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Il depuratore del Cosib è arrivato a fine vita: tra crisi dei reflui, costi alle stelle e ipotesi esternalizzazione

L’impianto di Termoli, autorizzato per 190mila tonnellate l’anno, lavora al di sotto delle potenzialità e necessita di manutenzioni continue. E intanto senza vendite di lotti il bilancio 2025 rischia un rosso da 1,5 milioni. Hera Ambiente ha mostrato interesse per la gestione: si fa strada l’ipotesi della esternalizzazione del servizio.

Il depuratore consortile del Cosib, ritenuto cifre e bilanci alla mano vero asset produttivo del Consorzio industriale della Valle del Biferno, è al centro di una crisi che fotografa la situazione generale dell’ente: calo dei reflui trattati, costi di manutenzione in aumento, necessità di investimenti milionari e l’ipotesi, sempre più concreta, di un’esternalizzazione della gestione.

Oggi l’impianto è autorizzato con AIA a trattare fino a 190mila tonnellate annue di rifiuti liquidi. In realtà, però, la sua capacità effettiva è molto più bassa: a causa dell’usura e delle continue manutenzioni, riesce a sfruttare solo una parte del potenziale autorizzato e lavora ormai ben al di sotto delle possibilità. Nel 2019 trattava 3 milioni di metri cubi di reflui, nel 2024 sono scesi a 2,4 milioni. Non si tratta solo di un limite tecnico: il calo è legato soprattutto alla crisi delle aziende insediate, da Stellantis alla Valsinello, passando per Performance, le chimiche e la stessa ITT, che ha aperto mobilità volontarie e non ha ancora provveduto alle circa 100 assunzioni collegate al progetto di rilancio e potenziamento. Il risultato è che con meno scarichi industriali diminuiscono automaticamente anche le entrate del Consorzio.

C’è poi un aspetto non meno rilevante. Secondo i vertici del Cosib, il depuratore è arrivato a fine vita. Richiede manutenzioni continue e costose, affidate a ditte esterne, con perdite sempre più frequenti e difficoltà anche nel controllo della corrispondenza tra reflui scaricati e reflui fatturati. In queste condizioni l’impianto non è più in grado di essere una leva di sviluppo, nonostante sia l’unico asset in grado di generare utili, come emerge dall’ultimo bilancio disponibile (quello del 2023).

Cosib auditorium

Da qui l’ipotesi di un’esternalizzazione della gestione. Una ipotesi che, va detto, è oltremodo fondata e ha già visto un primo passo da parte di un gruppo leader. Una manifestazione di interesse è arrivata infatti da Hera Ambiente, già presente in Molise e leader nazionale nel settore dell’energia, dei rifiuti e dell’acqua.

Il dibattito non nasce oggi. Già a inizio giugno le opposizioni regionali e comunali avevano acceso i riflettori sul depuratore, parlando di rischio che diventasse la “discarica liquida del Centro Sud”. Tutto era partito da una richiesta presentata a dicembre 2024 da Hera Ambiente, che aveva formalizzato l’interesse a gestire l’impianto. Il Consorzio, con la delibera n. 19, aveva dato mandato ai propri uffici di verificarne la fattibilità ambientale, giuridica e finanziaria. Da lì la polemica: il consigliere regionale Vittorino Facciolla (Pd) e i colleghi di minoranza denunciarono il pericolo di un afflusso di rifiuti speciali da fuori regione, ricordando anche i trascorsi giudiziari dell’impianto, finito anni fa nell’inchiesta “Open Gates”. L’allarme si estese al Comune di Termoli, dove i consiglieri di opposizione chiesero trasparenza e convocarono d’urgenza la Commissione Ambiente. Il presidente del Cosib, Pierdonato Silvestri, smentì allora ogni ipotesi di accordo con Hera, ma la vicenda contribuì ad alimentare un clima di sospetto e sfiducia.

La volontà dell’ente per lo Sviluppo della Valle del Biferno non sarebbe quella di procedere a una privatizzazione, ma un ‘affidamento esterno’ con l’obiettivo – almeno nelle intenzioni – di riportare l’impianto a piena efficienza. Secondo i vertici del Consorzio, una soluzione di questo tipo non comporterebbe rischi di trasformare il depuratore in una discarica, come invece sospetta una parte della politica locale, e come temono anche  alcuni imprenditori locali. L’ingresso e la gestione di Hera permetterebbero di valorizzare un impianto strategico, scongiurando allo stesso tempo l’ipotesi più pesante: un aumento dei canoni consortili che, in assenza di alternative, potrebbe arrivare fino all’80%.

Nucleo industriale

Il nodo di fondo, insomma, resta economico. Il depuratore non è la causa del deficit del Cosib – che dipende soprattutto dalla riduzione dei ricavi strutturali e dalla mancata vendita di lotti – ma potrebbe rappresentare una delle poche leve per migliorare i conti. La delibera del 25 agosto parla chiaro: senza entrate straordinarie, il bilancio 2025 rischia di chiudere con una perdita di circa un milione e mezzo di euro. Una carenza cronica che mina la sostenibilità dell’ente e che rende urgente una scelta: ammodernare il depuratore con risorse proprie o affidarne la gestione a un soggetto esterno in grado di investirci.

Se un accordo definitivo con Hera non c’è, l’ipotesi resta comunque sul tavolo. Per alcuni, anche fra chi riveste ruoli apicali nel Consorzio, la presenza di un colosso nazionale rappresenterebbe una garanzia di serietà e di efficienza, a fronte di un impianto che da solo il Consorzio non riesce più a far rendere. Certo, non tutti la pensano così: diversi imprenditori locali sospettano che l’esternalizzazione sia una mossa finalizzata a logiche di favore, più che all’interesse reale delle imprese. Ci sono tuttavia anche quelli che intravedono nell’arrivo di un grande gruppo la possibilità di evitare rincari insostenibili e di avere finalmente un depuratore in grado di funzionare a pieno regime. In mezzo, resta una costante: la distanza tra la governance del Consorzio e le aziende insediate, che lamentano scarsa comunicazione e poca chiarezza.