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Santa Irene a Tavenna tra fede, fiera dell’artigianato e cultura gastronomica tradizionale

In tanti, a Tavenna, nella festa della Santa più amata, hanno gustato uno dei piatti molisani più singolari: “La Pecora alla Santa Irene”

Tra fede, cultura della tradizione, prodotti tipici dell’artigianato e pietanze gustose, nella Festa di Santa Irene, a Tavenna, con la gustosa “Pecora alla Santa Irene” brilla il sapore della tradizione. Si può dire che il passato suscita non poche emozioni. E passa in questo caso anche per “le vie del gusto” che danno un tocco di piacere in più ai tradizionali festeggiamenti.

Tavenna santa Irene

Grazie ad un’antichissima ricetta che affonda le origini nel mondo dei pastori e della pastorizia. Si tratta di una gustosissima tradizione di natura gastronomica. “La pecora alla Santa Irene” brilla al centro dell’attenzione. A Tavenna un abbraccio forte ad un modus vivendi che resiste senz’altro c’è. Ed è vivo tra i prodotti d’un tempo. Anzi rivive come non mai. Perché apprezzato da tantissima gente. Puntualmente ritorna nei giorni 2 e 3 settembre. Nella festa di una Santa molto venerata dalla popolazione.

Nei festeggiamenti di Santa Irene il paese si risveglia a festa tra colori, tante voci e il profumo di antichi sapori. Il piccolo borgo basso molisano si apre al territorio con i suoi prodotti migliori. Accoglie come non mai tantissimi fedeli e visitatori. Questi ultimi, in particolare, spinti per conoscere gli aspetti più tradizionali della ricorrenza.

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Tra il “Museo del Tombolo”, la piazzetta comunale e gli affacci verso il mare, lo spirito più genuino si esalta. Indica il cammino verso l’alto. Ruota con i suoi sguardi curiosi intorno al massiccio campanile della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. Ricostruita nel 1773. I vicoletti più antichi, di tufo e di pietra, indicano le strette vie dell’abitato. Girano intorno al cuore del borgo. In cima al colle il richiamo della storia è forte. Di nascosto si fa sentire nella sua posizione arroccata su solide fondamenta naturali, come si vede dalle immagini.

Tavenna forse deve il suo toponimo originario ad una radice lessicale preromana. Che rispecchia un po’ la natura geologica del terreno. “Taba”, “Teba”, come si legge davanti alla chiesa, significa appunto “rupe”. Il nucleo più antico di Tavenna si erge appunto, come una sentinella sul circondario, su una solida conformazione rupestre. Nei camminamenti, alle spalle della chiesa, dove dimora la statua di Santa Irene, a tratti la rupe riaffiora. Contorta. Tra vecchie e nuove abitazioni. Qui si avverte nei vuoti una radice forte. Duratura. Il richiamo ai luoghi di ieri si fa sentire.

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Percorriamo questo saliscendi di gradini del tempo. Mentre scendiamo un incontro fruttuoso. Sale il profumo della tradizione in un ambiente, a piano terra, di tradizione e di antica memoria. Nonostante la fatica, Gustavo, che ha fatto tanto per valorizzare le proprie radici, è contento. Sorride. Con piacere ci indica come appunto viene preparata la pietanza dedicata alla Santa, che ancora ribolle in tre grossi contenitori. Tutta fumante prima di essere consumata sui tanti tavoli. “La pecora alla Santa Irene” è un piatto tipico della festa e di Tavenna. Molto desiderato. Risveglia non poche curiosità. Occorrono circa quattro ore di cottura assieme ad altri ingredienti per renderla gustosa e profumata. La preparazione osserva i dettami della tradizione. La carne tagliata a media pezzatura viene prima precotta per essere sgrassata. Poi viene cotta con pomodori, cipolla, peperoni, basilico, sedano e tanti altri odori. In definitiva in questo caso anche i palati più esigenti vengono soddisfatti. Nella tradizione c’è di certo il gusto di una ricetta dal sapere antico. Dovuto all’intreccio di ingredienti eccellenti e genuini.

Soddisfatti anche quest’anno tutti coloro che hanno lavorato tanto per la riuscita di una tradizione che si perde nella notte dei tempi.