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La Saint-Gobain non stabilizza 13 interinali. Uil accusa: “Usati per anni e poi scaricati”

Una lettera aperta della FenealUil ai lavoratori accende i riflettori su stabilizzazioni mancate, accordi traditi e responsabilità interne. Sotto accusa anche il ruolo dei team leader. Il sindacato: “Chi ha deciso, saprà dormire sonni tranquilli?”

Il caso dei tredici lavoratori interinali della Gyproc Saint-Gobain di Termoli, in scadenza di contratto e senza prospettive di stabilizzazione, apre un nuovo fronte di tensione nel comparto industriale del Basso Molise. A denunciarlo è la FenealUil Molise, che ha scelto una forma inusuale ma eloquente: una lettera aperta rivolta direttamente agli operai coinvolti, come segnale di presa di coscienza e, insieme, di autocritica.

“Certamente troverete strano che scriviamo una lettera – si legge nel testo – ma volevamo che queste parole rimanessero impresse. Perché quello che sta accadendo non è solo una questione di contratti in scadenza, ma di dignità calpestata”. Il sindacato ammette di aver creduto alle promesse dell’azienda, comprese quelle legate all’accordo sulle turnistiche a quattro e cinque squadre, firmato con la prospettiva di un aumento occupazionale che oggi si rivela illusorio. “Purtroppo, come vedete, anche noi dovremmo fare delle riflessioni”.

Nel mirino, la decisione dell’azienda di non confermare parte degli interinali, nonostante alcuni lavorino nello stabilimento da due, tre o persino quattro anni. “È legittimo chiedersi perché solo ora emerge un presunto giudizio negativo, dopo anni di impegno e dedizione. E ancor più legittimo chiedersi chi ha espresso questo giudizio”.
Secondo quanto riferito nella lettera, la responsabilità delle valutazioni sarebbe stata attribuita dalla Direzione aziendale al Direttore di stabilimento, che a sua volta si sarebbe basato sui giudizi dei team leader. “Parliamo di operai con funzioni di coordinamento, persone che dovrebbero motivare, non condannare – scrive la FenealUil – Chissà se dormiranno sonni tranquilli, se la coscienza glielo permetterà. Hanno messo in mezzo alla strada persone e famiglie”.

Il sindacato respinge l’idea che il Direttore sia un semplice esecutore di ordini superiori. “Conta eccome”, affermano. E rilancia la necessità di ripensare l’intero assetto dell’accordo sulla turnazione, nato proprio per favorire le assunzioni stabili. “Tutto si può rivedere, ma serve prima una coscienza collettiva, un fronte unito tra i lavoratori. Solo così – aggiungono – potremo coinvolgere le nostre strutture nazionali e portare il caso all’attenzione delle massime autorità”.

Le ultime righe della lettera suonano come una denuncia ma anche come un appello: “Il destino di una persona non può essere lasciato al giudizio di un suo pari”. Un messaggio che chiama in causa non solo l’azienda, ma anche la responsabilità collettiva di un sistema che, ancora una volta, lascia i più deboli fuori dalla porta.