90 milioni per la sanità, Roberti insiste: “Non siano subordinati all’approvazione del Pos, anche il Pd ci dia una mano”
Appello del governatore alle forze politiche di opposizione affinché l’emendamento per il Molise che darebbe una iniezione di liquidità alla sanità non sia subordinato all’approvazione del Piano operativo “che non so se è stato già approvato”
Il presidente della Regione Molise Francesco Roberti è intervenuto in apertura dei lavori in Consiglio regionale stamane 11 novembre per ribadire la sua posizione sui 90 milioni di euro promessi dal governo Meloni per risollevare le sorti della sanità molisana. Due iniezioni di liquidità per il 2025 e il 2026 (oltre ad altri 20 milioni di euro del riparto nazionale) di cui sembrano essersi perse le tracce nonostante gli annunci di un emendamento alla Finanziaria annunciato l’anno scorso.
Roberti ha voluto rassicurare l’aula rispetto a un percorso che si è detto disposto a percorrere anche da solo, un riferimento alle recenti dichiarazioni dei parlamentari eletti in Molise Lorenzo Cesa e Claudio Lotito sul rischio di perdita dei fondi che hanno impensierito non poco i consiglieri di opposizione Angelo Primiani, Roberto Gravina e Massimo Romano che lo avevano invitato a chiarire rispetto a quanto letto e ascoltato nelle ultime ore.
Il governatore ha sostanzialmente detto che i 90 milioni non sono a rischio«teoricamente ci sono addirittura ancora i soldi messi da Di Pietro per l’autostrada se dovessimo mai farla».
Ha aggiunto di essere in attesa di conoscere anche lui se il Piano operativo sanitario è stato approvato o meno dal Tavolo tecnico, ma ha ribadito di essere in disaccordo sul fatto che le risorse promesse siano agganciate al Pos: «Il giochetto di dire che il Molise non fa i compiti a casa per bloccare quei 90 milioni è un ricatto – qualcuno sta giocando sporco, per questo, oltre a continuare a lavorare con Cesa e Lotito a un emendamento per il Molise (se poi qualcuno non condivide andrò avanti da solo) invito anche il Partito Democratico a darci una mano a Roma».


