Logo
Pestaggio del 14enne a Santa Croce, il racconto di Primonumero rilanciato da giornali e tv nazionali. Condanna della scuola e sconcerto dal territorio

Dopo l’articolo-testimonianza pubblicato da Primonumero, la vicenda dell’aggressione al minorenne a Santa Croce di Magliano ha avuto risonanza nazionale ed è stata ripresa anche dal Corriere della Sera e da altri nazionali. Arrivano intanto prese di posizione nette dall’Istituto Agrario di Larino, da esponenti del territorio e dal mondo accademico. Al centro resta un’emergenza che non può più essere ignorata.

La vicenda del 14enne brutalmente aggredito a Santa Croce di Magliano, raccontata da Primonumero attraverso la testimonianza diretta della madre della vittima, ha superato i confini del paese e della cronaca locale. L’articolo pubblicato ieri, corredato dal video del pestaggio diffuso con tutte le garanzie di anonimato e con il consenso della famiglia, ha avuto una forte eco mediatica ed è stato rilanciato anche dal Corriere della Sera, che ha citato Primonumero come fonte del racconto.

Un passaggio che conferma come quanto accaduto in via Roma sabato 6 dicembre non sia un fatto marginale o isolato, ma un episodio di violenza estrema che interroga una comunità intera e, più in generale, il modo in cui vengono affrontati fenomeni sempre più diffusi come bullismo, aggressioni di gruppo e baby gang, anche in piccoli centri.

Dopo la pubblicazione dell’articolo, sono arrivate reazioni ufficiali e prese di posizione nette. In una nota, la dirigente scolastica e l’intera comunità dell’Istituto Tecnico Agrario di Larino – frequentato dalla vittima e da alcuni degli aggressori – hanno espresso “la più ferma e unanime condanna” per la gravissima aggressione, pur precisando che l’episodio è avvenuto al di fuori del contesto scolastico e che la scuola non è stata ufficialmente coinvolta nei fatti.

Santa croce picchiato baby gang

L’istituto ha manifestato “piena e sincera solidarietà” alla vittima e alla famiglia, ribadendo che “ogni atto di violenza, indipendentemente dal luogo in cui si consuma, è inaccettabile e contrario ai valori fondamentali di rispetto, legalità e convivenza civile”. Nella stessa nota si parla apertamente di emergenza, sottolineando la necessità di un’azione coordinata tra scuola, istituzioni e territorio, soprattutto alla luce del coinvolgimento di ragazzi di età molto bassa e provenienti da contesti diversi. “Serve un impegno corale”, scrive la scuola, rinnovando il proprio ruolo educativo in attesa che le autorità competenti accertino le responsabilità.

Parole di vicinanza sono arrivate anche dall’ex sindaco di Santa Croce di Magliano, Giovanni Gianfelice, che ha espresso solidarietà al ragazzo e alla madre, auspicando che “istituzioni, scuola, forze dell’ordine, famiglie e cittadini, ognuno per la propria parte, mettano immediatamente fine a tanta inaudita violenza”.

Sul piano dell’analisi, la vicenda è stata letta anche come spia di un fenomeno più ampio. Il criminologo forense Vincenzo Musacchio ha parlato apertamente di baby gang, bullismo e cyber criminalità come di un problema criminale e sociale che richiede prevenzione e interventi strutturati. Secondo Musacchio, la dinamica di gruppo, il bisogno di appartenenza e l’assenza di adeguati presìdi educativi e sociali possono spingere adolescenti molto giovani verso comportamenti violenti, amplificati anche dall’uso dei social e dalla spettacolarizzazione della violenza.

“Stiamo facendo troppo poco e spesso nel modo sbagliato – è il suo monito – e abbiamo il dovere di impegnarci di più”, investendo in prevenzione, supporto psicologico e percorsi educativi condivisi tra scuola, famiglie e comunità locali.

Il fatto che una storia partita da un piccolo centro del Molise sia arrivata sulle pagine di un grande quotidiano nazionale non è un dettaglio secondario. È il segnale che il problema esiste, che non riguarda solo le periferie delle grandi città e che il silenzio o la minimizzazione non sono più un’opzione.

Raccontare ciò che è accaduto, documentarlo e raccogliere le reazioni non significa alimentare processi mediatici, ma contribuire a far emergere una realtà che chiede risposte immediate, prima che la violenza diventi normalità o, peggio, tragedia irreversibile.