La trasformazione di Palazzo Crema dopo decenni di abbandono: lavori partiti, ospiterà appartamenti e garage
Dopo decenni di abbandono e ordinanze ignorate, iniziano i lavori di restauro del palazzo affacciato sulla Scalinata del Folklore. Il progetto è stato commissionato da un gruppo di proprietari privati riuniti in condominio allo studio Gammieri. Verrà intonacata la facciata e ricavata una destinazione mista tra appartamenti e locali. La Soprintendenza ha approvato la trasformazione estetica della facciata. Non ci saranno aumenti di cubatura.
Cambia tutto, o quasi, dopo quarant’anni di attesa. Palazzo Crema, lo storico edificio che domina dall’alto il porto di Termoli, incastonato tra via Aubry e via Delcroix e affacciato sulla scalinata del folklore, è oggetto di un intervento di ristrutturazione. I lavori sono partiti nei giorni scorsi, chiudendo una lunghissima parentesi di incuria, ordinanze inascoltate, eredità frammentate e degrado visibile.
Un tempo dimora nobiliare e luogo produttivo — qui, al piano basso lato mare, c’erano una falegnameria e un laboratorio per la calce — Palazzo Crema ha attraversato un lungo, lunghissimo declino. Tetti crollati, infestazioni di piccioni, impalcature mai arrivate, ordinanze di messa in sicurezza e bonifica disattese. Fino ai cartelli “Pericolo di crollo” comparsi ora, a delimitare l’accesso a uno dei punti più panoramici della città.
Adesso, tuttavia, qualcosa si muove davvero. A finanziare l’intervento è un condominio privato costituitosi attorno alla proprietà dell’immobile, un tempo in mano alla famiglia Crema e ora frammentato tra più soggetti: una società immobiliare termolese, alcuni investitori e un finanziatore pugliese rappresentato da un legale. L’intero progetto è curato dallo Studio Gammieri, già attivo su altri interventi nel centro cittadino.
Lo studio Gammieri spiega di aver voluto “ricucire una ferita aperta” nel tessuto urbano, ascoltando le stratificazioni storiche del palazzo e lavorando a stretto contatto con la Soprintendenza per non snaturarne l’identità. Il rendering dell’edificio — che mostra una facciata chiara, intonacata, con infissi moderni e linee regolari — ha destato curiosità fra gli addetti ai lavori, soprattutto tra chi conosce l’edificio nella sua versione originaria, con i mattoncini rossi a vista, oggi destinati a scomparire.
Una scelta, quella dell’intonacatura, richiesta dalla stessa Soprintendenza, che ha giudicato non conforme all’estetica storica dell’edificio l’attuale stato di degrado. “Nessun colpo di spugna e nessun eccesso – dichiarano i progettisti – ricomponiamo l’immagine autentica, lo rendiamo sismicamente più sicuro ed energeticamente efficiente, senza tradirne lo spirito”.
Il cantiere trasformerà Palazzo Crema in un edificio a destinazione mista: appartamenti residenziali ai piani superiori, box e locali commerciali al piano strada. Le richieste di informazioni — soprattutto da parte di potenziali acquirenti provenienti dalla Puglia — confermano un rinnovato interesse immobiliare per la zona. Del resto, siamo a pochi metri dal centro storico, dalla Torretta Belvedere e dal mercato ittico, in una posizione centralissima e ad altissimo potenziale.
Difficile dire oggi se l’intervento restituirà alla città un nuovo punto di bellezza o se i termolesi – che peraltro hanno richiesto a più voci negli ultimi vent’anni un intervento radicale che oggi arriva – giudicheranno il risultato finale una riqualificazione non coerente con l’anima del palazzo. Di certo, dopo anni di degrado visibile, piccioni, ordinanze comunali ignorate e inaccessibilità per motivi di sicurezza, Palazzo Crema, con il suo secolo e passa di storia, sta per cambiare volto. E si prepara a diventare un edificio con una destinazione.
















