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Trova un miliardo e mezzo di lire in una cassetta a Bojano: ora sfida lo Stato per riavere il suo tesoro

Un uomo originario di Vinchiaturo, oggi residente a Foligno, ha scoperto quattro mesi fa un tesoro in lire ereditato da una zia. Dopo il rifiuto della Banca d’Italia, ha avviato una causa per ottenere la conversione, sostenendo che la prescrizione dovrebbe partire dal momento del ritrovamento. Una strada percorribile, ma con scarse possibilità di successo.

Quattro mesi fa, aprendo una cassetta di sicurezza ereditata dopo la morte di una zia a Bojano, C. F., 53 anni, originario di Vinchiaturo e da tempo residente a Foligno, si è trovato davanti un patrimonio inatteso: quasi un miliardo e mezzo di lire in banconote ancora perfettamente integre. Un valore enorme, che convertito oggi supererebbe i 750mila euro.

Come prima cosa ha contattato la Banca d’Italia, convinto di avviare un iter complesso ma possibile. La risposta invece è stata immediata: il termine per convertire le lire è scaduto nel 2012. Da allora, nessuna eccezione. “Sono rimasto senza parole – racconta –. Possibile che lo Stato chieda sempre soldi ai cittadini, tasse, contributi, imposte… e quando si tratta di restituire una somma che è nostra non lo faccia?”.

Il cambio della lira in Italia è regolato da una disciplina rigida. Dopo la fine del corso legale nel 2002 era stato previsto un periodo di dieci anni per consegnare le vecchie banconote. Poi il governo Monti aveva anticipato la scadenza al 6 dicembre 2011, decisione dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale nel 2015. Ma nel 2016 il Ministero dell’Economia ha stabilito un vincolo praticamente invalicabile: per avere diritto al cambio occorre dimostrare di aver presentato una richiesta tra dicembre 2011 e febbraio 2012. Chi non l’ha fatto – o non può provarlo – viene escluso, indipendentemente dal fatto che le banconote siano autentiche o appena ritrovate.

È una condizione che rende impossibile la vita a chi, come C. F., è entrato in possesso delle lire solo nel 2025. Dopo il rifiuto di Bankitalia, l’uomo si è rivolto a un’associazione legale che segue casi simili in tutta Italia. Gli avvocati tenteranno un ricorso davanti al Tribunale di Roma per ottenere il cambio “forzoso”, basandosi su un principio del codice civile: la prescrizione decennale decorre dal momento in cui il diritto può essere esercitato, cioè dal ritrovamento delle banconote.

È un’interpretazione giuridicamente possibile, ma si scontra con un limite pesante: il cambio della lira non è un normale credito privato, bensì un diritto regolato da una normativa speciale che lo Stato considera definitivamente chiuso dal 2012. Finora non esistono precedenti favorevoli a chi ha intrapreso questa strada.
Il caso arriva in un contesto in cui altri Paesi europei permettono ancora oggi la conversione delle vecchie valute nazionali (Germania, Austria, Irlanda). E in passato persino la Banca d’Italia aveva ipotizzato una riapertura dei termini per motivi di equità.

Da Bojano a Roma, la battaglia di C. F. è destinata a misurarsi con un sistema normativo che negli anni ha cambiato più volte rotta, senza mai prevedere cosa accade a chi scopre un tesoro in lire quando ormai i termini sono chiusi. Una contraddizione tutta italiana che ora finirà davanti a un giudice.