La visione di Enrico Miele: “Portare tutte le auto in centro è un errore”. Il metodo dell’1% per migliorare Termoli, “anche con scelte impopolari”
L’assessore ai Lavori Pubblici e ai Trasporti fa il punto dopo un anno e mezzo di mandato: la scelta di fermare le auto prima del centro, la rete di parcheggi semicentrali, il ruolo delle navette e le pedonalizzazioni “non ideologiche”. Poi il metodo di governo: meno annunci, più manutenzione costante, risposte rapide ai cittadini e una visione di città costruita per gradi, dall’1% quotidiano alle opere strutturali.
Avvocato, amministratore, uomo di ascolto. Enrico Miele è assessore ai Lavori Pubblici e ai Trasporti del Comune di Termoli da poco più di un anno e mezzo, una fase cruciale del mandato amministrativo guidato dal sindaco Nico Balice. Stesso partito del primo cittadino, Forza Italia, e con un preciso peso politico ed elettorale: Miele è stato il primo eletto fra gli azzurri e il terzo più votato in assoluto in città, con un consenso che lui stesso definisce soprattutto “di opinione e di stima”, cresciuto nel tempo grazie a una presenza costante sul territorio e a un rapporto diretto con i cittadini.
Un rapporto che non passa solo dagli uffici comunali. Miele è tra gli amministratori più esposti e rintracciabili: dialoga sui social, riceve segnalazioni via messaggio, risponde direttamente a richieste che riguardano manutenzioni, illuminazione, decoro urbano. Ha ideato e attivato gruppi WhatsApp operativi per mettere in rete amministratori e struttura comunale, con l’obiettivo di accelerare i tempi di risposta e superare le lentezze tipiche della macchina pubblica. Un metodo pragmatico, mutuato anche dall’esperienza professionale e dal mondo aziendale, che punta sulla condivisione delle informazioni e sul lavoro di squadra.
In questa intervista, l’assessore traccia un bilancio del lavoro fatto fino a questo momento e racconta una visione amministrativa che rifiuta gli annunci e le scorciatoie, e che parte invece dai dettagli quotidiani: la manutenzione costante, il miglioramento progressivo, la cura degli spazi pubblici come prerequisito per qualsiasi grande opera. Un approccio che lui stesso riconduce al concetto di kaizen, il miglioramento continuo applicato alla politica e alla pubblica amministrazione.

Assessore, partiamo dal punto che più divide e più incide sulla vita quotidiana: i parcheggi. Lei lo dice chiaramente: portare tutte le auto in centro è un errore.
“Sì, lo dico senza giri di parole: è inutile ed è sbagliato portare tutte le auto in centro. È un modello che non funziona più, né per i residenti né per i visitatori”.
Qual è allora la strategia che state portando avanti?
“Costruire una rete di parcheggi semicentrali, collegati tra loro e con il centro, e fermare le auto prima che arrivino nel cuore della città. È una scelta strutturale, non episodica”.
Di che rete parliamo, concretamente?
“Di più punti, non di un unico grande parcheggio: Piazza Sant’Antonio, Piazza Donatori di Sangue, le aree legate a RFI, Pozzo Dolce, ma in futuro anche Piazza del Papa, il cimitero. Tutti spazi che devono dialogare tra loro e con il centro attraverso un sistema efficiente”.
In questo disegno le navette diventano indispensabili.
“Assolutamente sì. Se immagini una città con meno auto in centro, non puoi pensare a una navetta attiva solo poche ore al giorno. Devi strutturare il servizio, renderlo affidabile e continuo, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso”.
Scelte del genere però scontentano qualcuno. Se ne assume la responsabilità?
“Sì, perché sono scelte di interesse generale. Se continuiamo a inseguire l’idea che tutti debbano parcheggiare davanti al negozio, non andiamo da nessuna parte”.
Via Pepe è diventata il simbolo di questo approccio.
“Lì non ho tolto un parcheggio: ho restituito dignità a un marciapiede che per anni è stato occupato abusivamente. Ed è stata una scelta condivisa prima di tutto con il sindaco, che ringrazio perché è sempre presente e sostiene con la massima fiducia il lavoro che l’assessorato sta portando avanti, quindi con tutta la maggioranza, con consiglieri sempre pronti al dialogo e orientati al bene di Termoli. Del resto io vivo a Termoli da sempre e non ho mai visto, prima dei paletti, quel marciapiede libero”.

Le polemiche non sono mancate.
“Lo so. Qualche attività si è lamentata, ma il parcheggio non esisteva neppure prima: esisteva un abuso. Il paletto è uno strumento immediato per ristabilire una regola di decoro, non è il punto di arrivo”.
Quindi la pedonalizzazione di cui parla non è ideologica.
“No, è funzionale. È pensata soprattutto per la sera d’estate, quando la città esplode di presenze. In inverno Termoli è molto più accessibile alle auto”.
Altrimenti il rischio è il caos.
“Esatto. Se chiudi senza una rete di parcheggi e senza navette, crei solo imbottigliamenti. Arrivi all’incrocio del Grecale e resti fermo. Diventa una città invivibile, soprattutto per i residenti”.
E per chi arriva dalle periferie.
“Certo. Oggi può succedere che un turista parcheggi per settimane pagando poco – perché a Termoli il parcheggio è economico, non scordiamolo – mentre un residente fatica a trovare posto. Questo non è equilibrio”.
Neppure aumentando i posti in centro si risolve.
“No. Anche passando da 94 a oltre 200 posti in Piazza Sant’Antonio e Pozzo Dolce con la riqualificazione in atto, il problema non si risolve da solo. I parcheggi servono, ma non tutti in centro: il grosso delle auto va fermato prima”.
È una scelta di modello urbano.
“Sì. Mettere al centro pedoni, vivibilità e decoro. Non è una guerra alle auto, è una redistribuzione degli spazi. Ed è una scelta necessaria”.
Lei è anche assessore ai Trasporti. Con l’attuale gestore, la GTM, è possibile strutturare davvero un sistema di navette efficace?
“Oggi siamo in una fase di interlocuzione delicata. Il project in essere, secondo noi, non è più adeguato alle esigenze della città”.
Avete già espresso criticità?
“Sì. Ci sono differenze di vedute e contestazioni, ma sempre nel massimo rispetto. Parliamo di un imprenditore che ha dato servizi importanti alla città”.
Ma qualcosa non funziona più.
“Sono cambiati gli interlocutori politici e sono cambiate le esigenze. Noi vogliamo un servizio più efficiente: mezzi adeguati, una vera rete di navette, accorgimenti che oggi non vediamo. Non ancora completamente, almeno”.
Accorgimenti che avrebbero già dovuto esserci?
“Sì, avrebbero già dovuto essere implementati. Quando ci sono due parti, ognuna ha le proprie ragioni. Ma a un certo punto, come nei rapporti interpersonali, quando cambiano gli equilibri bisogna mettere in discussione alcune cose. Io credo che, in maniera intelligente, una soluzione si troverà. Una soluzione che sia nell’interesse della città e anche dell’azienda che oggi svolge il servizio, in un contesto oggettivamente difficile”.
Lei parla spesso di una amministrazione ‘giovane’. In che senso?
“Nel senso che siamo relativamente giovani e possiamo dirlo con grande fierezza: non abbiamo conflitti di interesse. Io, il sindaco, diversi assessori, molti consiglieri. C’è un mix tra chi ha più esperienza e chi è alla prima esperienza amministrativa”.
Questo incide anche sul modo di governare?
“Incide tantissimo. Abbiamo idee giovani, certi retaggi e certi rituali della politica tradizionale sono lontanissimi da noi. Il sindaco riceve dalla mattina alla sera ed è in giro per la città tutti i giorni. Io sono in giro tutti i giorni. Assessori e consiglieri sono in giro, partecipano agli event, stanno in mezzo alla gente. Siamo in contatto costante con i cittadini”.
Un contatto diretto, quotidiano.
“Sì. I cittadini mi scrivono su WhatsApp, sui social, mi fanno segnalazioni. Questo modo di vivere la città fa sì che noi abbiamo le stesse esigenze dei cittadini. Io sono padre di due figli piccoli, ho le stesse necessità di qualsiasi genitore: attenzione alle aree verdi, ai servizi, al decoro, alla sicurezza”.
Termoli è una città molto estesa, di non facile cura.
“Ha 55 chilometri quadrati. Pescara, che ha quattro volte la popolazione, ne ha 35. Questo moltiplica aree da manutenere e situazioni di degrado”.
Ma le risorse sono poche.
“Molto poche. A gennaio parto con 300mila euro per la manutenzione ordinaria. Per una città così estesa è pochissimo, l’equivalente del costo di un appartamento qui a Termoli”.
Questo spiega anche i ritardi delle risposte?
“Sui ritardi abbiamo lavorato molto e ottenuto molto. Oggi rispetto alla maggior parte delle segnalazioni si interviene quasi immediatamente, grazie anche a una comunicazione solida e collaudata con la struttura. Si cerca di fare salti mortali con residui o altre entrate, e in generale si interviene”.
Secondo lei Termoli è una città ‘costruita male’?
“Quartieri come Difesa Grande o i Fucilieri hanno chilometri di strade e di costi. In questo anno e mezzo è stato asfaltato pochissimo, bisogna ammetterlo, ma ci sono strade che ne avrebbero bisogno urgente”.
In passato si asfaltava di più.
“Sì, a volte però anche inutilmente. Non lo dico per criticare, ma oggi serve un cambio di approccio”.
Cioè?
“Dare centralità alla manutenzione costante. È un segnale che ho voluto dare. Se fai manutenzione continua, eviti le emergenze”.
È qui che entra il concetto di miglioramento continuo.
“Sì. È più efficace migliorare dell’1% cento cose, piuttosto che una sola cosa del 100%. La città cambia così”.
Lei ha spesso detto che non si può puntare solo sulla grande opera, dimenticando tutto ciò che c’è prima.
“Esatto. Non puoi pensare a un cambiamento epocale e poi disinteressarti dei passaggi intermedi. Vale per il tunnel, vale per qualsiasi grande opera. Prima di arrivarci, devi migliorare ogni giorno ciò che c’è”.
In che senso?
“Ascolto segnalazioni di interventi attesi da trent’anni: una buca, un palo della luce spento, strade come il tratto finale di via Po o via Ticino mai asfaltate. Non puoi ignorare tutto questo e poi dire ‘arriverà la grande opera’. La grande opera arriva se prima sistemi la strada che ti ci porta”.
Quindi miglioramento costante.
“Esatto. Miglioramento costante e progressivo. La città deve avere decoro, attenzione, cura. Poi arrivano anche le opere più importanti”.

C’è qualcosa di cui va particolarmente orgoglioso?
“Sì. L’illuminazione di via Corsica, il muro del porto, i vasi disposti su Corso Nazionale, che alla fine si sono rivelati la migliore soluzione possibile fra arredo e funzionalità. Interventi discussi all’inizio, ma oggi nessuno tornerebbe indietro”.
C’è anche una dimensione simbolica fra le cose di cui si è occupato.
“La fontana di Piazza Sant’Antonio, per esempio, che oggi funziona e prima era spenta. Un faro che illumina il murale di Pietro Mennea o la rotonda dell’ancora al Terminal, dove ora c’è luce e decoro. Questo sembra poco, ma cambia la percezione di una città”.
Il suo cruccio maggiore?
“I parcheggi restano una priorità, ma l’altra grande sfida è la cultura. Manca un contenitore stabile per offrire eventi tutto l’anno”.
Ci state lavorando?
“Sì, ed è giusto che ne parli il sindaco Balice, se ne sta occupando in prima persona ed è arrivato già a un ottimo punto. Io posso dire che qualcosa è previsto”.
Si è parlato anche del Nautico.
“Sì, rientra in una visione più ampia, nel Piano Città, ma insisto anche io: è giusto che i dettagli li fornisca il sindaco”.
Restando sulle opere incompiute: il PalAltrisport lasciato a metà.
“È una ferita brutta. Tenerlo così non va bene. Nel programma delle opere pubbliche abbiamo previsto la sistemazione. Abbiamo partecipato anche a un bando, siamo in attesa dell’esito”.

Quindi qualcosa succederà.
“Sì. L’abbiamo trovato in quelle condizioni, ma non possiamo lasciarlo così. Diventerà qualcosa, con una destinazione sportiva. È uno spreco lasciarlo inutilizzato”.
Intanto però arriva una buona notizia: a gennaio consegnate il nuovo PalAirino. Che tipo di intervento è stato fatto?
“Una riqualificazione totale: pavimentazione nuova, gradinata rifatta, spazi ampliati, spogliatoi completamente nuovi. È una struttura efficiente, pensata per l’attività sportiva, in particolare per il basket”.
Assessore, c’è un problema che attraversa tutti questi interventi: il vandalismo. Giochi, arredi, spazi pubblici spesso vengono danneggiati. Come si risponde a questo fenomeno?
“È una spina nel fianco non solo di Termoli, ma di tutte le città. Il vandalismo compromette sforzi anche piccoli, ma costosi, perché ogni ripristino assorbe risorse che potremmo usare altrove. Io però parto da un principio molto semplice: alla notizia di un atto vandalico bisogna intervenire entro 24 ore, se possibile anche prima”.

In che modo?
“Se c’è una scritta, si pulisce subito. Se un gioco è rotto, si mette immediatamente in sicurezza, si toglie il pezzo danneggiato e si interviene appena arriva il ricambio. L’esperienza ci dice che la risposta immediata è già un deterrente: chi ha vandalizzato capisce che c’è controllo, che qualcuno guarda e interviene. Se invece lasci il degrado, il degrado aumenta”.
Quindi la rapidità è più efficace delle sole sanzioni.
“Sì. Per le competenze del mio assessorato, la priorità è intervenire subito. Poi c’è il tema dell’illuminazione: migliorare la luce significa aumentare la percezione di controllo. Lo stiamo facendo anche nelle nuove aree gioco, dove sono previsti pali aggiuntivi. E naturalmente c’è la videosorveglianza, che resta un deterrente”.
Ma il problema, alla fine, è culturale.
“È così. Gli strumenti materiali aiutano, ma il vero tema è il ‘software’: educazione, cultura, famiglia. È una società che ha perso molti riferimenti. Spesso il vandalismo è un grido di attenzione. Però posso dire una cosa: dove interveniamo subito e dove lo spazio torna curato, gli episodi tendono a non ripetersi. È successo con i vasi sul corso, è successo in altri punti della città. La cura chiama rispetto”.
Chiudiamo con una riflessione più ampia sulla politica. Cosa serve per diventare amministratore?
“Se mancano i requisiti minimi di accesso non funziona. Se ti basi solo sulla quantità, sul consenso elettorale, ti arriva chiunque. È un problema nazionale”.
Manca una vera formazione?
“Non c’è più una scuola politica. Il Consiglio comunale dovrebbe essere una palestra vera. Come fai a fare il sindaco senza aver mai fatto nemmeno il consigliere?”.
Saltare i passaggi è un errore, dunque.
“Assolutamente. Chi non vive la città, anche se ha buone idee, diventa una meteora.La politica in fondo è fatta di relazioni e di rapporto umano. Spesso la gente viene solo per essere ascoltata. Se perdi il contatto con la società, sei finito”.


