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San Timoteo senza dispositivi monouso e personale: chirurgia programmata ferma, pazienti a casa. Paralizzati anche interventi salva-vita

Nell’ospedale di Termoli mancano dispositivi chirurgici usa e getta indispensabili. Interventi programmati sospesi da mesi, pazienti traditi dopo lunghe liste d’attesa, rinviate persino operazioni per sospette neoplasie. La conferma da personale medico e pazienti beffati. Anestesisti e ferriste che mancano, inoltre, costringono al sistematico rinvio di interventi chirurgici programmati.

Un ospedale che non può operare perché mancano materiali elementari, basilari, praticamente di routine. Al San Timoteo di Termoli da sei mesi determinati interventi chirurgici programmati attraversano lunghi periodi di paralisi: decine di interventi già fissati saltano ogni settimana, i pazienti vengono rispediti a casa con tante scuse, i medici sono impotenti. Si lavora sulle emergenze, tutto il resto è sospeso.

Il motivo non ha nulla a che vedere con la professionalità del personale o con la disponibilità di sale operatorie. La verità è più amara: non ci sono i presidi monouso indispensabili per poter operare in sicurezza, specialmente per quanto riguarda otorinolaringoiatria e oculistica. Dispositivi elettronici esclusivi, sonde “drop-in” per la chirurgia laringea, tubi speciali per l’anestesia. Strumenti che non si possono sostituire con alternative di fortuna e che sono progettati per un solo utilizzo. Senza di essi l’intervento non può cominciare, punto.

Così, operazioni anche complesse e delicate, preparate da tempo e attese da mesi, finiscono nel nulla. Pazienti già pronti, dopo esami e visite pre-operatorie, scoprono che l’intervento non si farà. La delusione si trasforma in rabbia e paura: un’attesa infinita, aggravata dal rischio che la malattia peggiori, e nessuna certezza su quando – e se – potranno finalmente entrare in sala operatoria.

Ospedale San Timoteo termoli

Il danno non riguarda soltanto gli interventi di routine, ma anche situazioni potenzialmente gravi. Tra i pazienti che si vedono rinviare l’operazione ci sono persone in lista per sospette neoplasie: diagnosi delicate, che richiedono tempi rapidi, e che invece vengono rimandate all’infinito. A confermarlo sono gli stessi malati, che raccontano di attese sempre più lunghe e di appuntamenti cancellati.

Il problema però è più ampio e coinvolge vari reparti. Nella chirurgiia generale il problema si chiama carenza di personale: mancano anestesisti e ferriste, chi per ferie chi per malattia chi perchè, semplicemente, non c’è più e non è stato rimpiazzato. Il risultato è tuttavia identico: la chirurgia generale programmata è ferma.E in tutto questo i medici fanno un numero di prestazioni aggiuntive da record, al limite della garanzia contrattuale.

Sul fronte della richieste di approvvigionamento di materiale usa e getta indispensabile per i tavoli operatori, finora i solleciti non hanno prodotto alcun risultato. “Gli uffici preposti delle ditte che distribuiscono questi presidi non rispondono nemmeno al telefono”, ci raccontano in corsia. Con l’aggravante che non si tratta di materiali che hanno bisogno di gare di acquisto per arrivare in ospedale, ma di dispositivi usa e getta di default, previsti dal protocollo operatorio.

Il personale è sconfortato, i chirurghi non hanno strumenti per lavorare, e a breve alcuni infermieri di sala operatoria – formati con anni di esperienza a Termoli – lasceranno il nosocomio perché a quanto pare non sono stati riconfermati. Quello che accade al San Timoteo, insomma, è la fotografia di un sistema che scricchiola. Da un lato il Molise vive la cronica carenza di personale, con reparti ridotti all’osso. Dall’altro, oggi, si aggiunge l’assenza di materiali basilari per garantire il diritto alla salute. Una situazione che non può essere liquidata come un semplice disguido logistico: sei mesi di attesa senza forniture non sono un incidente, ma un fallimento organizzativo clamoroso per il principale ospedale del Basso Molise, punto di riferimento per un’area vasta, che non ha altra scelta che aspettare, senza sapere per quanto ancora.