L’ultima erede della famiglia Crema: “Il mio terrazzo dei giochi nella casa dei nonni non esiste più, spero nella rinascita del Palazzo”
Una demolizione parziale segna l’inizio del cantiere che riporterà alla vita uno degli edifici simbolo di Termoli. Rossella, nipote di Rocco Crema, racconta con emozione i suoi ricordi d’infanzia tra le stanze e il terrazzo del palazzo: “Spero che torni a vivere con la dignità che merita”. Appartamenti, garage e locali commerciali nel progetto curato dallo Studio Gammieri.
C’è stato un tempo in cui le bici a tre ruote sfrecciavano su un terrazzo panoramico a strapiombo sul porto, tra le risate di una bambina e l’andirivieni degli operai dei magazzini sottostanti. E non è neanche un tempo lontanissimo. Erano gli anni ’80, quando Palazzo Crema non era solo una delle strutture più iconiche e riconoscibili del centro di Termoli, ma anche una casa vissuta, piena di persone e di lavoro.
Quel terrazzo, aggiunto all’edificio negli anni Cinquanta, è stato demolito l’8 ottobre 2025, come previsto dal progetto di riqualificazione autorizzato dalla Soprintendenza. Le ruspe sono entrate in azione per abbattere le porzioni fronte porto – da tempo fatiscenti e pericolose – dando ufficialmente il via alla trasformazione dello stabile.
Rossella, nipote di Rocco Crema, è l’ultima erede – insieme alla madre Aurora – a detenere ancora una quota del palazzo. Non ha mai voluto venderla: “Perché in quella casa ci sono cresciuta, ho tantissimi ricordi intrecciati a quelle pietre e a quel luogo”. Ieri, quando le ruspe hanno iniziato a demolire le parti dell’edificio dove sorgeranno parcheggi e garage, tra cui proprio il terrazzo, lei era lì. Presente, ma defilata. “Sì, sono andata a vedere”, racconta. Ha seguito i lavori come tanti termolesi, da un angolo nascosto. E i ricordi hanno preso il sopravvento: “Impossibile spiegare quello che ho provato, ma è stato intenso. Non è stata una giornata facile”.
Nostalgia, un tuffo al cuore quando i mezzi meccanici hanno staccato pareti e pietre riducendole in polvere, ma anche speranza. “L’auspicio – spiega – è che quella casa possa ora tornare ad avere una dignità”.
Rossella ha vissuto lì l’infanzia e una parte della giovinezza, fino al 1994, quando dopo la morte della nonna Giuseppina l’edificio fu chiuso definitivamente. All’epoca Palazzo Crema era ancora un luogo pieno di vita: clienti, collaboratori e amici del nonno Rocco, noto in città per le sue attività, lo attraversavano ogni giorno. “Da bambina ci passavo lunghi periodi – racconta, vincendo un po’ della sua riservatezza –. Lì c’erano i miei nonni, e come tutte le case dei nonni era piena di affetto, di movimento, di memoria. Rivederla oggi trasformata in cantiere, pur sapendo che è un passaggio necessario, è stato toccante”.
La porzione demolita ospitava locali commerciali e una vecchia falegnameria. Oggi è difficile, per chi lì ha trascorso l’infanzia, non provare una stretta al cuore. “Su quel terrazzo scorazzavo con la bici. Era il mio piccolo mondo. Ora spero solo che questo rappresenti un nuovo inizio, una rinascita vera”.
Attualmente Palazzo Crema è di proprietà di cinque soggetti privati: l’impresa Scavolo di Termoli, un gruppo di costruttori di San Severo, il Gruppo Gargano, un imprenditore di Isernia, oltre a Rossella e sua madre. I proprietari si sono costituiti in condominio per affidare a un unico progettista – lo Studio Gammieri – l’intervento di riqualificazione.
Il progetto, approvato con parere vincolante della Soprintendenza, prevede la conservazione dell’impianto originario dell’edificio, l’intonacatura della facciata (oggi in pietra a vista) e la realizzazione di appartamenti ai piani superiori, con garage e locali commerciali al piano terra. La sagoma e le “vedute” resteranno le stesse. Anche l’accesso dalla scalinata del folklore, uno degli scorci più fotografati della città vecchia, sarà preservato.
Negli anni, il palazzo era diventato un simbolo di degrado. “Ma – ci tiene a precisare Rossella – le ordinanze ricevute sono state soltanto due, relative alla pulizia del terrazzo dal guano dei piccioni”. Finché non si è arrivati a un accordo tra i vari proprietari, infatti, non era possibile avviare alcun intervento strutturale.
A trent’anni esatti dalla chiusura, la trasformazione di Palazzo Crema è davvero cominciata. I lavori sono nel vivo, e anche se la facciata cambierà aspetto – i mattoncini, in realtà pietre, lasceranno il posto a un intonaco uniforme – l’anima dell’edificio resterà intatta. La Soprintendenza ha imposto l’intonacatura, una scelta che ha suscitato qualche perplessità tra i cittadini, ma che – come sottolinea Rossella – “non dipende dalla proprietà. I vincoli sono precisi, e chi conosce la normativa lo sa bene: non si può decidere in autonomia. Il progetto approvato rispetta fedelmente la struttura originaria, con sagoma e aperture inalterate”.
Palazzo Crema come sarà
Rossella ha resistito a tutte le offerte di vendita, conservando la sua parte “perché ci sono cresciuta. È casa mia, un pezzo della mia memoria, legata a nonno Rocco e nonna Giuseppina. Voglio che questo palazzo abbia il futuro che merita”.
Mentre le ruspe cancellano un frammento del suo passato, lei prova a trattenere l’emozione. “Non è stato facile. Ma bisogna guardare avanti. E sperare che tutto questo serva davvero a restituire dignità a un luogo che ha fatto parte della storia della città. E anche della mia”.














