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Stellantis, sindacati preparano la mobilitazione. Intanto arriva una batosta: ACC sta per mollare la Gigafactory

La joint venture europea delle batterie starebbe per rinunciare definitivamente allo stabilimento di Termoli. Una notizia che cade come un macigno su un territorio già allo stremo. Il M5S attacca il Governo: “Silenzio inaccettabile, il Molise rischia di essere cancellato dalla filiera europea”. Intanto Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Uglm convocano per il 29 novembre una mobilitazione generale in città: “Serve una svolta, prima che sia troppo tardi”.

La batosta, questa volta, arriva da lontano ma colpisce in pieno il cuore industriale del Molise. Fonti industriali qualificatissime danno per imminente la decisione di ACC – la joint venture franco-tedesco-italiana che avrebbe dovuto costruire a Termoli una delle tre grandi Gigafactory europee – di rinunciare definitivamente all’investimento. Una prospettiva che solo fino a due anni fa sembrava impensabile e che oggi, invece, appare sempre più concreta.

Sul territorio nessuno si stupisce davvero. In tanti, in realtà, da mesi aspettavano un segnale ufficiale, visto il gelo calato sul progetto dopo lo stop del 2024 e le continue accelerazioni di Stellantis fuori dall’Italia, in particolare sul nuovo polo LFP di Saragozza sviluppato con il colosso cinese CATL. Mentre in Spagna si pianificano linee produttive, capitali e posti di lavoro, in Molise resta soltanto un silenzio che da tempo ha smesso di essere prudente ed è diventato inquietante.

Il silenzio di Roma e la denuncia del M5S: “Una resa istituzionale senza precedenti”

A rompere pubblicamente gli indugi sono stati il consigliere regionale del Molise Roberto Gravina e la deputata nazionale Chiara Appendino. In una nota durissima accusano il Governo di aver scelto la strategia dell’attesa passiva: “La possibile rinuncia di ACC – scrivono – conferma ciò che denunciamo da mesi: in Italia non esiste una strategia sull’automotive. L’inerzia del Governo Meloni sta consegnando il futuro industriale del Paese alle scelte unilaterali dei grandi gruppi multinazionali”.

Il bersaglio è soprattutto il ministro Urso, accusato di essersi limitato a rassicurazioni non supportate dai fatti. “Ha scelto la propaganda e non la negoziazione. Ha lasciato soli lavoratori e territori”, dicono Gravina e Appendino, sottolineando come la divaricazione tecnologica tra Europa e Cina renda oggi urgente un’azione politica che invece non c’è mai stata.

Il Movimento 5 Stelle punta il dito anche contro il centrodestra molisano. Gravina, in particolare, usa parole pesanti: “Qui non c’è stata nessuna iniziativa concreta. Nessun pressing, nessuna richiesta formale al Governo. Il Presidente della Regione si fa fotografare nei corridoi dei Ministeri, ma non ha mai imposto una svolta vera. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Termoli rischia di essere sacrificata mentre altrove si costruiscono fabbriche e filiere del futuro”.

Una posizione che trova eco tra molti lavoratori e amministratori locali, sempre più convinti che il Molise stia pagando un prezzo politico altissimo: l’assenza, cioè, di una voce forte ai tavoli nazionali, proprio mentre Stellantis sta ripensando radicalmente la propria presenza in Europa.

Termoli al bivio: senza Gigafactory niente filiera e niente futuro

Il quadro che si apre è drammatico. La Gigafactory non sarebbe stata solo un investimento isolato, ma il perno di una filiera che avrebbe garantito continuità industriale e occupazionale allo stabilimento Stellantis dopo la fine definitiva del ciclo dei motori termici. Senza un polo di batterie, Termoli rischia di ritrovarsi nel mezzo del guado: un impianto sotto-utilizzato, con reparti chiusi o in esubero, e un indotto già in forte sofferenza.

“Termoli non è una vertenza locale”, ricordano Gravina e Appendino. “È il simbolo di un bivio nazionale: decidere se restare nella filiera europea delle batterie o venirne espulsi”.
Una frase che sintetizza il senso della crisi: se ACC si ritira, l’Italia perde uno dei tre pilastri europei delle batterie di nuova generazione. E il Molise, che aveva investito tutto su quella trasformazione, rimane senza un piano industriale alternativo.

Il territorio si muove: il 29 novembre la mobilitazione generale

Mentre la politica discute e Roma tace, i sindacati hanno deciso di accelerare. Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Uglm hanno convocato una mobilitazione generale per il 29 novembre a Termoli, con raduno alle 10 in piazza Donatori di Sangue.
Un appello rivolto non solo ai lavoratori Stellantis e dell’indotto, ma anche a studenti, esercenti, amministratori locali e cittadini.

“L’automotive è il cuore della nostra economia”, si legge nel documento unitario. “Europa e Stellantis devono dare risposte, non più rinvii. Senza investimenti non c’è futuro. Termoli deve restare un polo industriale vivo”.

Il messaggio è chiaro: la crisi non riguarda soltanto lo stabilimento, ma l’intera economia regionale. L’indotto, infatti, negli ultimi due anni ha già perso centinaia di posti di lavoro e diverse imprese sono in condizioni di fragilità estrema.
La mobilitazione del 29 novembre non sarà quindi una manifestazione simbolica, ma una prova di forza e di consapevolezza collettiva.

L’umore della fabbrica: rassegnazione, rabbia, silenzi

Tra gli operai, nelle ultime settimane, si respira un clima teso. Il crollo dei volumi, i reparti spenti, i turni ridotti al minimo, i contratti di solidarietà che ormai regolano la vita quotidiana sono segnali chiari di una crisi strutturale.
“Qui non passa più un camion”, “Siamo in attesa da due anni”, “Non ci dicono nulla”: frasi raccolte al cambio turno, che alimentano la sensazione di un impianto lasciato in sospeso, come se la storia industriale che per decenni ha retto il territorio si fosse fermata all’improvviso.

Il problema, però, non è solo occupazionale. È esistenziale. Il destino dello stabilimento Stellantis di Termoli è legato al destino del Molise: se la fabbrica scende, scende l’intera regione. Ecco perché la vertenza assume una dimensione politica ben più ampia di quella locale.

A oggi non esiste una comunicazione ufficiale di ACC. Ma le conferme incrociate, i movimenti industriali in Europa, le strategie annunciate da Stellantis sulle batterie LFP e il totale immobilismo del Governo italiano rendono il quadro sempre più chiaro.

La sensazione diffusa è che, se il Molise vuole difendere il proprio futuro industriale, non potrà più aspettare le mosse degli altri. Servono scelte, pressioni, alleanze e un piano alternativo credibile.
La mobilitazione del 29 novembre sarà il primo banco di prova.