Logo
Neuromed conferma i tre Bollini Rosa di Fondazione Onda: riconoscimento per prevenzione e cura della salute femminile

All’Istituto Neuromed sono stati confermati i tre Bollini Rosa di Fondazione Onda per il biennio 2026-2027, un riconoscimento attribuito agli ospedali impegnati nella prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili e nella promozione della medicina di genere. La cerimonia si è svolta a Roma al Ministero della Salute, alla presenza del presidente del Gruppo Neuromed Marco Patriciello e della responsabile dell’area Compliance Chiara Di Palma.

«Questo ci riempie di gioia e significa che stiamo operando bene principalmente nel settore della prevenzione delle malattie femminili», ha commentato il direttore sanitario Fulvio Aloj. Il medico ha ricordato i servizi offerti dall’istituto: consulenze specialistiche, ecografie mammarie, mammografie, un ambulatorio multidisciplinare per l’osteoporosi con esami MOC e morfometria vertebrale, «oltre ai percorsi dedicati alle malattie dismetaboliche e all’avvio di un ambulatorio per il diabete gestazionale».

Fondazione Onda attribuisce i Bollini Rosa dal 2007 sulla base di criteri che riguardano specialità cliniche dedicate, percorsi diagnostico-terapeutici multidisciplinari, accoglienza, assistenza alle donne vittime di violenza e progetti specifici. Si tratta di una certificazione che premia le strutture capaci di offrire percorsi di cura e prevenzione pensati per le esigenze delle pazienti.

«Il nostro impegno è stimolare gli ospedali nell’adottare un approccio attento alle specifiche esigenze della donna in ogni fascia d’età», ha spiegato la presidente di Fondazione Onda Francesca Merzagora. Walter Ricciardi, presidente dell’Advisory Board, ha ricordato che «i Bollini Rosa premiano le strutture che garantiscono specialità dedicate e servizi di accoglienza qualificati».

Quest’anno in Italia sono stati assegnati 145 riconoscimenti con tre Bollini, 183 con due e 42 con un Bollino. Il network nazionale coinvolge 370 ospedali e punta a una maggiore equità di accesso alle cure, «un presidio concreto di prossimità e diritto alla salute», come ha sottolineato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.