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Dopo l’assalto al Postamat il camper, poi il container. L’ufficio postale non riapre: i danni dei banditi li pagano i cittadini

Dopo l’assalto con esplosivo del 7 luglio, l’ufficio postale di San Giacomo degli Schiavoni è ancora sotto sequestro. Da mesi i cittadini fanno la fila davanti a un furgone-ufficio, in attesa che apra il container prefabbricato installato da Poste Italiane. Il caso simbolo di un problema che riguarda tutto il Molise, dove diversi sportelli restano chiusi dopo gli attentati e 18 Postamat vengono spenti di notte.

Il cancello è ancora chiuso, la facciata dell’ufficio postale ferita dall’esplosione del Postamat porta i segni evidenti della notte dello scorso luglio. All’interno, i resti metallici dell’ATM sventrato e un nastro dei carabinieri che impedisce l’accesso. Sono trascorsi più di tre mesi dall’assalto, ma l’edificio resta sotto sequestro giudiziario, inagibile e silenzioso.

San Giacomo ufficio postale camper container posteSan Giacomo ufficio postale camper container poste

Nella notte tra il 6 e il 7 luglio, intorno alle quattro del mattino, un boato aveva svegliato l’intero paese: la doppia esplosione aveva distrutto l’unico sportello operativo di San Giacomo, mettendo fuori uso anche i locali delle Poste. Da allora, nulla è cambiato. L’ufficio in muratura è rimasto chiuso e i cittadini sono costretti a fare i conti con una soluzione provvisoria che di provvisorio ha ormai solo il nome.

Davanti al Municipio, da settimane, staziona un furgone bianco e giallo con la scritta “Poste Italiane”: è l’ufficio postale mobile, dove si possono svolgere le operazioni essenziali – pensioni, bollettini, raccomandate – ma senza alcun comfort. Chi deve attendere il proprio turno lo fa all’aperto, sotto il sole o la pioggia. Gli operatori raccontano che l’afflusso è basso: “Molti preferiscono andare a Termoli o Guglionesi, qui si ferma chi non ha alternative”.

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A pochi isolati di distanza, nella zona residenziale di via Biferno, è comparso da poco un container prefabbricato, con la rampa d’accesso e le finestre chiuse da serrande bianche. È la nuova sede temporanea che Poste Italiane ha installato per sostituire l’edificio danneggiato. Dovrebbe aprire a giorni, ma resta il fatto che l’ufficio vero e proprio – quello in muratura, simbolo di un servizio stabile – non riaprirà per ora. I tempi saranno lunghi e, nel frattempo, il paese resta privo del suo presidio.

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Il caso di San Giacomo è tutt’altro che isolato. Negli ultimi mesi, in Molise, la criminalità ha colpito duramente gli uffici postali del Basso Molise: a marzo l’assalto a Portocannone, a maggio quello di Petacciato, entrambi con esplosioni che hanno distrutto i Postamat e reso inagibili le sedi. A Portocannone, solo a fine settembre è stata aperta una sede provvisoria, ma senza sportello automatico. A Petacciato, un ufficio mobile è attivo da mesi, ma anche qui non è possibile prelevare contante.

Di fatto, nessuno dei tre Postamat esplosi è stato riattivato. E da ottobre Poste Italiane ha deciso di spegnere di notte 18 sportelli in tutta la regione, dalle 19 alle 8.30, per contrastare i furti. Una misura temporanea che però colpisce i cittadini più fragili: anziani, pensionati, lavoratori che usano il Postamat per accedere ai libretti postali o ai conti correnti. “È inaccettabile che la risposta alla criminalità sia togliere servizi invece che rafforzare la presenza dello Stato”, hanno dichiarato i deputati del Pd Marco Sarracino ed Enzo Amendola in un’interrogazione al governo.

Il risultato è un paradosso: i ladri rubano poche migliaia di euro, ma i paesi perdono mesi di servizi. Gli uffici restano chiusi, le riparazioni si trascinano, i cittadini devono spostarsi altrove per ogni operazione. È un danno economico e sociale che pesa soprattutto sui piccoli centri, dove la sede postale non è solo uno sportello, ma un punto di riferimento quotidiano.

A San Giacomo degli Schiavoni la ferita resta aperta: l’ufficio è chiuso, la roulotte delle Poste è parcheggiata davanti al Comune, il container aspetta di entrare in funzione. Intanto, il silenzio di quell’edificio sventrato racconta una verità semplice: quando la criminalità colpisce, le comunità oneste sono le prime a pagarne il prezzo.