L’ex Fuori Rotta sul Lungomare rinasce: dopo oltre 10 anni di abbandono partono i lavori per il “Panfilo 2.0”
Avviato il cantiere per recuperare l’ex Fuori Rotta, storico locale sul lungomare Colombo: dopo il degrado e la decadenza amministrativa, la struttura torna a vivere con un progetto firmato Hitaly Group e Studio Loreto & Candeloro. Un restauro che è anche un viaggio nella storia balneare di Termoli, dal 1940 a oggi.
Il Panfilo, quello vero, quello che ha attraversato ottant’anni di storia cittadina, torna a vivere. Non più “Fuori Rotta”, non più l’edificio sfigurato e abbandonato che da oltre un decennio accoglie — nel peggiore dei modi — chi imbocca il lungomare Cristoforo Colombo.
Da questa settimana, dopo anni di attese, ricorsi, concessioni decadute, sigilli e degrado, l’immobile al civico 53 entra ufficialmente nella sua fase di rinascita: un recupero totale che lo restituirà alla città come “Panfilo 2.0”, omaggio alla sua storia e promessa di una nuova stagione.

Il 3 dicembre sono iniziati i lavori preliminari. Il giorno successivo la recinzione è stata completata, gli operai sono entrati all’interno e il cartellone di cantiere — comparso pochi giorni fa sulla facciata — segna quello che molti residenti definiscono “un momento storico”.
Il progetto è affidato a Hitaly Group Srl, guidata dall’imprenditore molisano Roberto Padulo, fondatore e Ceo della società tecnologica Dimensione. La progettazione è firmata dallo Studio Loreto & Candeloro, con gli architetti Fulvio Loreto e Alida Candeloro, mentre la direzione dei lavori è dell’architetto Nicola Guglielmi.
L’esecuzione è stata assegnata alla De Vincenzo Costruzioni Srl, impresa del capoluogo.
Si tratta di un recupero conservativo con ristrutturazione e risanamento, un intervento profondo che prevede la valorizzazione delle strutture esistenti e la riqualificazione degli spazi interni ed esterni, con “un’attenzione particolare all’inserimento armonico nel paesaggio del lungomare”. Alcune differenze tra i primi studi progettuali e i rendering finali indicano un’evoluzione del concept, orientato verso linee più leggere, terrazze funzionali e un uso moderno dei materiali.
Il cronoprogramma parla chiaro: 195 giorni di lavori, con data di fine prevista il 14 giugno 2026.
Il Comune ha autorizzato un’occupazione di suolo pubblico fino al 31 luglio 2026, con modifiche alla viabilità: senso unico alternato, restringimento della carreggiata, divieti di sosta e percorsi protetti per pedoni e mezzi di emergenza.
È un cantiere che non passa inosservato, sia perché si trova in una posizione centralissima e strategica, sia perché tocca un edificio che negli ultimi anni era diventato un simbolo dell’abbandono urbano. Ora, al contrario, diventa il perno di una rigenerazione attesa e necessaria.
Dieci anni di silenzio, sigilli e contenziosi
L’ex Panfilo — divenuto “Fuori Rotta” tra gli anni Novanta e Duemila — aveva chiuso i battenti prima del 2010, lasciando dietro di sé una struttura che anno dopo anno è sempre più scivolata nel degrado.
Nel luglio 2020, dopo una lunga serie di contenziosi e morosità relative ai canoni demaniali, e scadute le concessioni da un pezzo, scattarono i sigilli. Non fu un sequestro giudiziario, ma una riappropriazione del bene da parte dello Stato, così come disposto da una sentenza del TAR. A condurre l’operazione fu un intervento congiunto della Capitaneria di Porto, della Polizia Locale e dell’Agenzia del Demanio. Nelle stanze ormai disordinate del Fuori Rotta venne trovata perfino una cassaforte, aperta secondo procedura. Quell’immobile, un tempo luogo di feste, terrazze affollate e serate estive, era diventato una carcassa vuota, corrosa dal sale e dall’incuria.
Nel 2022, dopo il rientro allo Stato, è stato pubblicato dal Comune un bando di concessione ventennale. L’iter è stato parecchio discusso — soprattutto per la clausola che richiedeva un’esperienza specifica in concessioni demaniali marittime — ma alla fine è arrivata un’unica offerta, accolta dalla giunta dell’epoca. Fu la prima vera svolta dopo dieci anni di immobilismo

RIPROPINIAMO QUI UN ARTICOLO CHE RICOSTRUISCE LA STORIA DEL PANFILO SCRITTO DALLO STORICO GIOVANNI DE FANIS
Per capire infatti cosa rappresenta la rinascita del Panfilo, bisogna tornare indietro nel tempo, molto indietro. Agli anni in cui la Marina di Sant’Antonio era una lingua di sabbia con appena due stabilimenti balneari in legno.
Nel marzo del 1940, Manfredo Sciarretta, insieme al fratello Salvatore, costruì il primo stabilimento balneare in muratura della storia termolese: un edificio moderno, elegante, progettato dall’ingegner Galileo Sciarretta.
Il Panfilo nasceva come uno spazio polifunzionale: ristorante, sala da ballo, terrazza solarium, un luogo pensato per accogliere la nuova borghesia italiana in cerca di mare e mondanità. La guerra ne interruppe la costruzione, ma non la vita.
Gli alleati, sbarcati a Termoli, lo utilizzarono come circolo ufficiali. Nel dopoguerra, finalmente completato, divenne il cuore pulsante della balneazione cittadina: concerti, balli, concorsi di bellezza, cene estive, feste sul terrazzo.
Negli anni Cinquanta si esibirono Ornella Vanoni, Fred Bongusto, Adriano Celentano.
Negli anni Settanta arrivò la gestione riminese dei Cevoli, che introdusse un modello balneare nuovo: ombrelloni ordinati, cabine numerate, servizi moderni. Fu una stagione d’oro.
A subentrare furono poi i Napolitano, che negli anni Ottanta e Novanta cercarono — tra ristrutturazioni e investimenti — di mantenerne il prestigio in una Termoli che iniziava a perdere terreno rispetto ad altre località più attrezzate.
Poi arrivarono le difficoltà, le gestioni infruttuose, i cambi di nome, la trasformazione in risto-pub “Fuori Rotta”, il restyling considerato da molti “sproporzionato” e fuori contesto, la lenta discesa verso la chiusura definitiva.

Oggi, dopo vicende che hanno attraversato ottant’anni di storia cittadina, il Panfilo torna Panfilo.
Il progetto del Panfilo 2.0 non vuole cancellare il passato ma reinterpretarlo: linee più leggere, ampiezze vetrate, spazi aperti verso il mare, materiali contemporanei e un’identità che omaggia il nome originario.
A parlare, più di qualunque previsione, sono intanto le immagini del progetto affisse sul cantiere: volumi più ordinati, linee essenziali, pareti chiare, aperture ampie verso il mare. Un linguaggio architettonico contemporaneo, asciutto, che mette da parte le scenografie degli anni Duemila e punta su forme pulite e leggerezza visiva. Si intravede un edificio pensato per tornare a essere un ristorante affacciato sull’acqua. Il nome scelto, “Panfilo 2.0”, non promette nostalgie, ma una continuità: restituire dignità a un luogo storico, adattandolo alla città di oggi.







