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Tragedia di Pietracatella, il giorno chiave è il 23 dicembre: esami su conserve e sott’olio. Attesa per le autopsie

L’inchiesta sulla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi si concentra sempre più sulla giornata del 23 dicembre, quando in casa erano presenti solo padre, madre e figlia minore. Al momento è stata esclusa l’ipotesi di botulismo, ma il quadro resta aperto: sono in corso verifiche su possibili contaminazioni di natura batterica, tossica o mista, compatibili con alimenti conservati o altre esposizioni, che potranno essere definite solo con gli esiti degli esami clinici e tossicologici. Domani mattina al Cardarelli le autopsie, primo passaggio decisivo dell’indagine. Pietracatella intanto si ferma: lutto cittadino e Capodanno annullato.

Sarebbe circoscritto alla giornata del 23 dicembre l’evento fatale costato la vita a Sara Di Vita, 15 anni, e a sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, morte all’ospedale Cardarelli di Campobasso tra la sera del 27 e la mattina del 28 dicembre per una sospetta tossinfezione di natura ancora ignota ma si sospetta legata a qualche alimento ingerito. È su quella data che, con il passare delle ore, si stanno stringendo le indagini della Procura di Campobasso, chiamata a ricostruire con precisione cosa sia accaduto prima del drammatico peggioramento delle condizioni cliniche, sfociato in una rapida insufficienza multiorgano che non ha lasciato scampo alle due pazienti.

Il 23 dicembre è infatti il giorno in cui madre e figlia hanno pranzato e cenato in casa insieme al padre, Gianni Di Vita, mentre Alice, la figlia maggiore di 19 anni, non era presente. Un dettaglio che assume peso investigativo, se messo in relazione con quanto emerso sui pasti successivi. Alla vigilia di Natale, il 24 dicembre, sia a pranzo che a cena, erano presenti almeno sette-otto commensali, tra cui anche persone fragili, e nessuno ha accusato sintomi, pur avendo consumato gli stessi piatti: spaghetti alle vongole, cozze, seppie con patate, baccalà, salmone, polpette di tonno, polenta con funghi champignon confezionati,  dolci. Un quadro che rende meno probabile che l’origine dell’intossicazione sia legata ai pasti condivisi della vigilia, pur restando anch’essi oggetto di analisi.

Pietracatella

Prima che l’inchiesta giudiziaria prendesse forma, e probabilmente già durante i primi accessi al Pronto soccorso dei tre familiari, è emerso solo in parte cosa fosse stato consumato il 23 dicembre. Secondo quanto riferito anche dall’Asrem, a pranzo ci sarebbe stata pasta al pomodoro. Più incerto il quadro della sera: non una vera e propria cena, ma uno spuntino, durante il quale la famiglia potrebbe aver consumato anche conserve o sott’oli. È un punto ancora tutto da verificare, e dovrà trovare riscontro nelle analisi scientifiche e negli esiti dell’autopsia.

L’Asrem ha escluso un’intossicazione da botulino, ma questo non esaurisce il quadro delle possibili cause. Restano infatti in campo, in termini ancora puramente ipotetici, altre forme di contaminazione tossica compatibili con alimenti conservati. In questa categoria rientrano, sul piano teorico, anche tossine prodotte da muffe o microrganismi ambientali, che possono svilupparsi in condizioni di conservazione non ottimali senza alterare in modo evidente l’aspetto o l’odore degli alimenti. Si tratta di sostanze che non provocano un’infezione in senso stretto, ma che possono determinare un danno sistemico severo, con compromissione epatica, alterazioni della coagulazione e possibile evoluzione verso l’insufficienza multiorgano. La loro eventuale presenza potrà essere accertata solo attraverso analisi tossicologiche e microbiologiche specialistiche, alcune delle quali richiedono tempi tecnici più lunghi. Le verifiche sono affidate a più laboratori italiani, ma al momento non ci sono risultati.

Nel frattempo, l’attività investigativa sul territorio è intensa. L’abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella resta sotto sequestro e al suo interno sono stati prelevati alimenti di ogni tipo: conserve, sott’oli, farine, cereali, oltre agli avanzi dei pasti natalizi. Tutto il materiale sequestrato sarà analizzato per individuare eventuali fonti di contaminazione, dirette o indirette. In relazione alle farine, fonti investigative precisano tuttavia che non risultano sequestri né provvedimenti a carico di alcun mulino del territorio, né emergono al momento collegamenti accertati con attività produttive locali. Le verifiche riguardano esclusivamente i prodotti rinvenuti nell’abitazione, mentre eventuali ipotesi di contaminazioni esterne restano, allo stato, prive di riscontri oggettivi.

Pietracatella

Un passaggio decisivo è atteso domani mattina, quando al Cardarelli di Campobasso inizieranno le autopsie sui corpi di Sara e Antonella. Dagli esami medico-legali potrebbero arrivare prime indicazioni orientative già nelle ore successive, anche se per i risultati tossicologici – quelli in grado di individuare con certezza l’eventuale agente responsabile – saranno necessari tempi più lunghi. L’indagine, che al momento vede cinque medici iscritti nel registro degli indagati come atto dovuto, procede su un doppio binario: sanitario e giudiziario.

Intanto Pietracatella vive ore di dolore collettivo. Tutti gli eventi e le iniziative sono stati sospesi. Il sindaco Antonio Tomassone, una delle poche persone riuscite a parlare con Gianni Di Vita in queste ore drammatiche, ha ribadito la fiducia nella magistratura “affinché si faccia piena luce su questo doppio e tragico evento”. “Ho sentito Gianni al telefono – racconta – è affranto, sconvolto, sta vivendo un dolore profondissimo”. Di Vita, 55 anni, ex sindaco del paese, si trova ricoverato allo Spallanzani di Roma, in condizioni stabili e vigile. Accanto a lui c’è la figlia maggiore Alice, anch’essa ricoverata a scopo puramente precauzionale, pur non avendo mai accusato sintomi.

Spallanzani

Il sindaco ha annunciato che il giorno dei funerali sarà proclamato il lutto cittadino. “È una comunità sconvolta – afferma –. In segno di rispetto e vicinanza alla famiglia, tutti i festeggiamenti di Capodanno sono stati annullati. Abbiamo perso due splendide persone”.

Sul piano legale, Gianni Di Vita e la figlia Alice hanno nominato i propri avvocati, Arturo Messere e Paolo Lanese, dello studio legale Messere di Campobasso, che stanno curando gli interessi della famiglia Di Vita–Di Ielsi. I legali hanno già provveduto a nominare un consulente di parte, il professor Marco Di Paolo di Pisa, che assisterà all’autopsia, passaggio fondamentale in una vicenda che sta assumendo contorni sempre più complessi e delicati, e che entra ora nella sua fase più tecnica e decisiva. Da qui passeranno le risposte che una famiglia e un’intera comunità attendono.