I figli dell’integrazione: più studenti stranieri nelle scuole molisane ma la cittadinanza resta lontana
Sono 1.411 gli alunni con cittadinanza non italiana iscritti nelle scuole molisane: il 4% del totale. Cresce la seconda generazione, nata in Italia, ma ancora formalmente “straniera”. Sempre più ragazzi scelgono licei e professionali, segno di un radicamento sociale che supera i numeri.
A guardare solo le percentuali sembrano pochi, ma nelle aule del Molise si gioca una delle sfide più profonde dell’integrazione. Il Dossier Statistico Immigrazione 2025 del Centro Studi Idos racconta un sistema scolastico che cambia lentamente, specchio di una società sempre più mista ma non ancora pienamente inclusiva.
Nell’anno scolastico 2023/2024 gli studenti con cittadinanza non italiana erano 1.411, pari al 4% dei 35.197 iscritti complessivi. Un dato in lieve aumento rispetto all’anno precedente, ma ancora lontano dalla media nazionale. Negli ultimi dieci anni il numero è rimasto sostanzialmente stabile — nel 2013/2014 erano 1.486 — ma a crescere è stata la componente nata in Italia.
I figli di immigrati nati nel Paese, privi di cittadinanza ma pienamente inseriti nella vita scolastica, sono passati da 367 a 582 in dieci anni (+58,6%), rappresentando oggi il 41,2% degli studenti stranieri. Nella scuola dell’infanzia superano la metà (55,6%), a testimoniare un radicamento sempre più precoce e stabile.
Dietro questi numeri si leggono storie di integrazione quotidiana: bambini che parlano italiano come prima lingua, famiglie che lavorano sul territorio, ragazzi che scelgono licei e istituti professionali con lo stesso entusiasmo dei coetanei molisani.
Il Dossier evidenzia infatti un cambiamento significativo negli orientamenti scolastici. Tra i 12.532 studenti delle scuole superiori, gli iscritti stranieri sono 404 (3,2%), in aumento rispetto all’anno precedente. La novità è nella distribuzione: quasi la metà (48,8%) frequenta un liceo, un dato in crescita di oltre quattro punti, mentre il 17,8% sceglie un istituto professionale (14,4% un anno prima). Diminuiscono invece le iscrizioni agli istituti tecnici (33,4% contro 41,5%).
Scelte che raccontano un salto di prospettiva: meno inserimento funzionale, più ambizione, più fiducia nel futuro. I figli dell’integrazione non cercano più soltanto un lavoro, ma un ruolo nella società in cui sono cresciuti.
Resta però un paradosso evidente. Pur nati e formati in Italia, molti di loro non hanno la cittadinanza. Formalmente restano stranieri fino ai 18 anni, e solo allora possono fare richiesta per diventare italiani. Nel frattempo studiano, partecipano, crescono accanto ai coetanei locali, ma restano invisibili nelle statistiche e nei diritti.


