Da madre a madre
|Lettera a Giorgia Meloni: “L’umanità non è diplomazia, e i bambini di Gaza non possono aspettare”
Lettera alla Presidente del Consiglio, da madre a madre, per chiedere scelte coraggiose e parole chiare sulla tragedia di Gaza. “Non è una questione diplomatica – è una questione di umanità. E i bambini non possono aspettare”.
Presidente Meloni,
Lei si è sempre presentata come donna, madre e cristiana. Tre identità che evocano cura, protezione, compassione.
Eppure, mentre scrivo, a Gaza continuano a morire bambini, oltre 50.000 dal 2023. Non metaforicamente! Bambini in carne e ossa, con nomi, sorrisi, sogni infranti dal fragore delle bombe, seppelliti tra le macerie.
Decine di migliaia di civili uccisi. Intere famiglie cancellate. Ospedali bombardati. Bambini amputati senza anestesia. Madri che partoriscono tra le rovine. E la fame, utilizzata come arma, documentata dalle Nazioni Unite, che scava corpi già esausti.
Quando lei, con estrema facilità, ha dichiarato che “Israele ha superato i limiti”, ha adoperato parole che pesano come piume quando avrebbe dovuto tirare fuori macigni.
“Superare i limiti” è ciò che fa un bambino capriccioso, non uno Stato che viola da anni sistematicamente il diritto internazionale.
È il linguaggio della diplomazia che maschera l’orrore, la retorica che assolve mentre finge di rimproverare.
Dal suo vocabolario mancano le parole “crimine di guerra”. Manca “punizione collettiva”. Manca “apartheid”, GENOCIDIO, quella parola che noi altri — compresi Amnesty International, Human Rights Watch e persino organizzazioni israeliane per i diritti umani — non esitiamo più a usare.
Ma è più grave che a Lei manchi soprattutto l’indignazione morale che ci si aspetterebbe da chi si definisce cristiana.
Perché il Vangelo che lei rivendica è chiaro:
“Beati gli operatori di pace”,
“Ciò che avete fatto al più piccolo tra questi, lo avete fatto a me”.
Non c’è interpretazione geopolitica che tenga di fronte al comandamento “Non uccidere”, tanto più quando le vittime sono in maggioranza bambini.
Vittime innocenti di un gioco di potere.
Lei ha liquidato la missione della “Global Sumud Flotilla” come “questione italiana” che c’entra poco con la Palestina, ironizzando sullo sciopero di venerdì e i “weekend lunghi”.
Ma quella flottiglia trasporta molto più che aiuti umanitari:
trasporta testimonianza, dignità, memoria e fratellanza. Porta il ricordo di Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza mentre testimoniava. Porta la voce di tutti noi che rifiutiamo di voltarci dall’altra parte.
E sì, forse è scomodo che accada di venerdì, ma la sofferenza dei bambini palestinesi non rispetta il calendario dei ponti festivi.
Presidente, oggi più che mai servono leader che abbiano il coraggio di chiamare le cose con il loro nome.
L’Italia ha una storia che lei pare abbia dimenticato: è stata capace di opporsi alle guerre, di scegliere di stare dalla parte giusta anche quando era scomoda.
Però è ancora in tempo a recuperare la memoria storica della nostra Nazione.
Non le si chiedono slogan o ideologia. Le chiediamo umanità.
Le chiediamo di guardare negli occhi i bambini di Gaza, quegli stessi occhi che dovrebbero ricordarle sua figlia, i nostri figli, e chiedersi:
se fosse lei, se fossero i nostri, cosa pretenderei dal mondo?
L’Italia potrebbe:
– sostenere concretamente il riconoscimento dello Stato palestinese,
– sospendere la vendita di armi che possono essere usate a Gaza,
– promuovere sanzioni europee contro le violazioni del diritto internazionale,
– parlare di cessate il fuoco permanente e non di “pause umanitarie” che servono solo a guadagnare tempo,
– chiamare per nome i crimini di guerra senza eufemismi o finezze diplomatiche.
Sono scelte concrete che richiedono coraggio politico, ma che rispondono a un imperativo morale più alto di qualsiasi alleanza strategica.
Ogni leader, a un certo punto, si trova davanti a una scelta difficile che definirà la sua eredità storica.
Può scegliere di stare dalla parte della ragion di Stato, degli equilibri atlantici, degli interessi economici.
Oppure può scegliere la parte scomoda ma giusta: quella dei bambini che muoiono, delle madri che urlano, dell’umanità calpestata.
Lei ha parlato spesso di “radici cristiane dell’Europa”. Ecco, quelle radici parlano chiaro: parlano di un uomo che difese i deboli, che rovesciò i tavoli dei mercanti, che scelse i poveri contro i potenti.
Opporsi alla politica “nazionalista securitaria” di Netanyahu non è antisemitismo, è difesa del diritto internazionale, quello stesso diritto che fu scritto dopo Norimberga proprio per dire “mai più” a ogni forma di disumanità.
Il popolo palestinese non chiede privilegi. Chiede dignità, libertà, giustizia. Chiede di poter vivere nella propria terra senza paura. Chiede ciò che ogni essere umano merita.
Presidente Meloni, le chiediamo di trovare il coraggio, quel coraggio che lei spesso rivendica, di stare dalla parte giusta.
Non per mero calcolo,
non per accrescere i consensi,
ma per quella sacra, inviolabile e antica ragione, sancita nelle “sacre scritture dei diritti”, chiamata umanità.
I bambini di Gaza non hanno tempo per i vostri giochi diplomatici. Muoiono oggi. Soffrono adesso. E ogni giorno di silenzio è un giorno di complicità.
Lei è madre. Immagini che quei bambini siano i suoi. Poi agisca di conseguenza.
Perché alla fine, quando i libri di storia racconteranno di questo tempo, conterà solo una cosa:
da che parte era quando contava davvero.
L.L.74


