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Rio Vivo, il TAR ferma il maxi-progetto sulla scarpata: “Varianti fuori tempo, il Piano Casa non vale”

I giudici hanno respinto la sospensiva richiesta da Edilizia Ing. Del Re s.r.l., confermando la decisione del Comune, difeso dall’avvocato Vincenzo Scarano, di annullare la conferenza di servizi sulla SCIA del progetto di edilizia residenziale convenzionata. Per il Tar le varianti presentate dopo la scadenza del Piano Casa non possono beneficiare delle deroghe della legge regionale. L’area, oggi un pendio naturale con parcheggio informale, non può essere trasformata finché il merito del ricorso non sarà deciso

La scarpata di Rio Vivo, che scende verso il mare con la sua pendenza naturale e il parcheggio di terra a margine della strada, per ora non cambierà volto. Rimarrà un vuoto verde, una cesura ambientale tra la collina e il litorale, in un punto in cui la città di Termoli ancora respira e non ha ceduto del tutto alla pressione edificatoria. È il risultato dell’ordinanza cautelare del TAR Molise, (pubblicata il 19 novembre 2025) che blocca — almeno nella fase attuale del procedimento — il progetto edilizio proposto dalla società Edilizia Ing. Del Re s.r.l. per realizzare un intervento di edilizia convenzionata proprio su quel versante.

L’area in questione è ben nota a chi percorre quotidianamente Termoli: una striscia di terreno scosceso, coperta da vegetazione spontanea, che costeggia la salita di Rio Vivo e rappresenta una delle ultime pendenze naturali rimaste a ridosso del centro, almeno in parte visto che nella zona più alta e proiettata verso il centro cittadino ci sono stati diversi interventi edilizi con riqualificazioni tramite Piano Casa. La società privata puntava a trasformare l’area in un corpo edilizio a terrazze, un fabbricato voluminoso che, secondo il render allegato alla SCIA, avrebbe occupato l’intero fronte della salita, sostituendo il pendio con una sequenza di livelli costruiti, balconi e verde pensile. Una trasformazione urbanistica radicale, che per ora non si farà.

Rio vivo del re scarano

Il progetto si fondava sulla SCIA presentata dalla società Del Re e sulle norme del Piano Casa Molise (l.r. 30/2009), che negli anni precedenti avevano consentito interventi di ampliamento o sostituzione edilizia in deroga agli strumenti urbanistici ordinari. Ma il Comune, dopo una fase istruttoria, aveva deciso di annullare in autotutela l’indizione della conferenza di servizi, ritenendo che le modifiche presentate successivamente costituissero delle varianti essenziali depositate oltre il termine massimo entro cui il Piano Casa era applicabile, cioè il 31 dicembre 2022.

Secondo l’amministrazione comunale, e secondo la volontà del sindaco Nico Balice che è tuttora assessore all’Urbanistica,  l’intervento non poteva più beneficiare del regime derogatorio e andava valutato secondo le regole urbanistiche ordinarie, senza possibilità di incardinare un procedimento semplificato. Da qui la scelta di non convocare la conferenza di servizi e di interrompere la procedura avviata.

Edilizia Ing. Del Re s.r.l., difesa dagli avvocati Salvatore Di Pardo e Andrea Latessa, aveva contestato l’atto del Comune e aveva chiesto al TAR di sospenderne l’efficacia, sostenendo che la conferenza dovesse comunque essere celebrata per concludere formalmente il procedimento amministrativo. La società ha rivendicato il proprio diritto a vedere esaminata l’istanza nell’ambito delle norme speciali ancora ritenute applicabili alla proposta progettuale.

Rio vivo del re scarano

Il TAR, però, nella sua ordinanza cautelare, ha ritenuto non fondata, in questa fase, la richiesta della società. Il Collegio ha osservato che i motivi dedotti non risultano sorretti da una contestazione tecnica sufficientemente puntuale e documentata, e che, a fronte di elementi edilizi ritenuti ostativi, la scelta del Comune di non convocare la conferenza non può dirsi illogica. L’atto amministrativo, quindi, resta valido e la scarpata resta com’è.

Vincenzo scarano

Il Comune di Termoli – tramite il suo legale, l’avvocato Vincenzo Scarano, che ha seguito la vicenda sin dalla fase istruttoria – ha espresso soddisfazione per la decisione del TAR. Scarano sottolinea come il Tribunale abbia “recepito integralmente” le tesi difensive presentate per conto del Comune, confermando che la scelta di non convocare la conferenza di servizi fosse pienamente legittima alla luce degli elementi edilizi già ritenuti ostativi. Il legale sottolinea come il provvedimento cautelare abbia un rilievo più ampio della singola vicenda: chiarisce infatti un principio generale sul perimetro applicativo del Piano Casa, stabilendo che le varianti essenziali depositate dopo la sua scadenza – il 31 dicembre 2022 – non possono più accedere al regime derogatorio previsto dalla legge regionale 30/2009 e devono invece essere valutate secondo le regole urbanistiche ordinarie. “L’ordinanza – dichiara Vincenzo Scarano – conferma la piena legittimità dell’azione amministrativa svolta nel rispetto delle regole e a tutela del corretto governo del territorio”. Il Comune, dunque, rivendica la propria impostazione: prima di riaprire la conferenza di servizi, era necessario verificare la conformità urbanistica dell’intervento, e le criticità riscontrate rendevano inutile e non dovuta la convocazione. Una linea che il TAR, pur senza entrare ancora nel merito, ha ritenuto coerente e ragionevole.

La vicenda, però, non è chiusa. Il TAR ha chiesto al Comune di depositare ulteriore documentazione per chiarire l’entità delle modifiche progettuali intervenute nel tempo, con particolare riferimento alle volumetrie. Sarà questo uno degli aspetti decisive della causa di merito, perché la qualificazione delle varianti come “essenziali” o meno incide direttamente sulla possibilità — o impossibilità — di applicare il Piano Casa a un progetto ormai fuori tempo massimo.

In ogni caso ad oggi la scarpata di Rio Vivo resta nella sua forma attuale. Il progetto proposto dalla società privata non potrà andare avanti così com’è perché l’ordinanza rappresenta una battuta d’arresto significativa per un intervento che vuole ridisegnare in modo profondo uno dei fronti urbani della città dal quale ancora si intravede il mare.