Stellantis investe 13 miliardi negli Usa e Termoli resta nel limbo: “Catastrofe per il Molise”
Un investimento record negli Usa per Stellantis, l’incertezza più totale in Italia. Il grande gruppo automobilistico che ha assorbito l’ex Fiat ha annunciato un piano quadriennale da 13 miliardi di dollari per potenziare del 50% la produzione americana, con la creazione di oltre 5mila nuovi posti di lavoro tra Illinois, Ohio, Michigan e Indiana. È il più grande investimento nella storia del gruppo oltreoceano, destinato a sostenere lo sviluppo di cinque nuovi modelli, diciannove iniziative di prodotto e un nuovo motore a quattro cilindri.
Una notizia accolta con entusiasmo dagli Stati Uniti, ma con crescente preoccupazione in Italia, e in particolare in Molise, dove lo stabilimento ex Fiat di Termoli attende ancora notizie certe, visto la sospensione del progetto della Gigafactory promessa da Stellantis e dalla joint venture ACC. Il progetto, considerato strategico per la transizione energetica e la riconversione industriale del sito, è fermo da mesi e sul futuro della fabbrica pesa un ulteriore rinvio: l’annuncio del nuovo piano industriale è stato posticipato da marzo a giugno 2026.
«Da giugno 2024 a giugno 2026 saranno trascorsi due anni interi senza che Stellantis abbia fornito una linea chiara né un calendario credibile – ha denunciato di recente Roberto Gravina, consigliere regionale M5S –. Nel frattempo, lo stabilimento di Termoli ha conosciuto solo nuova cassa integrazione, chiusura di linee produttive e perdita di fiducia tra i lavoratori». Da ricordare che dal 1° settembre 2024 è entrato in vigore un nuovo contratto di solidarietà, esteso fino al 31 agosto 2026, che coinvolge tutti i 1821 dipendenti del sito termolese, a fronte dei 900 interessati in precedenza.
Sull’operazione di Stellantis negli Usa è intervenuta anche la Uilm, che ha attribuito la scelta di investire oltreoceano ai “pasticci” della politica industriale europea: «Le difficoltà create dall’Unione Europea nella gestione della transizione ecologica stanno spingendo i grandi gruppi automobilistici a cercare condizioni più favorevoli altrove – spiegano Rocco Palombella e Gianluca Ficco –. Ma l’Italia deve fare la sua parte: servono politiche industriali chiare e strumenti per salvaguardare la filiera e l’occupazione».
Dure le parole di Vincenzo Notarangelo, segretario regionale di Sinistra Italiana: «Stellantis vola in America, pronta ad investire ben 13 miliardi di dollari e a creare oltre 5mila posti di lavoro negli USA. Un bel colpo per l’inquilino della Casa Bianca Donald Trump, che proprio in questi giorni non ha lesinato complimenti a Giorgia Meloni. Come dargli torto: una delle più grandi aziende italiane sta per diventare a stelle e strisce nella quasi totale indifferenza del governo. Un danno per il Paese, una vera catastrofe per il Molise e per Termoli dal punto di vista sociale ed economico».
A parlare di bomba sociale pronta a esplodere, a proposito di Stellantis, era stato anche l’assessore regionale alle Attività Produttive Andrea Di Lucente, solo poche settimane fa.

Notarangelo inoltre ha criticato il silenzio dei parlamentari molisani e del centrodestra locale: «Prosegue intanto senza sosta il silenzio dei due fratelli d’Italia nostrani, per i parlamentari Lancellotta e Della Porta il tema Stellantis è infatti ormai da tempo diventato tabù. Guai ad incalzare il capo (Giorgia Meloni) e a mettere a repentaglio la propria ricandidatura, che a quanto pare vale più del futuro del territorio e di migliaia di lavoratori, E’ una situazione – aggiunge – purtroppo più tragica che comica, considerata l’eventuale, terribile crisi occupazionale che scaturirebbe da simili scelte. E i nostri rappresentanti a Roma (si sono perse le tracce anche di Cesa e Lotito) non possono pensare di nascondersi per sempre, così come il centrodestra locale non può credere di illudere i molisani tra un taglio di nastro e un ‘rimpastino’ di Giunta senza occuparsi seriamente dei problemi gravi di questa regione».
Il contrasto tra la spinta americana e lo stallo termolese riassume una crisi industriale che da anni pesa sulla fabbrica molisana. La Gigafactory, annunciata come uno dei tre poli europei di produzione di batterie elettriche del gruppo, doveva rappresentare la svolta per lo stabilimento e per l’intero territorio. Oggi, invece, resta un simbolo di stallo e promesse non mantenute.


