Acqua, la Puglia prepara lo ‘scippo’ al Molise: “In emergenza non contiamo nulla, come nel 2001 con la Campania”
La Puglia ha dichiarato lo stato di emergenza e ora vuole parlare di crisi idrica con Molise e Basilicata. Secondo il consigliere regionale Sabusco c’è il rischio che si ripeta il copione già visto con la Campania a cui regaliamo acqua da 24 anni. Il 18 novembre c’è un tavolo a Foggia col sottosegretario all’Agricoltura Della Pietra. “Andremo a difendere gli interessi dei molisani, meglio dare le nostre eccedenze e farcele pagare che veder sfumare un’occasione” afferma il delegato ai Servizi idrici
Il 18 novembre nella sede del Consorzio per la Bonifica della Capitanata, a Foggia, ci sarà un importante incontro sull’acqua che riguarda anche il Molise e la Basilicata.
Lo ha voluto fortemente la Puglia, la cui Giunta regionale ha dichiarato lo stato di emergenza per la crisi idrica, in particolar modo per le assetate terre della sua area più settentrionale e vicina ai nostri confini.
A questo incontro prenderà parte anche il senatore di Fratelli d’Italia Patrizio La Pietra, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Agricoltura. E ci saranno anche i governatori di Molise e Basilicata, oltre a loro delegati come, nel caso del Molise, Massimo Sabusco, consigliere regionale con delega ai servizi idrici che sarà accompagnato dal numero uno di Molise Acque, l’ingegnere Vincenzo Napoli.
La loro sarà una vera e propria “missione a tutela degli interessi molisani” come ha detto Sabusco che avverte: “Potrebbe accadere quello che è capitato nel 2001 con la Campania dove grazie al riconoscimento dello stato di emergenza noi siamo stati bypassati ed è stato dato il via libera all’approvvigionamento idrico dal Molise”.

Quell’accordo interregionale per la captazione delle acque del fiume Volturno e del San Bartolomeo (un suo affluente) che da 24 anni consente di regalare, non si sa neppure quanta acqua di Venafro e Sesto Campano (“che all’epoca ci guadagnarono rispettivamente 5,4 miliardi di lire e 527 milioni di lire ) alla vicina Campania, dovrà essere rivisto. E su questo si sta lavorando da tempo.
Ma nell’attesa il modus operandi ha fatto scuola e anche la Puglia potrebbe regolarsi di conseguenza trasformando il bypass idrico – questa opera di interconnessione tra la diga del Liscione e quella di Finocchito – in un bypass istituzionale.
Cercare di far valere gli interessi del Molise in questo contesto significa potersi sedere al Tavolo sull’emergenza idrica pugliese per strappare un prezzo congruo per le eccedenze idriche molisane.
Significa avere accordi di compensazione e ristori ambientali, ottenere compartecipazioni – se non un intero finanziamento – ai costi di un’opera che attraversa un pezzo di Molise lungo 32 km (a fronte dei 4 pugliesi) e potersi spartire equamente i costi enormi dell’energia elettrica che serve per far funzionare le pompe di sollevamento.
“Caso contrario arriva un commissario, finanziano il tubone e noi saremmo tagliati fuori” dice il consigliere Sabusco visibilmente impensierito per questo tavolo del 18 novembre in cui lo stato di emergenza della Puglia è l’oggetto della riunione.
Il suo esito potrebbe determinare futura progettazione e finanziamento dei lotti 2 e 3.
Si tratta della continuazione del lotto 1 che è già in fase di realizzazione per rendere irrigui parte dei territori di San Martino in Pensilis e dintorni il cui termine ultimo è previsto “a luglio 2026” come ha ribadito anche oggi il commissario del Consorzio di bonifica del basso Molise Fabio Talucci.



