Tradizione o crudeltà? Bufera sul maiale della lotteria che diventa un caso nazionale. Animalisti protestano con la Regione
Il suino della discordia: da premio della festa patronale a caso politico-mediatico che investe la Regione: LNDC scrive a Roberti, il sindaco si difende, Rai Uno e Radio Italia accendono i riflettori sul caso
Un maialino vivo come primo premio della lotteria di San Vincenzo Martire. È successo a Cercemaggiore e da qualche giorno il paese del Fortore è finito in una bufera che ha travalicato i confini locali, fino ad approdare sulle scrivanie della Regione Molise e perfino nei palinsesti nazionali. L’ultima mossa porta la firma della Lega Nazionale per la Difesa del Cane Animal Protection, che il 17 settembre ha inviato una lettera ufficiale al presidente della Regione, Francesco Roberti, chiedendo una norma chiara che vieti per sempre di mettere in palio animali vivi nelle manifestazioni pubbliche. “È una vergogna che nel 2025 si debba ancora assistere a episodi del genere” ha tuonato la presidente nazionale Piera Rosati. “Il sindaco avrebbe dovuto dare un segnale di rispetto e responsabilità, non trasformare un animale in un trofeo da esibire”.
Una presa di posizione che arriva dopo giorni di polemiche e di clamore mediatico. Martedì 16 settembre, la vicenda è approdata su Rai Uno, a “La Vita in Diretta”, dove un inviato ha intervistato il sindaco o un rappresentante della festa: “Si tratta solo di una lotteria, nessun maltrattamento”, la difesa. Lo stesso giorno se ne è parlato anche su Radio Italia, amplificando ancora di più un caso che per Cercemaggiore è diventato anche questione di immagine.

Ma la scintilla si era accesa già il 12 settembre, quando LNDC aveva inviato la prima diffida agli enti competenti, chiedendo la revoca del premio. “Un maiale non è un oggetto né un bene di consumo, ma un essere senziente come riconosciuto dalle normative europee e italiane”, scriveva l’associazione, denunciando il rischio di sanzioni e soprattutto il messaggio “radicalmente diseducativo” verso la collettività e i più giovani.
Il sindaco di Cercemaggiore, dal canto suo, ha sottolineato che la legge regionale non vieta esplicitamente l’uso di animali vivi come premi. Ma per LNDC la questione non è solo normativa: “A vietarlo avrebbe dovuto essere la coscienza del primo cittadino, chiamato a dare l’esempio alla comunità”. Così, da un’usanza di paese legata alla festa patronale, il “maiale della discordia” è diventato caso politico, culturale e mediatico. E ora spetta alla Regione decidere se seguire l’esempio di Abruzzo e Puglia, vietando definitivamente un costume che divide tra chi lo difende come tradizione e chi lo condanna come retaggio da superare.


