La riorganizzazione
|“Così non possiamo sopravvivere”: la scuola di Palata scende a 100 alunni e chiede lo stop alla delibera che smembra l’Istituto
L’IC “Ricciardi” rischia di dover andare avanti con appena due plessi e un centinaio di bambini. La delibera regionale 375/2025 redistribuisce Montecilfone, Guardialfiera, Montefalcone e Tavenna verso altri istituti. Le RSU docenti e Ata: “Così non possiamo andare avanti: ci tolgono docenti, personale, continuità. O si rivede tutto o si accorpi anche Palata”.
A Palata la scuola è sempre stata un punto fermo. Finora ha tenuto insieme cinque paesi, cinque plessi, cinque gruppi di bambini e famiglie che, nonostante le distanze e la denatalità, hanno trovato dentro un unico istituto la loro continuità. Infanzia, elementari, medie: un filo unico che tiene uniti Montecilfone, Guardialfiera, Montefalcone nel Sannio, Castelmauro e Palata.
Fino a oggi. Perchè oggi quel filo si è spezzato. E per la prima volta gli insegnanti, la RSU d’istituto, gli operatori della scuola parlano apertamente di una possibilità che fino a un mese fa sembrava impensabile:
“Con gli accorpamenti di tre plessi su cinque verso altri paesi, diventiamo la scuola più piccola d’Italia. E nessuno può sopravvivere con cento bambini sparsi tra due plessi”.
Il ‘terremoto’ arriva con la delibera regionale 375 del 29 ottobre scorso, il provvedimento con cui la Regione Molise ha approvato il dimensionamento scolastico per il 2026/27. Una delibera che sulla carta non chiude nessuna autonomia, perché il Molise ha già raggiunto il numero minimo previsto dal Ministero: restano 45 istituti, nessun accorpamento forzato, niente fusioni. Una fotografia che sembra immobile. In realtà però, sotto la superficie, il quadro cambia radicalmente.
Proprio perché la Regione ha deciso di accontentare integralmente le richieste dei sindaci, quattro dei cinque plessi dell’IC “Ricciardi” vengono trasferiti altrove e passano a un altro Omnicomprensivo.
Montecilfone va all’IC Brigida–Cuoco di Termoli. Montefalcone nel Sannio passa a Trivento. Guardialfiera entra nell’Omnicomprensivo di Casacalenda. Tavenna, che già mandava i bambini a Mafalda, viene accorpata a Montenero.
“Da cinque plessi restiamo con due: Palata e Castelmauro” dicono dalla scuola Ricciardi di Palata, con grande sconforto. Nelle scorse ore, la RSU dell’Istituto Comprensivo di Palata ha inviato alla Regione Molise, all’Ufficio Scolastico Regionale e agli enti territoriali una lettera formale che fotografa con nettezza l’impatto della riorganizzazione. Nella missiva, firmata dai rappresentanti sindacali dei docenti e del personale ATA, si parla di “una situazione di forte criticità” destinata a coinvolgere direttamente la vita quotidiana della scuola. La nuova configurazione, che dal prossimo anno lascerà attivi soltanto i plessi di Palata e Castelmauro, viene descritta come un colpo durissimo all’equilibrio interno dell’istituto: meno classi, meno cattedre, più docenti costretti a completare l’orario in altri comuni, più spezzoni di servizio distribuiti su scuole diverse, disagi logistici ed economici per chi dovrà spostarsi, e un inevitabile peggioramento della continuità didattica per gli alunni. La RSU parla senza giri di parole di “diminuzione significativa del numero delle classi”, “riduzione delle cattedre interne con possibile perdita di posti” e “conseguente perdita di posti del personale ATA”, sottolineando che l’assetto approvato dalla Giunta produrrà una scuola più fragile e meno capace di garantire stabilità.
Proprio per questo i rappresentanti sindacali chiedono alla Regione di intervenire immediatamente per valutare la possibilità di mantenere l’attuale configurazione dei plessi almeno per un altro anno scolastico, evitando soluzioni drastiche e concedendo il tempo necessario a una pianificazione graduale. E sollecitano, inoltre, la verifica della correttezza delle procedure di dimensionamento e accorpamento già avviate, con particolare attenzione all’impatto reale sul personale. È una richiesta di tutela — dei docenti, degli ATA e degli studenti — che arriva da un istituto che si sente improvvisamente esposto, svuotato e privo delle condizioni minime per programmare il proprio futuro.
La lettera è firmata da Dina Miletti (rappresentante sindacale docenti Cisl), Carmine Masticelli (rappresentante sindacale docenti Cgil) e Giovanna Di Bello (rappresentante sindacale ATA Uil), che insieme costituiscono la RSU dell’Istituto Comprensivo di Palata. Una firma collegiale che dà alla protesta il peso di un’intera comunità scolastica.
Oltre al numero degli alunni che verrebbe ridotto circa di quattro quinti, c’è il problema degli insegnanti. Finora, con cinque plessi, molti docenti riuscivano a completare l’orario dentro lo stesso istituto. Ora, con appena due plessi e un centinaio di bambini in tutto, le ore diminuiranno. “Dovremo andare a completare fuori, in altre scuole, con più collegi docenti, più trasferte, più lavoro amministrativo. È un sistema che si complica troppo” spiegano dal personale.
Un altro punto critico è la continuità didattica. Con numeri così bassi, le pluriclassi diventano quasi inevitabili. “Come si progetta, come si costruisce un’offerta formativa quando i bambini sono così pochi? Come si tiene insieme un percorso educativo per più anni?”.
E poi c’è il personale ATA: meno plessi significa meno collaboratori scolastici, meno amministrativi, meno servizi. Un taglio netto e inevitabile.
Ma la ferita più profonda è quella dell’identità. Palata è un comune di area interna in un territorio che dovrebbe essere tutelato maggiormente proprio perché fragile. “Siamo già in reggenza, e con questi numeri sarà impossibile avere finanziamenti, progetti, risorse dedicate. Una scuola così non può vivere”. E dunque, sullo sfondo, un grido: “Accorpate anche noi, se proprio non si può fare e non si vuole fare un passo indietro. Da soli non ce la facciamo” dicono dall’istituto.
Per la RSU e per il personale che lavora ogni giorno nelle classi, la delibera non è un riordino neutro: è uno smembramento compiuto pezzo per pezzo, risultato della somma delle richieste dei sindaci, accolte tutte, senza una visione complessiva. “La Regione ha guardato ai singoli comuni, non all’istituto. Ha accontentato quattro amministrazioni, di fatto è andata incontro ai sindaci, senza considerare l’effetto cumulativo: un istituto praticamente svuotato, che passa da 400 alunni a circa un centinaio”.
C’è anche un paradosso che molti qui sottolineano: nel piano regionale non si toccano le autonomie, non si tocca l’ossatura ufficiale della rete, tutto appare stabile. Ma nel corpo della delibera si stravolge l’equilibrio interno di un istituto solo, rendendolo incapace di reggersi.
La richiesta è netta: sospendere la delibera, aprire un tavolo tecnico con Regione e Ufficio scolastico, rivedere il disegno complessivo. Perché per chi vive la scuola ogni giorno, il prossimo settembre rischia di essere un punto di non ritorno.
E in mezzo alla carta, ai codici dei plessi, agli atti amministrativi, resta la sensazione di una scuola che si ritrova improvvisamente sola. Una scuola dell’interno, fatta di piccoli numeri e grandi distanze, che per anni ha tenuto insieme cinque comunità e oggi teme di non riuscire a tenere insieme neppure sé stessa.


