Stellantis, un popolo senza voce e una classe dirigente inadeguata. Notarangelo (SI): “Ora la sinistra riempia il vuoto lasciato dalle destre”
Il segretario regionale di Sinistra Italiana interviene dopo l’editoriale pubblicato su Primonumero: “I molisani non sono pigri, ma privi di strumenti e rappresentanza. Il fallimento delle destre è evidente, la sinistra deve costruire risposte reali”.
L’editoriale pubblicato il 2 settembre su Primonumero.it , che denunciava la rassegnazione dei molisani di fronte al declino dello stabilimento Stellantis di Termoli, ha suscitato reazioni e riflessioni. Tra queste, quella del segretario regionale di Sinistra Italiana, Vincenzo Notarangelo, che affida al nostro giornale un lungo intervento politico. Un’analisi critica che parte dall’inadeguatezza della classe dirigente – definita attenta solo al “compitino” e alla “propaganda social” – e arriva a un invito chiaro alla sinistra: riconnettersi con le persone, organizzare il dissenso e dare risposte concrete. Perché il silenzio del popolo, spiega Notarangelo, non è indifferenza, ma mancanza di fiducia e strumenti.
Stellantis: il fallimento delle destre, la rassegnazione del popolo e cosa deve fare oggi la sinistra per salvare il Molise
“Ho letto l’editoriale ‘La più grande fabbrica del Molise sta morendo. Ma nei molisani la rassegnazione ha preso il posto della reazione’, pubblicato il 2 settembre su questa testata e ho apprezzato molto la lucidità attraverso la quale viene colto il punto cruciale della questione: la reazione rassegnata dell’opinione pubblica allo smantellamento della più grande azienda molisana, non una realtà qualsiasi ma il simbolo per decenni dello sviluppo industriale del nostro territorio.
Vorrei dare un mio piccolo contributo al dibattito che scaturisce inevitabilmente da un intervento del genere e che stimola a diverse riflessioni. Ma ciò che più di tutto il resto mi interessa è comprendere la ragione o le ragioni che sono dietro a tale reazione.

Che la classe dirigente, in primis i nostri rappresentanti parlamentari, si tenga alla larga della questione è un fatto ormai accertato e risaputo: non sono evidentemente politicamente all’altezza del problema che devono affrontare e al di là della propaganda e narrazione social, sono meno vicini di quanto sembri ai veri centri del potere decisionale romano e frequentano poco o nulla quelle che una volta chiamavamo stanze dei bottoni e che ancora oggi una minima influenza su tali avvenimenti riescono ad averla.
La delegazione parlamentare molisana sa che per spirito di sopravvivenza (e con la speranza di essere ricandidati ed eletti) deve svolgere bene il “compitino” verso i vertici di partito assecondando e non discutendo le scelte che vengono assunte dall’alto. Quindi meglio tacere, andare a qualche sagra e parlare di altro, temi cari al popolo dei social ma che non comportano troppe complicazioni nella vita reale. È la politica del momento, bellezza!
Dunque si spiega tutto qui il mesto silenzio dei “potenti” regionali, ma quello del popolo?
Innanzitutto, la questione è di natura istituzionale: i molisani sono assuefatti alla marginalità. La Regione, da decenni, è percepita e trattata come una periferia politica ed economica. La scarsa attenzione delle istituzioni nazionali ha generato sfiducia: molti cittadini non credono più che la mobilitazione possa cambiare qualcosa. Il tutto legato ovviamente alla debolezza della rappresentanza locale: l’assenza di figure forti e credibili, capaci di difendere gli interessi del territorio in sede nazionale di sicuro alimenta la passività.
Poi c’è la questione sociale: spopolamento e frammentazione, con l’emigrazione giovanile che ha svuotato le comunità dalle energie più vitali e dinamiche. Senza dimenticare la perdita di spazi collettivi (sindacati radicati, associazioni e circoli), che riduce la capacità di organizzarsi. Il cittadino resta solo di fronte al problema, e da solo non protesta.
Ricordiamo inoltre che Stellantis non è percepita come una delle tante aziende, ma come l’unica vera grande opportunità industriale. Questo genera paura: contestarla o difenderla con durezza potrebbe sembrare rischioso, perché non esistono grandi alternative. Di conseguenza, si alimenta il rischio di ricatto occupazionale, ovvero l’idea che protestare significhi “disturbare” e quindi mettere a rischio i pochi posti rimasti.
Sono tante e diverse le motivazioni che spingono i cittadini alla rassegnazione, ma da segretario di un movimento di sinistra penso adesso a cosa dovrebbe fare la coalizione a cui appartengo dinanzi a tale situazione.
E una sinistra coerente dovrebbe leggere questa passività non come indifferenza, ma come domanda repressa di riscatto. Non si tratta di un popolo pigro o rassegnato, ma di un popolo che non trova più strumenti né rappresentanti per esprimere la propria rabbia. Dobbiamo dunque riempire questo vuoto lasciato dalle destre e porre rimedio ai loro disastri non giudicando – con un approccio snob ed elitario – i cittadini, ma offrendo loro soluzioni solide.
La sfida, non solo per Stellantis, è ricostruire concretamente e il prima possibile canali di fiducia e momenti di organizzazione collettiva, restituendo al Molise la consapevolezza di poter contare qualcosa anche a livello nazionale. L’obiettivo principale è difendere seriamente sacrosanti diritti, come quello alla salute e al lavoro, oggi ormai percepiti quasi come un lusso”.
Vincenzo Notarangelo, segretario Sinistra Italiana Molise


