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Il paradosso agricolo molisano: crollano i prezzi in campagna mentre la spesa rimane cara

I prezzi dei prodotti agricoli crollano, ma sugli scaffali del supermercato il costo della spesa rimane alto. Il Molise agricolo finisce schiacciato, chiuso in una trappola che rischia di farlo scomparire.

Un’anomalia economica poco visibile ma devastante sta schiacciando gli agricoltori molisani. Mentre i dati Ismea di novembre 2025 registrano crolli impressionanti nei prezzi dei prodotti agricoli — l’uva da tavola perde il 56%, i pomodori il 40%, la lattuga il 33%, il grano duro il 13% — i consumatori molisani non vedono alcun beneficio sui loro portafogli. I prezzi al dettaglio calano solo marginalmente e fare la spesa per la famiglia diventa una sfida per tanti. È il paradosso agricolo: i campi molisani soffrono una compressione senza precedenti dei margini, mentre la grande distribuzione protegge i suoi ricavi.

Le cause sono duplici e convergenti. Da un lato, l’invasione di importazioni straniere a basso costo da Paesi con minori standard di produzione e minori costi del lavoro sta polverizzando i prezzi all’origine. Dall’altro, i costi di produzione agricola rimangono alti; i prezzi di gas naturale e gasolio sono ben piu’ cari oggi di 5 anni fa, i fertilizzanti aumentano anno dopo anno, l’energia continua a pesare sulle spalle dei piccoli agricoltori molisani, senza poi parlare dei costi per il personale (che per altro è di difficile reperimento con il rischio che una parte della produzione non possa essere raccolta con ulteriore perdita di reddito).

In questa morsa, la redditività scompare. Un coltivatore molisano che produce pomodori a 40 centesimi al chilo quando il costo variabile supera i 50 centesimi, non ha scelta: lavora in perdita. Per il grano duro, tradizionale coltura molisana, la dinamica è identica; stessa cosa per frutta e ortaggi vari. Poco o nulla entra nella tasca dell’imprenditore agricolo… ma il costo del carrello al supermercato non segue lo stesso andamento, anzi, tende a continuare ad aumentare. Insomma, per un territorio agricolo come il Molise, la situazione si riassume in poche parole dolorose: oltre il danno, la beffa.

Questa situazione rappresenta una minaccia strutturale per l’economia molisana. Non si tratta di una crisi temporanea, ma di un problema sistemico che erode alla radice la sostenibilità economica delle piccole e medie aziende agricole locali. Le aziende familiari molisane, che per decenni hanno garantito occupazione e stabilità sociale, trovano progressivamente conveniente abbandonare la terra. Secondo le Camere di Commercio del Molise, gli ultimi dati mostrano una riduzione della superficie coltivata e un’accelerazione del ricambio generazionale negativo: i giovani non solo non entrano in agricoltura ma fuggono da questo territorio.

La conseguenza sarà l’ulteriore declino demografico delle aree rurali molisane, già sofferenti. Quando gli agricoltori escono di scena, chiudono anche i piccoli negozi di paese, i servizi di manutenzione, la vita stessa dei borghi.

Cosa fare? Il Molise ha bisogno di interventi urgenti, necessita di filiere corte che riducano la distanza tra produttore e consumatore, valorizzazione delle produzioni a denominazione d’origine protetta (Dop), accesso agevolato al credito per innovazione e efficientamento energetico. È inoltre necessario pressare le istituzioni europee e nazionali affinché proteggano i mercati agricoli dalle importazioni sleali e sostengano i costi energetici per gli agricoltori, come già fanno altri Paesi europei.

Il Molise non può permettersi di perdere l’agricoltura. I suoi campi non sono un lusso, ma una risorsa strategica per l’occupazione, il paesaggio e l’identità della regione.