Orsa e cucciolo inseguiti da un automobilista “per scherzo”, Parco Nazionale denuncia, indagini vicine a una svolta
Il Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise condanna il video diffuso sui social in cui un automobilista insegue un’orsa con il suo cucciolo. Il caso, avvenuto fuori dai confini dell’area protetta, è stato denunciato ai Carabinieri forestali di Isernia che sarebbero vicini a identificare il colpevole.
Non si è fermato, ma ha continuato a inseguire con l’auto un’orsa marsicana e il suo cucciolo lungo una strada ai margini del Parco Nazionale di Lazio, Abruzzo e Molise, in territorio molisano e in provincia di Isernia. Le immagini, riprese dallo stesso automobilista e poi diffuse sui social, hanno scatenato indignazione e la pronta reazione del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), che ha denunciato il caso al Gruppo Carabinieri Forestali di Isernia.
L’Ente, in un post diffuso sui propri canali, ha condannato il gesto definendolo “ingiustificabile” e ricordando che “se non riusciamo a provare empatia per una madre orsa che tenta di salvare il suo cucciolo, forse è il momento di chiederci cosa resta della nostra umanità”. Il Pnalm ha spiegato che gli accertamenti sono già in corso. Da fonti locali si apprende che i Forestali di Isernia sarebbero vicini a individuare l’autore del video, ripreso al di fuori dei confini del Parco ma su un territorio dove la presenza dell’orso marsicano è ormai stabile.
La vicenda, raccontata anche sui nazionali e in particolare da La Stampa, mostra l’orsa correre terrorizzata insieme al piccolo, fino a voltarsi di scatto per difenderlo. Una scena che il Parco definisce “cruenta ma didattica”, perché dimostra “il livello di stress e di pericolo cui vengono sottoposti gli animali selvatici quando subiscono questo tipo di comportamenti”.
Il Pnalm ha ricordato che l’orso bruno marsicano è una sottospecie endemica dell’Appennino, tutelata e vulnerabile, che non deve essere infastidita o avvicinata dall’uomo. “L’inseguimento di un animale per gioco o per un video sui social è il segno di una disconnessione profonda con la natura”, si legge ancora nel messaggio dell’Ente.
Non è il primo episodio di questo tipo. A Roccaraso un uomo di 63 anni era stato rinviato a giudizio con l’accusa di maltrattamento di animali per aver inseguito con la propria auto l’orsa Bambina e il suo cucciolo nella primavera del 2022. Anche in quel caso le immagini fecero il giro dei social e delle televisioni, provocando sdegno in tutto il Paese.
“Episodi come questi – conclude il Parco – non sono semplici incidenti: rivelano una mancanza di empatia e un deficit culturale che dobbiamo colmare con educazione, consapevolezza e sanzioni esemplari. L’orso è parte della nostra identità, non un soggetto da rincorrere per un video virale”.


