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Stazione, il Comune dice No alle barriere di vetro da 12 metri e rilancia con una galleria di ricucitura

La ricucitura urbana tra le due parti di Termoli, divise dalla linea ferroviaria, torna al centro del confronto tra Comune e Ferrovie dello Stato. Non più come suggestione astratta, ma come dossier aperto che intreccia riqualificazione della stazione, parcheggi, mobilità e qualità urbana. Un confronto complesso, ancora in corso, che riguarda in particolare l’area compresa tra viale Trieste e via Dante.

È un tema che fa parte della storia della città un’idea sulla quale, in astratto, si sono trovati tutti d’accordo, ma sulla quale non c’è mai stato un vero progetto esecutivo.

L’ipotesi di coprire integralmente i binari per “ricucire” la città è stata nuovamente valutata dall’amministrazione Balice, anche alla luce dei fondi PNRR destinati a Ferrovie dello Stato. Ma, chiarisce l’assessore comunale ai Lavori Pubblici Enrico Miele, “dal punto di vista economico per RFI non è una soluzione sostenibile, e c’è anche un problema tecnico enorme: bisognerebbe abbassare i binari e bloccare la circolazione ferroviaria”.

Nel confronto avviato con il Comune, Ferrovie ha messo sul tavolo una proposta alternativa: barriere di vetro alte fino a dodici metri lungo il tracciato ferroviario, accompagnate da una serie di compensazioni. Una soluzione che l’amministrazione ha respinto. “Non abbiamo accettato le barriere di vetro – sottolinea l’assessore – perché sarebbero state un elemento invasivo e poco compatibile con il contesto urbano”.

Da qui il rilancio del Comune, che ha scelto consapevolmente di alzare l’asticella, pur sapendo che la copertura totale dei binari sarebbe stata difficilmente praticabile. “Abbiamo mirato in alto, sapendo che era una soluzione complessa – spiega Miele – ma lo abbiamo fatto per provare a ottenere una risposta diversa”.

RFI ha quindi avanzato una proposta intermedia: la realizzazione di un passaggio pedonale sopraelevato tra l’area del Liceo Scientifico in viale Trieste e via Dante. Una soluzione che, per il Comune, non è sufficiente. “Un passaggio solo pedonale non risolve i problemi di cucitura della città”, osserva Miele.

La controproposta dell’amministrazione è più ambiziosa: trasformare quel collegamento in una strada carrabile, almeno fino al ponte della Madonnina. “Se tecnicamente è possibile realizzare un passaggio pedonale – argomenta l’assessore – allora è possibile anche una piastra carrabile. Anche solo quel tratto ci permetterebbe di risolvere molte criticità”.

L’amministrazione comunale guidata da Nico Balice ha quindi avanzato una proposta alternativa. Come spiegato dall’assessore Miele, “invece di installare barriere alte 12 metri, abbiamo presentato noi una proposta concreta: una sorta di galleria artificiale, esteticamente compatibile, pensata come un intervento di architettura di qualità. Una struttura elaborata, in cui il cielo resta scoperto ma lo spazio è avvolto da una galleria armonica, così da non vedere una barriera di vetro, che sarebbe qualcosa di orrendo, da autostrada. Dal ponte della Madonnina (via Abruzzi, ndr) al ponte dell’Università (via Duca degli Abruzzi, ndr) abbiamo chiesto una copertura gradevole, che può ricordare, in parte, la stazione di Afragola (foto sotto, ndr) o quella di Reggio Emilia, quindi un’opera integrata nel contesto”.

stazione afragola

Il confronto con RFI resta aperto e l’amministrazione è in attesa di una risposta ufficiale sulle proposte avanzate. Più definita è invece la partita che riguarda Piazza Donatori di Sangue, anche questa strettamente legata all’asset ferroviario, un’opera annunciata già durante l’amministrazione Roberti. “Su questo fronte siamo molto avanti – spiega l’assessore Miele – abbiamo cinque milioni di euro già stanziati e nel 2026 acquisiremo l’area, che oggi è di RFI”.

L’obiettivo è la realizzazione di un parcheggio più ampio, in parte interrato e in parte scoperto, concepito come un’infrastruttura strategica per la città. “L’interesse è quello di creare un parcheggio più grande e sostenibile”, chiarisce Miele.

Non si tratta più di una semplice fase interlocutoria. “Dobbiamo fare l’atto. Abbiamo messo i soldi da parte perché la somma è stata definita. Dobbiamo solo chiudere: io penso che a gennaio chiuderemo e poi partirà subito il lavoro sul parcheggio, a livello di progetto e autorizzazioni, valutando anche un eventuale progetto di finanza che possa darci una mano, soprattutto in relazione all’idea di pedonalizzare l’area”.

Quella tra Comune e Ferrovie dello Stato non è una trattativa chiusa, ma un processo in evoluzione che potrebbe segnare un passaggio importante nella trasformazione urbana di Termoli. Non la copertura totale dei binari, ma una ricucitura parziale, concreta e funzionale: è su questo terreno che si gioca una delle sfide più delicate del futuro di Termoli.