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Abbattimenti di notte, visori termici e reti elettriche: la Regione prova il tutto per tutto contro i cinghiali

Il nuovo Piano approvato dalla Giunta regionale amplia mezzi, strumenti e modalità operative per contenere cinghiali e altre specie considerate a rischio per sicurezza pubblica, agricoltura e salute

Abbattimenti anche di notte, operazioni nelle aree urbane, interventi fuori dai periodi di caccia e uso di strumenti finora vietati come visori termici, richiami e gabbie di cattura. Il nuovo Pianoper il contenimento della fauna selvatica approvato dalla Regione Molise segna una svolta profonda nella gestione di cinghiali e altre specie che stanno causando danni e problemi di sicurezza. Le operazioni non sono considerate attività venatoria e potranno essere avviate anche nei giorni e nelle zone dove la caccia è vietata. L’obiettivo è ridurre una presenza ormai ritenuta fuori controllo e proteggere la sicurezza stradale, l’agricoltura e la salute pubblica.

Il documento riguarda molte specie, dai cinghiali a cervi, caprioli, nutrie, volpi e persino alcune specie di uccelli come storni e cornacchie. Si parte da un presupposto: la gestione ordinaria non basta e serve una capacità di intervento immediata, anche in contesti urbani o periurbani, dove la convivenza tra fauna e traffico, case, attività agricole e aree pubbliche è diventata sempre più problematica. Le nuove regole prevedono che l’allarme possa scattare su segnalazione dei cittadini o degli agricoltori al sindaco, che attiva le verifiche della Polizia Locale. L’Osservatorio regionale autorizza gli interventi e deve farlo in tempi rapidi, entro 36 ore.

Il Piano introduce una grande novità: allarga gli strumenti e le modalità utilizzabili per catture e abbattimenti. Sono autorizzati fucili di ogni calibro, archi e balestre, visori termici e infrarossi, reti, trappole, richiami acustici e interventi da veicoli. Per i cinghiali sono previsti abbattimenti anche notturni, interventi da appostamento o alla cerca e l’uso di cani addestrati. È inoltre incentivato il ricorso a recinzioni elettrificate e dissuasori sonori nei terreni agricoli. La possibilità di intervenire nelle città viene regolata attraverso il coinvolgimento del Prefetto, per motivi di sicurezza pubblica, rischi sanitari o tutela del patrimonio.

A coordinare tutto è l’Osservatorio Regionale Tecnico-Scientifico che si avvale di Carabinieri Forestali, Polizie locali e provinciali con licenza venatoria, guardie venatorie, cacciatori iscritti in appositi elenchi e proprietari dei fondi. È previsto un albo di selecontrollori e coadiutori abilitati, con obblighi di registrazione sulla gestione degli animali abbattuti e delle operazioni svolte. Le carcasse possono essere destinate ai proprietari dei terreni o a chi ha partecipato agli interventi, mentre sono previsti controlli sanitari obbligatori per prevenire rischi legati alla peste suina africana.

Il documento approvato dalla Giunta regionale recepisce anche la strategia nazionale varata dal Governo per ridurre drasticamente la popolazione di cinghiali in Italia. Tra gli obiettivi c’è un prelievo molto più elevato della specie e una capacità di risposta più rapida ai danni provocati dalla fauna selvatica. Sono previste sanzioni fino a 630 euro e sospensioni dall’albo per chi non rispetta il disciplinare. Il documento entra subito in vigore e sostituisce il precedente disciplinare regionale: diventa lo strumento principale per intervenire su un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni preoccupanti.