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I cinghiali gli creano danni per oltre 150 mila euro: “Costretto a chiudere l’azienda agricola”

Il titolare dell’azienda agricola Albanese di Guardiaregia annuncia la chiusura dell’attività: “Seminare per non raccogliere nulla non conviene e ora col Parco del Matese che vieta l’attività venatoria la situazione è destinata a peggiorare”

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A soli 31 anni Nicola Albanese, titolare dell’omonima azienda agricola di Guardiaregia, parla già con la rassegnazione di chi le ha provate tutte.
“A questo punto – dice – non mi resta che chiudere l’attività perché davvero con tutta questa fauna selvatica in giro non ha alcun senso insistere”.

Nicola si riferisce alla presenza dei cinghiali “che negli ultimi cinque anni mi hanno causato danni per 150 mila euro”.
La sua stima, in una azienda a conduzione familiare che a soli 18 anni Nicola ha ereditato da suo padre (e prima ancora suo padre da suo nonno), è calcolata sui mancati raccolti delle produzioni cerealicole e foraggiere che sono venute meno nell’ultimo quinquennio.
I sacrifici per ottenere una rendita da piccoli e grandi appezzamenti di terreno “in un’area che ha una scarsa vocazione all’agricolatura” (i suoi 50 ettari si trovano tra la parte bassa del paese, nei pressi della zona industriale, fino alla montagna) lo hanno spinto a desistere anche per un’altra ragione: l’istituzione del Parco nazionale del Matese.
“Con questo Parco l’attività venatoria sarà del tutto vietata a Guardiaregia, eppure è anche un problema di pubblica incolumità. Qui ormai i cinghiali ce li abbiamo ovunque: in piazza, nei giardini di casa, è diventato pericoloso circolare sulla statale, io ho praticamente rinunciato a usare la moto perché ne vedo morti sul ciglio della strada di continuo e ho paura. Eppure chi dovrebbe tutelarci non lo fa, ci sentiamo abbandonati come categoria e se qualche anno fa ho deciso di limitare alcuni tipi di colture come l’avena di cui i cinghiali vanno ghiotti, oggi penso che non ci sia più nulla da tentare. Distruggono ogni cosa: grano, foraggi, arrivano finanche nei magazzini a razziare nei sacchi. Abbiamo fatto manifestazioni, ci siamo impegnati come associazione Agricoltori e Allevatori del Territorio, ci hanno fatto promesse, ma la verità è che i raccolti sono azzerati e non conviene tenere aperta un’azienda: i costi per la semina sono importanti e se non devo poter raccogliere nulla tanto vale chiudere”.

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La storia di Nicola arriva a pochi giorni dall’approvazione, da parte della giunta regionale, del nuovo Piano per il contenimento della fauna selvatica che ha introdotto la possibilità di ricorrere a misure più estreme – comprese le operazioni di abbattimento in aree urbane – per ridurre una popolazione fuori controllo ovunque.