Molise, indice di vecchiaia alle stelle: 2,5 anziani per ogni ragazzo e 60 persone a carico della sanità ogni 100 che lavorano
Nel Programma Operativo Sanitario 2025-2027 la fotografia demografica del Molise è impietosa: solo l’11% della popolazione ha meno di 14 anni, il 27% è sopra i 65. L’indice di dipendenza strutturale sale a 59,7 e l’indice di vecchiaia arriva a 253,3: oltre due anziani per ogni ragazzo under 15. Isernia è ancora più vecchia di Campobasso.
Nel Programma Operativo Sanitario 2025-2027 c’è una sezione che pesa quanto e più di molte decisioni tecniche sulla rete ospedaliera: è il capitolo dedicato al contesto demografico. I numeri, inseriti nel documento per giustificare scelte e priorità del sistema sanitario, raccontano un Molise che invecchia rapidamente, con effetti diretti sulla domanda di cure, sul carico assistenziale delle famiglie e sulla sostenibilità dell’intero sistema.
Secondo i dati aggiornati al 1° gennaio 2024, la popolazione molisana assistita da Asrem è di 289.224 abitanti, pari allo 0,49% della popolazione italiana, distribuiti in 136 comuni e tre distretti sanitari. Il distretto di Campobasso è il più popoloso con 116.346 residenti (40,23% del totale), seguito dal distretto di Termoli con 93.642 abitanti (32,38%) e da Isernia con 79.236 persone (27,40%). Anche la distribuzione per sesso conferma una leggera prevalenza femminile: 145.920 donne contro 143.304 uomini, un dato in linea con l’andamento nazionale ma che, in una regione ad alta età media, significa soprattutto più anziane vedove, spesso sole e con bisogni assistenziali complessi.

La fotografia per fasce d’età è uno dei passaggi più significativi. Su 289.224 molisani, solo 30.614 hanno tra 0 e 14 anni, circa l’11% del totale. La fascia 15-64 anni, cioè la popolazione in età lavorativa, conta 181.075 persone ed è pari al 63%, mentre gli over 65 sono 77.535, cioè il 27% del totale. Il Molise, insomma, ha più o meno un giovane ogni due anziani. La stessa tabella mostra che la popolazione anziana è concentrata soprattutto nell’area di Isernia, che nel 2024 presenta i valori più alti di invecchiamento rispetto a Campobasso e Termoli.
Per misurare il peso di queste cifre sulla tenuta sociale ed economica, il POS utilizza tre indicatori: indice di dipendenza strutturale, indice di dipendenza anziani e indice di vecchiaia. L’indice di dipendenza strutturale misura quante persone non attive (bambini e over 65) gravano su cento individui in età lavorativa. In Molise, nel 2014 il valore era 53,9; dieci anni dopo, nel 2024, sale a 59,7. Significa che oggi ci sono quasi 60 persone “a carico” ogni 100 che lavorano, con un trend in crescita continua e costante. Nello stesso periodo la media italiana è passata da 54,8 a 57,6: il Molise, che nel 2014 era leggermente sotto il dato nazionale, nel 2024 lo supera.
Il confronto interno tra le due province è ancora più eloquente. A Campobasso l’indice di dipendenza strutturale passa da 54,3 a 59, mentre a Isernia sale da 52,8 a 61,6. Le aree interne, dove la natalità è più bassa e l’emigrazione giovanile più alta, portano dunque il carico più pesante. È il segnale di un equilibrio che si sposta sempre più verso la popolazione anziana, con un restringimento progressivo della fascia lavorativa chiamata a sostenere pensioni, servizi, assistenza.
Un secondo indicatore, l’indice di dipendenza anziani, considera solo il rapporto tra over 65 e popolazione in età attiva. Anche qui la curva parla chiaro. In Molise il valore passa da 35,2 nel 2014 a 42,8 nel 2024: in dieci anni si sono aggiunti oltre 7 punti, cioè molti più anziani per ogni cento persone tra 15 e 64 anni. La provincia di Isernia raggiunge quota 44,5, Campobasso si attesta a 42,2, mentre la media italiana è a 38,4. In termini semplici: ogni cento molisani in età teoricamente produttiva devono “reggere” quasi 43 anziani.

Questo dato si riflette direttamente sulla sanità. Più anziani significa più patologie croniche, più farmaci, più ricoveri, più riabilitazione, ma anche più non autosufficienza e più bisogno di reti di cura sul territorio. Non a caso il POS sottolinea che la popolazione anziana molisana mostra una “maggiore dipendenza dalla rete familiare allargata e sociale”, con un rischio di sovraccarico per figli e nipoti, spesso costretti a integrare sul piano informale ciò che il servizio sanitario non riesce a garantire sul piano formale.
Il dato che colpisce di più, però, è l’indice di vecchiaia, che mette a confronto il numero di over 65 con quello dei ragazzi tra 0 e 14 anni. In Molise nel 2014 il valore era 188,6; dieci anni dopo arriva a 253,3. Significa che ci sono più di due anziani e mezzo ogni giovane under 15. La provincia di Campobasso passa da 183,6 a 250,5, quella di Isernia da 202,6 a 260,6. La media italiana, già alta, si ferma a 199,8. Il documento lo dice chiaramente: il Molise è la seconda regione d’Italia per indice di vecchiaia, con uno scarto di circa 50 punti rispetto alla media nazionale.
Una popolazione con così pochi bambini e così tanti anziani chiede una sanità diversa: meno centrata sul ricovero acuto e più sulla gestione di lungo periodo delle cronicità, sulla riabilitazione, sull’assistenza domiciliare, sulle cure palliative, sulla salute mentale e sui servizi per chi vive in condizioni di fragilità. Chiede anche un sistema di prevenzione più spinto, perché l’invecchiamento non è solo un fatto anagrafico, ma un processo che può essere accompagnato o abbandonato a sé stesso.
Il POS prova a tradurre questi segnali in obiettivi operativi, parlando di telemedicina, Case e Ospedali di Comunità, rafforzamento dell’assistenza domiciliare integrata e del ruolo dei medici di medicina generale. Ma il quadro demografico dice che il margine di errore è minimo: con un indice di vecchiaia oltre 250 e una dipendenza strutturale ormai stabilmente sopra 59, il Molise non può permettersi una sanità che rincorre, né sul versante ospedaliero né su quello territoriale.


