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Il paradosso dell’efficienza: come il capitalismo digitale ha creato aspettative che lo Stato non può soddisfare

L’ascesa del populismo in Europa potrebbe nascondere una causa inattesa: il divario crescente tra l’efficienza fulminea del settore privato e la lentezza strutturale delle istituzioni pubbliche.

In una recente colonna sul Financial Times, il giornalista Janan Ganesh ha proposto una lettura intelligente e provocatoria del malcontento politico europeo: “Il problema non è la cattiva governance, ma il settore privato miracoloso”. La sua tesi –che il capitalismo ha creato aspettative di velocità e convenienza che nessuno Stato può soddisfare– merita un approfondimento, se non una conferma guardando alla dimensione quantitativa del fenomeno. Quando Amazon elabora oltre 17 milioni di ordini al giorno negli USA e Netflix gestisce oltre 300 milioni di abbonati globali nel 2024, si stabilisce standard di servizio che nessuna amministrazione pubblica può replicare. La dematerializzazione di una fetta dell’economia ci ha al contempo impigriti e viziati: non siamo più noi a camminare, prendere i mezzi o guidare per andare al cinema, al ristorante o a fare spesa, sotto al sole o alla pioggia battente, di giorno o di notte; sono i film che arrivano sulla TV, il tablet, il telefonino ovunque ci si trovi, sono le pietanza a suonare il campanello di casa o dell’ufficio, sono i pacchi delle varie spese a bussare alla porta.

E se a foraggiare il populismo non fosse la qualità carente della pubblica amministrazione, ma la scala delle aspettative dei cittadini a cui il capitalismo digitale recente ci ha abituati? E se il populismo nascesse anche dal fatto che la TAC bisogna comunque andare a farla in clinica o ospedale anche se non abbiamo voglia di uscire di casa nemmeno per una cosa necessaria che, però, viene percepita sempre più spesso come una perdita di tempo, un disturbo, una noia, come una “cosa” meno efficiente di Netflix, meno conveniente di Amazon, meno contemporanea di chatGPT?

I numeri raccontano una storia impietosa di sproporzione. Il sistema sanitario britannico NHS ha registrato nel 2024/25 circa 370 milioni di appuntamenti medici e 16,8 milioni di accessi al pronto soccorso, con una spesa complessiva di 258 miliardi di sterline. In Italia, il sistema sanitario ha gestito nel 2023 oltre 18 milioni di accessi al pronto soccorso (con previsione di 19 milioni per il 2024) e circa 700 milioni di prestazioni ambulatoriali annue – comprensive di 54 milioni di visite specialistiche, 63 milioni di prestazioni diagnostiche e oltre 500 milioni di analisi di laboratorio – con una spesa sanitaria pubblica di circa 140 miliardi di euro per il 2024. Per quanto impressionanti, questi volumi impallidiscono di fronte alla complessità complessiva: lo Stato italiano gestisce una spesa pubblica pari al 54,9% del PIL (la Francia arriva al 58,4%), coordinando milioni di transazioni quotidiane che spaziano dall’istruzione al controllo aereo, dalla sanità alla giustizia, dai trasporti alla sicurezza. Una complessità di un ordine di grandezza di gran lunga superiore a quella di qualsiasi operatore privato, e con la necessità di un personale immensamente più numeroso.

Il settore pubblico italiano, francese o tedesco riceve ogni giorno richieste che superano per numero e varietà quelle di Amazon, Netflix e Spotify messi insieme. Ma mentre questi ultimi possono specializzarsi su segmenti specifici e ottimizzare processi standardizzati, mentre questi possono ristrutturarsi a piacere e gestire “solo” poche decine o centinaia di migliaia di dipendenti per paese (13.000 dipendenti a tempo pieno per Netflix, 1,6 milioni per Amazon in tutto il mondo), lo Stato deve garantire equità, sicurezza e universalità dei servizi e, per erogarli tutti, necessita di milioni di dipendenti (oltre 3,6 milioni di dipendenti pubblici in Italia nel 2023) – obiettivi incompatibili con la velocità delle consegne premium, dello streaming digitale e delle piattaforme di simil-taxi sempre disponibili, servizi che ci sembrano oramai parte integrante delle nostre vite. A livello globale, Uber serve oltre 180 milioni di utenti attivi mensili con soli 31.000 dipendenti diretti ma per questo si affida a quasi 9 milioni di “autisti” e corrieri dal dubbio statuto giuridico, modello economico che difficilmente uno Stato può replicare o adottare.

I dati sul populismo europeo confermano questa frustrazione crescente. Secondo Il Sole 24 Ore, i partiti populisti sono primi in nove paesi dell’Unione, tra cui Italia, Francia e Germania. In Germania orientale, l’AfD ha raccolto il 21% dei consensi alle elezioni federali tedesche del 23 febbraio 2025, più che raddoppiando il risultato del 2021 (10,2%), in un paese che ha visto il PIL contrarsi dello 0,2% nel 2024 (dopo il -0,3% del 2023) e la produzione industriale crollare del 12% dal 2019. La percezione è che “nulla funzioni” – ma in realtà, come osserva Janan Ganesh sul Financial Times, “nulla funziona rispetto a Deliveroo, Expedia e Netflix”, nulla funziona se lo standard di confronto sono le piattaforme e i servizi privati che hanno fatto della soddisfazione immediata dei nostri desideri consumeristici il loro vangelo. Se invece guardassimo meglio alla sanità pubblica, alla pubblica sicurezza, alla pubblica istruzione, a tutti quei servizi ai cittadini erogati dai Comuni e dalle Regioni, ci si renderebbe conto che anche loro hanno fatto passi da gigante in questi ultimi 20 anni, anche se non quanto i vari Netflix, Amazon, Google, Spotify, Deliveroo, Uber. Solo che questi giganti… non hanno da gestire contemporaneamente centinaia di ambiti diversi, un’infinità di aspettative divergenti e milioni di dipendenti per fare tutt’insieme insegnamento, cure mediche, cultura e intrattenimento, supporto ai più fragili, sicurezza interna, preservazione della flora e fauna, controllo aereo, riscossione tasse ed imposte, trasporti ferroviari, produzione di energia elettrica, gestione dei fornitori, controlli di ogni tipo, radio-televisione, forze armate, smaltimento rifiuti, bandi e concorsi, reti autostradali, progettazione di satelliti, gestione pensionistica, spedizione e distribuzione di lettere e pacchi, tribunali, erogazione di sussidi all’agricoltura, coordinamento del settore bancario, sorveglianza dei boschi, garanzia della moneta, monitoraggio dei cani randagi, e mille altre cose !

La soddisfazione per i servizi pubblici riflette questa dinamica: per esempio, solo il 21% dei cittadini britannici si dichiara soddisfatto del NHS nel 2024, il livello più basso dal 1983, nonostante l’aumento oggettivo della spesa sanitaria e della qualità delle cure. In Italia, la situazione è simile: secondo lo Stada Health Report 2024, soltanto il 48% degli italiani si dichiara soddisfatto del Servizio Sanitario Nazionale (in calo dal 69% del 2021), con il 70% che cita come causa principale la difficoltà di accesso alle visite mediche. Nel contempo, il 70% dei cittadini europei usa servizi di e-government (in Italia il 55,1%), ma con aspettative forgiate dall’immediatezza dell’e-commerce.

La sfida per le democrazie europee è quindi duplice e insidiosa. Da un lato, i governi devono continuare a modernizzare i propri servizi – e i dati dimostrano che lo stanno facendo, e anche abbastanza bene, da diversi anni. Dall’altro, occorre ammettere onestamente i limiti strutturali di un’organizzazione che ha l’obbligo legale di garantire diritti universali a milioni di cittadini, a fronte di chi ha la libertà di elargire o meno profitti per poche migliaia di investitori. Il rischio è che questo divario percettivo continui ad allargarsi: più Amazon diventa veloce, più lo Stato apparirà lento; più Netflix è personalizzato, più la sanità pubblica sembrerà impersonale; più i tempi di attesa per un Uber si ridurranno, più le file agli sportelli delle Poste ci sembreranno insopportabili. Se non riusciamo a comunicare questa differenza fondamentale tra mercato e servizio pubblico, tra scelta individuale e diritto collettivo, se continuiamo a pensare che si debba fare del servizio pubblico un servizio di mercato, aumenterà il malcontento e il populismo troverà terreno sempre più fertile.

La vera domanda non è come rendere lo Stato veloce quanto Amazon, ma come evitare che le aspettative forgiate dal capitalismo digitale erodano la fiducia nelle istituzioni che, nei fatti, continuano a progredire – solo a un ritmo diverso, e per obiettivi diversi.