‘Da Nicolino’, mezzo secolo di storia davanti al Castello: i 50 anni del ristorante che ha fatto grande il brodetto termolese
Fondato nel 1975 da Nicolino Caruso e da sua moglie Lucrezia Russo, il ristorante di via Roma compie 50 anni. Un traguardo che racconta sacrifici familiari, ricette identitarie e trasformazioni sociali. Il brodetto alla termolese, perfezionato con dieci varietà di pesce, è diventato il piatto simbolo della città, apprezzato da generazioni di clienti e da personaggi celebri. Oggi la festa.
Quando nel 1975 Nicolino Caruso, allora trentottenne venditore di frutta in piazza, decise di rilevare una trattoria davanti al Castello Svevo di Termoli insieme alla moglie Lucrezia Russo, non immaginava certo che quel passo avrebbe segnato mezzo secolo di storia cittadina. Oggi, a 88 anni e 5 mesi, racconta con emozione che “arrivare a 50 anni di attività è un sogno splendido, una soddisfazione enorme. Con l’amore e l’onestà puoi raggiungere qualsiasi cosa, e questo è l’unico messaggio che mi sento di lasciare”.
Il ristorante Da Nicolino è nato quasi per caso, lungo via Roma, in un locale che un tempo era stato enoteca, o meglio una delle tante cantine di Termoli. Accanto c’era un barbiere, davanti la fortezza federiciana e, naturalmente, il mare Adriatico. Nicolino ricorda che la cucina era inizialmente all’ingresso dal vicolo e che nei primi tempi Bianca, moglie del precedente proprietario Pierino, guidò sua moglie Lucrezia tra pentole e ricette. Ma ben presto fu proprio lei, “perno principale” come la definisce il marito, a diventare l’anima della cucina, perfezionando piatti rimasti nella memoria collettiva.

Non furono anni facili, quelli dell’inizio. “Abbiamo vissuto i primi due anni quasi in apnea – racconta Nicolino – tutti i giorni dentro al ristorante con tre bambini da crescere: Sossio, che aveva 10 anni, Francesco 9 ed Enrico appena 6. La fatica era enorme, ma la tenacia di Lucrezia ci ha permesso di andare avanti”. Ricorda la folla del primo giorno di apertura, gli amici ma anche chi cercava di approfittare dell’inesperienza dei nuovi gestori. “Alcuni volevano perfino imporre il prezzo del pesce. Io gli dissi: se vuoi fare tu il prezzo, vai in piazza, compralo e cucinatelo a casa. Qui da Nicolino il prezzo lo faccio io. Da quel giorno capirono e ci lasciarono in pace”.
Il brodetto, bandiera di Termoli
Il piatto simbolo che ha reso celebre il locale è il brodetto alla termolese, conosciuto anche come “U’ Bredette” o “alla Tornola”. Una ricetta antica, diffusa in tante case di pescatori, che Lucrezia e Nicolino hanno portato alla perfezione con una scelta rigorosa di ingredienti. Dieci varietà di pesce, che arrivano (grazie a fornitori esclusivi) anche durante il periodo di fermo: seppie, calamari, triglie, sogliole, gallinella, razza, scorfano, merluzzo, cozze, vongole. Il tutto cotto in terracotta e insaporito con peperoni freschi, come vuole tradizione. “O si fa come si deve, o non è brodetto – ribadisce Nicolino –. È la nostra bandiera, ed è anche il simbolo di questa terra”.

Un vero e proprio rituale, che richiede passione e sacrificio: “Sfidiamo chiunque a trovare ogni giorno dieci pesci diversi, e freschi. Non è facile, ci vuole impegno e amore per il lavoro. Ma quando vedi i clienti fare la scarpetta fino all’ultimo pezzetto di pomodoro, allora capisci che ne vale la pena”.
Il brodetto di Da Nicolino è diventato negli anni un ambasciatore del gusto termolese in tutta Italia. Racconta lo stesso Caruso che molti locali fuori regione lo hanno imitato, spesso riducendo varietà e quantità: “Mettono due o tre pezzi di pesce e lo chiamano brodetto. Ma non è la stessa cosa. Da noi c’è tutto l’Adriatico dentro a un unico piatto”.
Quello del ristorante che oggi festeggia il suo mezzo secolo è un menù che racconta e celebra l’Adriatico nelle sue tante declinazioni di sapore. Accanto al brodetto, il menù di Da Nicolino è da sempre un omaggio al pescato dell’Adriatico e alle ricette popolari dei marinai termolesi. I paccheri agli scampi cucinati “alla Tornola” – piatto nato quasi per caso dall’estro di Nicolino davanti a una cliente esigente – sono diventati negli anni una delle specialità più amate. Non mancano i grandi classici: spaghetti con vongole lupini e bottarga di muggine di Orbetello, insalata di mare, pesce misto alla griglia, frittura di paranza. Ogni portata conserva l’impronta della costa molisana, con attenzione alla stagionalità e, negli ultimi anni, anche ai presìdi Slow Food.
“Abbiamo sempre cercato di rispettare il mare – racconta Nicolino – scegliendo solo il pescato giusto. È così che i piatti mantengono i sapori autentici di Termoli”.
In questa storia però non c’è solo un menù, ma una famiglia intera che ha sacrificato anni di vita privata al lavoro in cucina e in sala. I tre figli – Sossio, Francesco ed Enrico – erano bambini quando i genitori aprirono e ben presto divennero parte integrante dell’organizzazione, tra scuola, compiti e pulizie serali che erano affidate proprio a loro. “Eravamo sempre lì – ricorda Francesco Caruso, l’unico dei tre che a un certo punto ha seguito altre strade nella vita ma senza mai perdere il legame con quel posto – in un locale che allora era molto diverso da oggi, con una stanzetta separata da una parete sottile, dove c’era un divano e la televisione. Perfino dormivamo lì quando non riuscivamo ad andare via”.
Alcune foto d’epoca di famiglia nel ristorante
La passione si respirava anche nell’atmosfera del locale. All’inizio i coperti non erano tanti, i tavoli più stretti, e sulle pareti sventolavano le bandiere del Napoli insieme al volto di Maradona, perché Nicolino è sempre stato un grande tifoso azzurro. Oggi i posti a sedere sono circa settanta e il ristorante si presenta con uno stile più raffinato e minimale, ma resta intatta l’anima che per decenni ha accolto clienti, amici e pescatori.
Lucrezia Russo, scomparsa alcuni anni fa, è stata una figura centrale di questa vicenda: mamma, cuoca, imprenditrice ante litteram, capace di reggere il peso di una cucina che ogni giorno preparava decine di brodetti e nello stesso tempo seguiva tre figli. “Era lei l’artefice in cucina – dice Nicolino – io l’aiutavo, ma senza la sua fantasia e la sua forza non saremmo mai arrivati fin qui”.
Negli anni il locale si è ampliato: un’importante ristrutturazione ha portato alla luce le volte in mattoni a vista, valorizzando l’architettura tipica. Lo spirito è rimasto quello di sempre: autenticità e legame inossidabile con il mare.
E poi, certo, il colore e i ‘vip’, che non sono mancati. Molti i personaggi famosi che dagli anni Ottanta hanno scelto Da Nicolino per gustare la cucina termolese. Lucio Dalla, Lando Buzzanca, e Riccardo Muti, che una volta scrisse su un tovagliolo una dedica a Nicolino Caruso: “Se io sono un grande maestro della musica, tu sei un grande maestro del brodetto”.
Tutti ricordi ben ancorati nella mente del proprietario, dei quali non c’è traccia sui muri. Le pareti del ristorante restano volutamente spoglie, senza foto di vip: “Non volevamo tappezzarle di immagini, qui si viene per il gusto, non per la mostra”. La società nel frattempo è cambiata. “Una volta si mangiava per fame, oggi si mangia per gusto – riflette Nicolino –. I clienti sono più esigenti, cercano raffinatezza. Ma la soddisfazione è la stessa di una volta”.

Nicolino col figlio Francesco
Oggi, 1° ottobre 2025, il ristorante Da Nicolino spegnerà le sue prime cinquanta candeline con una serata celebrativa e la partecipazione anche delle autorità. “Questa festa non è solo per noi – sottolinea la famiglia Caruso – ma per tutta la comunità che ci ha sostenuto in questi 50 anni”.
Mezzo secolo dopo quel giorno d’autunno del 1975, il ristorante davanti al Castello Svevo resta un punto fermo della memoria collettiva e dell’identità gastronomica di Termoli. Un luogo che ha accompagnato le vite di generazioni, custodendo nel piatto simbolo – il brodetto – la storia di una città intera.









