Don Jimmy, dal Burundi a parroco di Spinete e cappellano dell’Unimol: “Dell’Italia amo la famiglia riunita. I giovani vanno ascoltati”
Don Jimmy Kwizera, 40 anni a febbraio, da 4 anni è il parroco di Spinete, dove è arrivato in punta di piedi grazie alla sua amicizia con don Massimo e da allora è riuscito ad unire la comunità, coinvolgere i più giovani e anche aiutare gli studenti, come cappellano dell’Unimol
Chissà se il suo legame con la Chiesa è iniziato nel settembre del 1990, quando bambino avvolto in una maglia da adulto che riportava il viso del papa polacco ha accolto nel suo Burundi Papa Giovanni Paolo II. In quel settembre di 35 anni fa, papa Wojtyla raggiungeva per il suo viaggio apostolico l’Africa, e dopo la Tanzania, arrivava in Burundi, nel cuore del continente, in uno stato “grande quanto la Sicilia o la Sardegna, ma con 13 milioni di persone”. Lo descrive così il suo paese di origine don Jimmy Kwizera, il parroco di Spinete da quattro anni alla guida della comunità cristiana del paese. Proprio a casa sua il pontefice venuto da Cracovia visitava le popolazioni africane, e tra i milioni che lo accolsero c’era anche lui, “avevo 4 anni e mi raccontano che mi misero addosso unat t-shirt creata per l’occasione con il viso del papa e mi arrivava praticamente ai piedi, come una talare”.

E quella talare, tanti anni dopo la indossa davvero: è un uomo alto don Jimmy, sempre elegante nel suo maglioncino scuro come anche il pantalone, con camicia bianca abbinata, e talare a coprire tutto, ma soprattutto a riscaldare, “così in inverno sono più caldo, perché qui fa freddo”. E in effetti sul freddo si è facilmente d’accordo, nel paesino alle porte di Bojano dove l’inverno è particolarmente gelido, soprattutto al mattino presto, quando raggiunge la chiesa per la messa della giornata, o la sera. Nella sua casa dalle pareti grigie e verde mela, davanti al tavolino pieno di libri, con la biografia di Papa Francesco “Spera” che cattura l’attenzione appena entri, la chiacchierata con lui per ripercorrere il viaggio che dalla città di Ngozi lo ha portato a Roma prima, a Castelpetroso poi e infine a Spinete, diventa un piacevole momento per ascoltare la storia di chi ha fatto di tutto per inseguire il suo sogno, quello di studiare prima di tutto: “studiare è un bene, apre le porte, apre la mente”.

La sua strada con la chiesa si è formata da sola, creata passo dopo passo anche grazie alla vicinanza della sua casa con la cattedrale, “dove andavo a servire la messa, ogni giorno, alle 6 e poi andavo a scuola, ero bravo e mi piaceva studiare, quando dovevo decidere che cosa fare avevo due strade davanti a me: una borsa di studio in Francia per studiare medicina e quindi un futuro da professionista e la carriera, o il seminario, accadde che il mio parroco divenne rettore, quello per me fu un segno. Poi, quando gli chiesi aiuto mi disse di seguire il cuore, così entrai in seminario, non volevo diventare medico”. Dopo i tre anni di laurea triennale in filosofia, prende un aereo e arriva a Roma per specializzarsi in Antropologia filosofica ed etica, a cui ha aggiunto un dottorato in Teoria Mimetica, “per farti capire l’uomo imita tutti, l’uomo impara imitando tutti ed è questa la chiave di lettura dell’attualità, anche in relazione agli ultimi gravi episodi di violenza”. Proprio qui, senza sapere una parola di italiano, segue le lezioni, gira per la capitale con il navigatore, e impara in pochissimo tempo anche la lingua.

Con il suo animo sempre gioviale, aperto al confronto, dalla parlantina fluente con un italiano che è praticamente perfetto, don Jimmy conquista facilmente chiunque, perché finisci a parlarci di qualunque cosa, dalla sua passione per la filosofia agli argomenti di attualità, passando per i rapporti familiari, di coppia, lavorativi e soprattutto con l’ascolto attento a cui far seguire un consiglio calmo e di valore. Conquista tutti don Jimmy, dalle anziane signore che lo invitano a pranzo per una piacevole chiacchierata e un confronto serrato, fino ai giovani, quelli che si trovano di passaggio a Spinete magari per insegnare, fino ai ragazzini della scuola che parlano di lui con grande entusiasmo, come di un fratello e amico maggiore, da cui possono imparare e con cui possono crescere. E proprio grazie alla sua giovane età, alla sua calma che nasconde un animo energico e coinvolgente, è diventato anche cappellano dell’Unimol riuscendo a riavvicinare i giovani ad una figura molto spesso vista con diffidenza.

“Io non sono un professionista, non sono uno psicologo, ma i ragazzi mi chiedono di incontrarli per parlare, hanno bisogno di essere ascoltati. L’età in cui arrivano all’Università è abbastanza critica, è quella in cui cominciano a crescere e a farsi delle domande sulla vita, incontrano difficoltà reali e concrete, magari vivendo anche situazioni familiari difficili; andare all’università li porta a vivere una dimensione diversa, qualcuno è pendolare, altri vivono a Campobasso ma devono lavorare per pagarsi gli studi, vivono delle tensioni, per questo vanno ascoltati ed orientati. Se prima eravamo noi a voler incontrare i ragazzi, ora sono loro a voler chiedere di avere un ufficio per il cappellano, una cappella dove poter fare la messa. I ragazzi hanno bisogno di incontrare qualcuno che li ascolti, dopo il Covid hanno perso entusiasmo per la vita oltre lo studio, si dedicano agli esami e sono diventati passivi, invece stiamo lavorando per riportare attività, incontri e anche tavole rotonde e seminari di attualità e di orientamento”.

L’Unimol ha anche coinvolto don Jimmy nel progetto di un master in inglese indirizzato agli studenti di Economia che vengono dall’estero, “sto lavorando per portare i ragazzi qui, collaboro con loro e con l’Unimol come incaricato per la Pastorale Migrazione per internazionalizzare l’università, un progetto grande che coinvolge i giovani”.

A Spinete ci è arrivato grazie a don Massimo, rettore della basilica di Castelpetroso, “gli ultimi anni di studi li ho trascorsi lì, durante il covid, ho finito il dottorato in Molise, poi lui è stato chiamato alla segreteria vaticana e ha fatto il mio nome per sostituirlo come parroco di Spinete, visto che spesso lo aiutavo e venivo a dire la messa. La mia diocesi ha fatto una convenzione con la diocesi di Campobasso – Bojano per una cooperazione missionaria, io ho un mandato di 3 anni rinnovabile. Qui conoscevo tutti, poi loro si sono fidati, io ho una buona memoria e ricordo nomi, cognomi, parentele, figli, mestieri, mi ricordo tutto dei cittadini e questo mi fa apprezzare da loro, perché li conosco davvero. Non mi sentivo fatto per essere parroco, ma per insegnare in Burundi come accademico, poi la Provvidenza invece ha deciso così e ho scoperto che mi piace fare il parroco, Spinete è considerata un modello pastorale, perchè la comunità è attiva, io riesco a seguire tanti progetti e ho anche studiato, concludendo qui il mio Dottorato”.

A gennaio sarà a casa sua, come ogni anno, “Sai quanti nipoti ho?! Noi siamo 7 figli, ho una sorella suora e tutti gli altri hanno 3, 4 figli quindi ho 10 nipoti, quando li raggiungo stiamo tutti insieme e festeggiamo il mio ritorno, ma non come qui in Italia e questo aspetto mi ha sconvolto positivamente quando sono arrivato, le famiglie si riuniscono la domenica, dopo la messa, pranzano insieme, figli, fratelli, nipoti, è bellissimo, è questo il vero valore della famiglia”.

A Natale sarà in chiesa per la messa a festeggiare con tutti i parrocchiani, poi il 26 sarà impegnato in un battesimo, “celebriamo la nascita di Alexander, che dalla Svizzera torna a ricevere il battesimo a casa”.


