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I commissari stoppano il paragone con la Campania: “Per il Molise situazione diversa”

Bonamico e Di Giacomo contro chi invoca la fine del commissariamento: “Non basta il bilancio, servono anche i LEA. In Molise non ci siamo”. Ma i dati mancano e i ricorsi restano sul tavolo

Mentre in Campania si festeggia la decisione del Tar che ha sancito l’uscita dal Piano di rientro sanitario dopo 14 anni di commissariamento, in Molise i vertici della struttura commissariale frenano ogni parallelismo. “I due casi non sono comparabili”, sostengono Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo in una nota diffusa in cui accusano alcuni interlocutori politici e tecnici di “populismo” e “impreparazione” nel trattare un tema così complesso come quello della sanità pubblica.
Ma proprio il comunicato dei due commissari, che per la prima volta affrontano in modo esplicito il tema del confronto con la Campania, solleva nuovi interrogativi, sia sul piano dei contenuti che delle omissioni.

Secondo Bonamico e Di Giacomo, per uscire dal commissariamento è necessario non solo aver raggiunto il pareggio di bilancio per due anni consecutivi, ma anche dimostrare il rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) nelle tre aree fondamentali: ospedaliera, territoriale e prevenzione. “La Campania ritiene di aver soddisfatto questi requisiti e cercherà di dimostrarlo ai tavoli ministeriali. Il Molise no”.

Nessun dato, però, viene fornito. Né sui risultati LEA più recenti, né sui bilanci annuali, né tantomeno sulle contestazioni sollevate da chi – come l’ex assessore Gianfranco Vitagliano – ha messo nero su bianco, dati alla mano, che il disavanzo sanitario molisano è stato sovrastimato per anni. Proprio Vitagliano ha più volte contestato l’inerzia della struttura commissariale, evidenziando come i suoi documenti, protocollati e condivisi con i vertici regionali e ministeriali, non siano mai stati oggetto di verifica.

Il fulcro della sentenza del TAR Campania non è solo il merito tecnico-contabile, ma un principio giuridico importante: la valutazione sulla permanenza del commissariamento non può ridursi al rispetto formale dei parametri, se i risultati sostanziali dimostrano il contrario. In altre parole: se una Regione garantisce i servizi e ha equilibrio economico, non può essere punita per cavilli o ritardi burocratici imputabili anche al Ministero.

Questo aspetto non viene mai affrontato nella replica molisana. Anzi, si evita del tutto la questione del ricorso pendente presso il TAR Molise, presentato dal movimento Costruire Democrazia guidato da Massimo Romano, che – proprio alla luce della sentenza campana – potrebbe aprire un nuovo fronte. “Una truffa politica lunga 16 anni”, l’ha definita Romano, denunciando il rischio concreto di perdere anche i 90 milioni stanziati nella legge di Bilancio 2024 per la mancata approvazione del Programma operativo 2025-2027.

Nel comunicato firmato da Bonamico e Di Giacomo vengono passate in rassegna alcune delle decisioni più discusse dell’ultimo anno, a partire dalla nuova rete ictus, entrata in vigore da poche settimane. “Oggi, con l’entrata in vigore della nuova Rete Ictus – scrivono – chi presenta un ictus emorragico, oppure ha bisogno di una trombectomia, invece di essere trasferito in altre regioni sarà curato in Molise presso l’IRCSS Neuromed, struttura di altissima specialità riconosciuta a livello nazionale”.

Sulla questione dei laboratori di emodinamica, i commissari rivendicano il rispetto di quanto stabilito dal DM 70/2015. “In Molise due laboratori su tre sono sottosoglia per numero e tipologia di prestazioni di angioplastica. Questo dato compromette la qualità e la congruità degli interventi, indipendentemente dalle capacità e dalle competenze dei singoli professionisti”. Da qui la necessità, spiegano, di ridurre il numero delle strutture: “Non per un calcolo economico, bensì per tutelare la salute dei cittadini”.

Anche il tema delle guardie mediche (oggi “continuità assistenziale”) viene affrontato con toni netti. “In Molise se ne contano oltre 40, il numero in percentuale più alto del Paese. I medici non riescono a coprire tutti i turni, con sedi prive di personale o aperte a intermittenza”. Il nuovo modello prevede l’inserimento nelle Case di Comunità, insieme ad altri professionisti, con un uso esteso della telemedicina.

Infine il caso Agnone. I commissari definiscono “non più sostenibile” il presidio ospedaliero, che nel 2024 “ha ricoverato meno di un paziente al giorno”, con “un Pronto Soccorso tenuto in piedi da medici a contratto libero-professionale”. Per questo si punta alla riconversione in Ospedale di Comunità: “È l’estremo tentativo di garantire prestazioni sanitarie salva-vita a un’area del Molise che in questo momento non riceve, di fatto, nessuna assistenza”.

Misure definite “di buon senso” e “salvavita”, motivate dal rispetto delle normative nazionali, in particolare il DM 70/2015. Tuttavia, anche qui mancano i numeri: non vengono forniti dati aggiornati su esiti clinici, copertura territoriale, impatto sui servizi o risparmi ottenuti. In compenso, abbonda il tono polemico verso chi – cittadini, amministratori locali o opposizioni – contesta le scelte o ricorre alla giustizia amministrativa. Un tono che stride con il ruolo tecnico dei commissari e sembra spostare la questione sul piano ideologico.

Colpisce, infine, un grande assente nel comunicato: la questione delle responsabilità nella produzione del disavanzo. Non si fa cenno né alle numerose incongruenze evidenziate da esperti indipendenti, né al fatto che – come ha denunciato la consigliera regionale Micaela Fanelli (PD) – la società di revisione incaricata (RSM) ha ricevuto dati incompleti e parziali. “Una nebbia che non si riesce a diradare”, ha commentato la consigliera, parlando di omertà istituzionale e mancata trasparenza.

Il rischio, dunque, è che la difesa dei commissari – centrata sulla retorica del “voltare pagina” – finisca per lasciare intatti proprio i nodi strutturali che impediscono al Molise di compiere quel salto di qualità che la Campania, con tutti i suoi limiti, ha saputo almeno tentare.