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Dal blog delle vacanze all’impresa: Monica Mele, che ha scelto il Molise e ora esporta i suoi sapori in tutta Italia

Nata a Bari, vissuta 15 anni a Milano, dal 2022 vive a Petacciato. Prima ha creato il blog “Vacanze in Molise”, poi uno shop online che vende vino, olio, formaggi, tartufi e box di “cena molisana”. La sua è la storia di una non molisana che ha visto le potenzialità di questa terra meglio di tanti molisani.

È una pugliese d’origine, che ha vissuto metà della sua vita (è giovane) a Milano, a raccontare e valorizzare il Molise meglio di tanti molisani. Monica Mele non conosceva questa regione, non sapeva neanche bene dove fosse collocata, ma se n’è innamorata al punto da farne la base della sua nuova vita. Prima un blog, “Vacanze in Molise”, con cui ha svelato borghi, piatti tipici e itinerari culturali, poi un’attività commerciale vera e propria: uno shop di import-export che spedisce in tutta Italia vini, oli, formaggi, salumi, tartufi e perfino box per una “cena molisana” completa. La sua storia è anche una ispirazione: l’idea che chi arriva da fuori riesca a vedere e a raccontare le potenzialità di una terra meglio di chi ci è nato, trasformando la passione in impresa senza perdere autenticità.

Monica Mele ha 37 anni e dopo quindici anni trascorsi a Milano, dal 2022 vive stabilmente a Petacciato, in Molise, insieme al compagno. La sua storia è quella di chi ha voluto lasciare la città per una regione più piccola, apparentemente periferica, ma capace di offrire qualità della vita, natura e possibilità nuove.

Ha scoperto il Molise dieci anni fa grazie al compagno, originario di Petacciato. “All’inizio non sapevo neanche bene dove si trovasse, nonostante sia pugliese. Ma mi è piaciuto subito. Volevo riavvicinarmi al sud, Milano cominciava a starmi stretta”, racconta. La città le offriva tutto, ma in realtà non le permetteva di godere di nulla: “C’è tutto, è vero, ma lavori tutto il giorno, poi la sera c’è traffico, parcheggi da cercare, corse continue. E finisci per rimanere chiuso in casa. Si vive peggio, si mangia peggio, la qualità della vita è più bassa rispetto a qui“.

Quello che l’ha colpita del Molise è stata soprattutto la varietà. “La Puglia è bellissima, ma non possiede la varietà incredibile che nel suo piccolo offre il Molise: mare, montagna, lago, colline. E a livello culturale non ci sono solo due o tre cose, ma tantissimo: dai Sanniti all’arte contemporanea di Termoli. È un territorio sottovalutato e poco conosciuto, ma la sua forza sta proprio lì. Pian piano me ne sono innamorata”.

Da qui, otto anni fa, l’idea di aprire un blog: Vacanze in Molise. “Ho iniziato per gioco, scrivendo di musei, piatti, luoghi. Senza mai investire in pubblicità, il blog ha cominciato ad avere tantissime visualizzazioni. A quel punto ho deciso di fare un passo in più”.

Il passo in più è diventato un e-commerce di prodotti tipici. “Una delle mie passioni più grandi è il cibo: andavo in giro a scoprire aziende e cose buone e a un certo punto ho provato a venderle online. Non è stato facile: l’inizio è stato burrascoso tra burocrazia, autorizzazioni e mille difficoltà”.

Monica lavora da sempre come libera professionista. “Non lavoro per un’azienda, ho la partita IVA e seguo progetti commissionati da clienti in tutta Italia. Dopo il Covid il lavoro da remoto è diventato normale e per me trasferirmi non è stato un problema”. Fa la digital designer: loghi, siti, comunicazione. Ma la passione per il cibo ha dato vita a qualcosa di diverso: uno shop che oggi vende vino, olio, formaggi, salumi, conserve di tartufo e taralli di Venafro, oltre a proporre esperienze come la caccia al tartufo o la realizzazione di un formaggio.

L’avvio non è stato semplice. “La burocrazia è stata un disastro. Gli uffici non capivano bene come inquadrare il commercio online. Tu mandi la richiesta, loro hanno 30 giorni per rispondere e ti scrivono il 29° per chiedere un’integrazione. Con il SUAP non era chiaro se servisse o meno la SCIA, alla fine ho dovuto fare solo l’Haccp. Ci ho messo tre o quattro mesi, alla fine anche grazie alla commercialista. Ho usato la mia stessa partita IVA, senza aprirne una nuova”.

Monica Mele

Lo shop è diventato operativo nell’aprile 2025, con qualche mese di ritardo rispetto al previsto. “Volevamo aprire a dicembre, ma ce l’abbiamo fatta solo in primavera. Per un progetto appena avviato – racconta ancora – sta andando bene: ricevo ordini, non ancora stabili, ma è anche vero che siamo partiti in estate con prodotti tipicamente invernali”.

Tutti i produttori sono selezionati da lei, visitati di persona. Monica è lei stessa una garanzia. “Prima di inserire i prodotti nello shop vado nelle aziende, assaggio, scelgo. Voglio solo prodotti artigianali, tipici, che valgano davvero la pena“. Tra le sue idee più originali ci sono le “cene molisane”: box complete che contengono tutto il necessario per un antipasto, un primo, un secondo e una bottiglia di vino. “Non ho ancora inserito il dolce perché non ho trovato un’azienda che rispetti i requisiti che cerco, ma arriverà”.

Parlando di preferenze, Monica sorride. “Difficile scegliere, mi piace tutto! Però recentemente ho scoperto la storia del cacio salame: un caciocavallo con dentro il salame, inventato ai tempi dell’emigrazione verso gli Stati Uniti, quando era vietato esportare carne di maiale. Così i salumi venivano nascosti dentro il formaggio per mandarli come omaggio ai parenti. È un esempio bellissimo di come gli italiani abbiano sempre saputo ingegnarsi. Ma in generale penso che in Molise sia difficile mangiare male. Sono innamorata anche dei biscotti di Venafro: io da pugliese conosco bene i taralli, ma questi sono diversi, più grandi e ricchi d’olio”.

La sua vita quotidiana scorre tra il lavoro creativo e quello commerciale, tutta organizzata da casa. “Ho il mio studio qui. La mia giornata inizia davanti al computer: colazione e lavoro in pigiama. Controllo gli ordini, li coordino, recupero i prodotti e li spedisco. Nel frattempo seguo i miei progetti di grafica e siti. È comodo, anche se non stacchi mai davvero. Però per me è la dimensione giusta“.

Non mancano collaborazioni locali: siti web per strutture, cartelloni e striscioni, ancora molto utilizzati nella comunicazione molisana. “Vedo che piano piano anche il digitale si sta muovendo, soprattutto nel turismo. Le persone prima di venire qui cercano informazioni online“.

Gli ostacoli restano, a cominciare dalle strade “che sono davvero pessime, e rendono complicati gli spostamenti fra borghi e natura”. E poi ci sono i paletti culturali. “Quello che mi pesa di più è l’idea che le cose debbano restare sempre uguali. Io credo invece che le tradizioni siano belle se si contaminano. Non devono rimanere cristallizzate“.

Il rapporto con il pubblico è vivo: le persone la contattano per chiedere informazioni di ogni tipo. “Non solo per lo shop: ricevo richieste sugli orari dei musei, ricette, persino navette per il mare. C’è chi mi vede come un punto di riferimento”. Ride, immaginando che proprio lei, non molisana, sia diventata un piccolo ‘faro’ per cercare e avere informazioni meno istituzionali e più libere sul Molise. E riconosce che la bellezza del suo lavoro è scoprire sempre cose nuove: “Come la polenta al tartufo, molto diffusa in Alto Molise, che non conoscevo affatto”.

In quasi dieci anni ha girato moltissimi borghi. “Non saprei dire quanti comuni ho toccato, ma sicuramente tanti. Mi piace andare anche nei posti meno battuti: quando dico che vado ad Agnone o a Trivento qualcuno mi guarda strano, ma a me piace scoprire. A Larino, per esempio, ho vissuto una bellissima mattinata nell’area archeologica, anche se non è stato semplice. La prima volta era chiusa, la seconda siamo riusciti a entrare dopo mille telefonate alla Soprintendenza. Ma ne è valsa la pena”.

Il futuro lo immagina qui. “Sì, in Molise. Magari con la possibilità di spostarmi, ma questa è la mia base. Il mio compagno lavora qui e io credo di aver trovato il posto dove voglio restare”. E ha ancora qualche obiettivo davanti: “Mi manca il museo del Paleolitico di Isernia, voglio completare il quadro”.

La sua storia dimostra che dal racconto personale può nascere un’impresa. E che anche una non molisana può diventare interprete autentica di questa terra, scoprendone le potenzialità e provando a mostrarle a chi, spesso, ci è nato ma non le vede. “La rassegnazione è il vero limite che ho incontrato qui, soprattutto tra i giovani. Io invece credo che sia possibile cambiare. Le difficoltà ci sono ovunque, ma in Molise il bello è che ci sono ancora spazi da riempire”.