno il profilo centrale ai fini della verifica, proprio in relazione alla soglia demografica prevista dal decreto.
Ma l’istruttoria non si ferma qui. L’ANAC avvia infatti approfondimenti anche sulla natura giuridica di Finmolise, società di diritto privato in controllo pubblico regionale, e sul ruolo effettivamente svolto dal presidente del CdA, per verificare se possa emergere un profilo di incompatibilità anche a prescindere dal dato demografico.
In altre parole, la verifica non riguarda soltanto il legame con l’Unione dei Comuni, ma investe anche la posizione apicale ricoperta in Finmolise. Un passaggio tutt’altro che secondario.
“La nostra segnalazione è stata ritenuta meritevole di approfondimento – sottolinea Vaccaro –. Non c’è alcuna condanna, ma c’è un procedimento in corso su un tema delicato: il cumulo di ruoli e, in un altro filone, il cumulo di compensi”.
Le dimissioni dall’Unione e il cortocircuito istituzionale
Ed è proprio in quel momento che arriva il passaggio più sorprendente dell’intera vicenda.
Sempre il 2 dicembre 2025, Antonacci trasmette una comunicazione formale con cui annuncia le proprie dimissioni dal Consiglio dell’Unione dei Comuni del Basso Biferno, richiamando espressamente l’articolo 13 del decreto 39.
Un gesto senza precedenti: mai, fino ad allora, un sindaco si era dimesso da un organismo di cui fa parte di diritto.
“Qui nasce il vero cortocircuito – osserva Vaccaro –. Tu non ti puoi dimettere da una carica che non hai scelto. Sei lì perché sei sindaco. Se il problema è l’Unione, non è il singolo che se ne va: è il Comune che dovrebbe uscire”.

Eppure l’Unione dei Comuni prende atto delle dimissioni. Il Consiglio unionale viene ricomposto senza che subentri alcun altro rappresentante di Guglionesi. Una situazione singolare, probabilmente inedita, che apre nuovi interrogativi: quelle dimissioni sono ammissibili secondo lo Statuto? Possono davvero rimuovere una causa di incompatibilità che deriva dalla carica di sindaco?
La posizione del sindaco
Nel frattempo Antonacci deposita una dichiarazione sostitutiva di atto notorio in cui afferma l’insussistenza di cause di incompatibilità. La sua linea difensiva si concentra sulla natura dell’incarico in Finmolise: secondo il sindaco, il presidente del CdA non avrebbe deleghe gestionali dirette né poteri di amministrazione attiva tali da rientrare nel perimetro del decreto.
Una tesi che guarda alla funzione svolta nella società, non al dato demografico. Nella dichiarazione, infatti, il tema dell’Unione dei Comuni non viene affrontato, pur restando al centro dell’istruttoria ANAC.

Una vicenda ancora aperta
Oggi la storia resta sospesa. C’è un procedimento in corso, ci sono atti che si incastrano e altri che sembrano contraddirsi. E ci sono dimissioni che sembrano risolvere un problema e allo stesso tempo ne aprono altri.
“Non stiamo facendo una battaglia politica personale – ribadisce Vaccaro –. Stiamo chiedendo una cosa semplice: capire se la legge è stata rispettata. Se non c’è incompatibilità, bene. Ma se c’è, va riconosciuta”.
La risposta definitiva arriverà dall’Autorità nazionale anticorruzione.
Fino ad allora, quella che sembrava una questione tecnica resta una storia complessa, fatta di norme poco conosciute, organismi sovracomunali, ruoli che si sovrappongono e una domanda che continua a restare aperta: il sindaco di Guglionesi è davvero compatibile con la presidenza di Finmolise?


