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San Timoteo, i parti tornano a crescere e il reparto cambia passo: il rilancio passa anche dalla Casa del parto

Nel 2025 i parti all’ospedale San Timoteo di Termoli sono più che raddoppiati, passando da circa 150 a oltre 350. Un dato che non consente ancora di superare la soglia prevista dal decreto Lorenzin, ma che segna un’inversione di tendenza per un reparto a lungo considerato a rischio. Alla crescita dei numeri si affianca un percorso di rilancio organizzativo e assistenziale: dalla Casa del parto alla diagnosi prenatale avanzata, fino allo sviluppo della chirurgia mini-invasiva e alla prospettiva della robotica.

Per anni il punto nascita del San Timoteo di Termoli è stato raccontato attraverso una cifra che pesava come una sentenza: quella dei parti, stabilmente al di sotto della soglia minima prevista dal decreto Lorenzin. Un numero diventato sinonimo di precarietà, di rischio soppressione, di un futuro sempre affidato alle deroghe.

Il 2025 restituisce però una fotografia diversa. I parti sono tornati a crescere in modo netto, passando da circa 150 a oltre 350 nell’arco di un anno. Un dato che, da solo, non basta a mettere al sicuro il reparto sul piano normativo, ma che segna un’inversione di tendenza dopo anni difficili.

Vincenzo Biondelli, primario di Ostetricia e Ginecologia del San Timoteo, invita a leggere quei numeri con realismo. “Siamo ancora sotto soglia, questo è un fatto oggettivo e non va nascosto. Ma il dato più importante è il trend: in pochi mesi i parti sono più che raddoppiati e questo significa che qualcosa sta cambiando”.

Biondelli è arrivato a Termoli dopo anni di esperienza maturata fuori regione, con l’obiettivo di rimettere in movimento un reparto centrale per il territorio ma segnato dall’incertezza. Oltre a guidare il punto nascita, coordina il Dipartimento materno-infantile, lavorando sull’integrazione tra i presìdi regionali e su percorsi assistenziali più omogenei. Un lavoro che intreccia organizzazione, attenzione clinica e una visione della sanità di provincia che non rinuncia alla qualità.

La crescita dei parti non riguarda solo il bacino locale. Sempre più spesso al San Timoteo arrivano anche donne da fuori regione, soprattutto dalle aree di confine con Abruzzo e Puglia. “Non è un dettaglio secondario”, osserva il primario. “Vuol dire che il reparto comincia a essere percepito come una scelta possibile, non come un ripiego obbligato”.

Biondelli ginecologo ostetricia reparto

Accanto ai numeri, c’è un lavoro meno visibile ma altrettanto decisivo, che riguarda l’organizzazione e la qualità dell’assistenza. Nel corso dell’anno è aumentata l’attività chirurgica e, in particolare, la chirurgia mini-invasiva, che consente una ripresa più rapida e minori complicanze post-operatorie. “Il rilancio di un reparto non passa solo dai parti”, spiega Biondelli. “Passa dalla capacità di prendersi cura della salute della donna in tutte le fasi della vita”.

Dentro questo percorso si colloca uno dei progetti più significativi: la Casa del parto. Non una struttura separata, ma un modo diverso di pensare gli spazi e l’esperienza della nascita all’interno dell’ospedale. Ambienti progettati per essere accoglienti e confortevoli, in cui la tecnologia è presente ma non invadente. Luci studiate, arredi integrati, monitor nascosti: stanze che assomigliano più a una camera da letto che a una sala operatoria.

“L’idea è creare un luogo in cui la donna si senta protagonista e non paziente”, racconta Biondelli. “Un ambiente che favorisca la libertà di movimento, il coinvolgimento del partner e un approccio meno medicalizzato, senza rinunciare alla sicurezza”. La presenza del padre durante il parto, il contatto pelle a pelle nelle prime ore di vita del neonato, spazi dedicati per condividere quel momento senza affollamenti sono parte integrante del progetto. “Non sono dettagli emotivi”, sottolinea il primario, “ma aspetti che incidono concretamente sul benessere della madre e del bambino”.

Biondelli ginecologo ostetricia repartoBiondelli ginecologo ostetricia repartoBiondelli ginecologo ostetricia reparto

Non è un caso se alcuni ambienti comuni sono già stati ‘rinnovati’ in modo da essere più piacevoli, oltre che più funzionali. E se si sta facendo spazio, sui muri del reparto, a nuove fotografie a tema al posto dei vecchi e obsoleti quadri che lasceranno il posto a qualcosa di più allegro e piacevole, perchè anche l’occhio vuole la sua parte.

Il rilancio passa anche dalla diagnosi prenatale. Il reparto sta lavorando alla costruzione di una rete organizzativa con alcuni tra i principali centri di riferimento nazionali, per garantire valutazioni complesse e percorsi terapeutici programmati. “Vogliamo evitare che le famiglie si trovino sole davanti a una diagnosi difficile, costrette a muoversi in urgenza senza sapere dove andare”, spiega Biondelli. “La rete serve a dare risposte chiare, non a spostare i problemi”.

In questa direzione si inserisce anche l’arrivo di nuovi ecografi di fascia alta, fondamentali per la diagnosi prenatale avanzata e per il confronto in telemedicina con i centri specialistici. Un passaggio che consente di chiarire i dubbi direttamente sul territorio, riducendo spostamenti inutili e aumentando la qualità dell’assistenza. “Non si tratta di trattenere le pazienti a tutti i costi”, precisa il primario, “ma di accompagnarle con competenza e trasparenza”.

Guardando al medio periodo, il reparto lavora anche sulla prospettiva della chirurgia robotica, pensata come strumento per affrontare interventi complessi, sia per patologie benigne sia oncologiche. “Ma la tecnologia, da sola, non basta”, avverte Biondelli. “Serve formazione, esperienza e una programmazione rigorosa. Altrimenti il rischio è quello di trasformare un’opportunità in uno spreco”. Per questo il progetto viene inserito in una strategia più ampia, che punta a valorizzare le competenze e a costruire modelli di collaborazione sostenibili.

Il bilancio di fine anno non è un racconto trionfalistico. Il San Timoteo resta un punto nascita sotto osservazione, in un contesto regionale fragile e segnato da anni di incertezza. Ma non è più un reparto immobile, in attesa di decisioni altrui.

“Questo è un territorio che non può permettersi di perdere presìdi fondamentali”, conclude Biondelli. “Il nostro compito è dimostrare, con i fatti, che qui si può crescere. I numeri che vediamo oggi non sono un punto di arrivo, ma un segnale. E i segnali, quando sono concreti, meritano di essere ascoltati”.