“Inerzia regionale, bufale, commissari ignoranti”: ecco perché, secondo Romano, la sanità molisana è così inguaiata
Duro affondo del consigliere regionale dopo le dichiarazioni della struttura commissariale che ha risposto, anche a lui, sul paragone fatto con la Campania dove la battaglia per il piano di rientro di Vincenzo De Luca ha dato i suoi frutti
Una dichiarazione “scontata” quella dei commissari alla sanità molisana dopo l’intervento del consigliere regionale Massimo Romano che appena ieri paragonava “l’inerzia colpevole della Regione Molise sul disavanzo” al risultato del governatore campano Vincenzo De Luca che sul piano di rientro della sua regione ha vinto una lunga battaglia al Tar.
Molise e Campania sono due casi differenti questo – tra le altre cose – hanno detto dalla struttura commissariale spingendo l’esponente di Costruire democrazia a ironizzare: “Caspita, chi l’avrebbe mai detto?!”.
Secondo Romano i commissari sarebbero a digiuno di diritto sanitario “oppure provano a confondere le acque, oppure entrambe le cose, il che mi sembra, a questo punto, oltremodo verosimile”.
“Il caso Molise – riassume il consigliere – è ovviamente diverso da quello campano sia perché la regione di De Luca non è commissariata, al contrario della nostra, sia perché alla Campania il Governo contesta il mancato raggiungimento degli obiettivi di salute, avendo invece centrato quelli contabili e di bilancio; viceversa, noi abbiamo fallito su entrambi i piani, nonostante 16 anni di commissariamento, milioni di euro per pagare le indennità dei commissari e degli advisor contabili, le tasse più alte d’Italia, il blocco delle spese non obbligatorie, 12 anni di blocco del turn over (che ha distrutto il tessuto di risorse umane mediche e paramediche negli ospedali) e la reiterata chiusura di reparti e servizi del sistema pubblico (il privato, invece, non è stato nemmeno sfiorato, anzi è cresciuto come posti letto e budget).
Il paragone tra le due realtà è invece opportuno per misurare come lo spessore politico delle classi dirigenti nelle due regioni sia diametralmente diverso: in Campania De Luca ha dimostrato coraggio e attributi, difendendo i suoi cittadini e mettendosi contro lo Stato; in Molise, invece, la Regione è letteralmente inginocchiata ai commissari governativi che vanno in tv, senza contraddittorio, a fare i fenomeni, puntando il dito contro la Giunta Roberti per aver nominato una dirigenza Asrem ritenuta non all’altezza, calpestando il Consiglio regionale e il suo Presidente, trattato come l’ultima ruota del carro, occultando i pareri ministeriali e diffondendo balle per tenere nascosto il Programma Operativo, non trasmesso alla Asrem neppure quando era tranquillamente nelle mani di professionisti che non avrebbero dovuto vederlo neanche dipinto, nonché ignorando i Sindaci e il loro ruolo istituzionale di interlocutori necessari.
Ciononostante restano al loro posto e, con sprezzo del pericolo (o del ridicolo), dispensano consigli e reprimende con comunicati stampa e interviste a profusione che ne compromettono ancor più la reputazione, anziché far recuperare loro uno straccio di credibilità.
Prendete quella di oggi: ci spiegano che grazie alla rete ictus le emorragie cerebrali non verranno più trattate fuori regione, dunque tacendo del tutto che Neuromed garantisce il servizio almeno dal 2016, cioè da quando il commissario-presidente Frattura chiuse la neurochirurgia al Cardarelli (con gli strali di Di Giacomo che, all’epoca, firmava un post al giorno su facebook contro quella scelta e contro il Balduzzi, che oggi invece difende a spada tratta, folgorato sulla strada di?).
E ancora: definiscono “sterile disputa” quella sui laboratori di emodinamica, ridicolizzando la battaglia dei sindaci di Termoli e Isernia per garantire il servizio alle rispettive comunità, come fece a suo tempo Roberti, sindaco di Termoli, incassando una storica pronuncia del Consiglio di Stato, presidente il compianto Franco Frattini, che attribuì prevalenza assoluta alla tutela della salute minacciata dalla chiusura di Emodinamica senza sottoscrivere accordi di confine né prevedere altre modalità assistenziali (cioè esattamente come oggi).
L’elenco delle “perle” di questi scienziati della sanità, del diritto e della comunicazione è ancora lungo, ma Facebook non è la sede più idonea. Lo sarebbe, invece, il confronto diretto, carte alla mano, se l’informazione facesse il suo dovere e loro ne avessero il coraggio”.


