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Eseguite le autopsie su Sara e Antonella, ma restano aperte tutte le ipotesi. Tra i cibi sequestrati anche funghi

Sette ore di accertamenti all’obitorio del Cardarelli non bastano a chiarire la causa della morte di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi. Dall’autopsia nessuna risposta immediata: si attendono gli esami tossicologici e chimici. Sotto sequestro numerosi alimenti trovati in casa, compresi funghi e conserve. Cinque i medici indagati. Il padre trasferito in reparto ordinario allo Spallanzani.

Sette ore di autopsia non sono bastate a dare una risposta. Al termine di una giornata lunga, tesa, carica di attese, sulla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, resta ancora un grande punto interrogativo. Le autopsie, eseguite il 31 dicembre all’obitorio dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, non hanno consentito di individuare una causa immediata dei decessi. E dunque tutte le ipotesi restano aperte.

L’accertamento irripetibile, iniziato in mattinata alle 9 e 30 e concluso nel pomeriggio, si è svolto alla presenza del medico legale nominato dalla Procura di Campobasso, la dottoressa De Luca, affiancata dal gastroenterologo dottor Laterza. Presenti anche i consulenti dei cinque medici indagati, il consulente di parte della famiglia, l’anatomopatologo Marco Di Paolo, i legali e gli investigatori della Squadra Mobile.

Proprio Di Paolo, al termine dell’esame, ha chiarito che allo stato è possibile parlare soltanto, in termini generici, di una tossinfezione di natura alimentare. Nulla di più. Nessuna sostanza è stata individuata, nessuna pista può essere esclusa. Per capire cosa abbia ucciso “due persone sanissime” morte a poche ore di distanza l’una dall’altra, “sarà necessario attendere i risultati di esami che richiederanno tempi tecnici più lunghi: dai 30 ai 60 giorni” dichiara l’avvocato della famiglia Paolo Lanese.

Parallelamente, proseguono le indagini sugli alimenti sequestrati nell’abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella, tuttora sotto sequestro. Gli investigatori hanno repertato un’ampia varietà di cibi: conserve industriali e preparazioni casalinghe, sott’oli, formaggi, marmellate, polpette, mozzarella, baccalà gratinato e anche funghi. Barattoli e confezioni di diversa provenienza, alcuni prodotti in casa, altri acquistati. Tutto sarà analizzato nei prossimi giorni presso l’Istituto zooprofilattico di Abruzzo e Molise. Una lista dettagliata dei campioni è in fase di ultimazione e sarà trasmessa al Ministero della Salute.

Il focus degli inquirenti resta concentrato in particolare sulla giornata del 23 dicembre, quando in casa erano presenti solo il padre Gianni Di Vita, la moglie Antonella e la figlia minore Sara. La figlia maggiore, Alice, non era con loro. Diverso il contesto della vigilia di Natale, quando ai pasti avevano partecipato più persone, nessuna delle quali ha poi accusato sintomi. Un elemento che, pur non escludendo nulla, orienta l’attenzione investigativa su ciò che potrebbe essere stato consumato il giorno prima, il 23.

L’inchiesta della Procura di Campobasso procede su un doppio binario, sanitario e giudiziario. Cinque i medici indagati: tre del pronto soccorso del Cardarelli – Maria Balbo, Ramon Aldo Olivieri e Pietro Vuotto – e due della Guardia medica, Angela Maria Castelluzzo e Michele Formichella. Le ipotesi di reato sono omicidio colposo, lesioni personali colpose e responsabilità medica. Secondo quanto emerso finora, madre e figlia sarebbero state dimesse e rimandate a casa in due occasioni, nonostante la presenza di sintomi, prima del rapido e drammatico peggioramento del quadro clinico, sfociato nel cedimento multiorgano. La Asrem ha tuttavia specificato di aver rispettato tutti i protocolli previsti. 

Intanto arrivano notizie più rassicuranti dallo Spallanzani di Roma. Il padre della quindicenne, Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi, è stato trasferito dal reparto di Rianimazione a un reparto ordinario. Lo ha comunicato l’Istituto nazionale per le malattie infettive, spiegando che la decisione è stata presa “vista l’evoluzione favorevole del quadro clinico”. Restano ricoverati, a scopo assistenziale e precauzionale, sia lui sia che la figlia maggiore Alice, entrambi seguiti dall’équipe medica e supportati anche dal team di psicologi dell’Istituto.

Pietracatella, intanto, vive giorni sospesi. Il sindaco Antonio Tomassone ha annunciato il lutto cittadino nel giorno dei funerali per i quali si attende di conoscere la data dopo il nulla osta della Procura, e l’annullamento di tutte le iniziative di Capodanno. Le risposte che una famiglia e un’intera comunità attendono non sono ancora oggi. Arriveranno, forse, dai laboratori, dai referti tossicologici, da quei dati scientifici che dovranno trasformare un sospetto in una certezza. Per ora resta una tragedia senza spiegazione.